Gli scavi di Ca’ Foscari portano alla luce una chiesa episcopale del IV-V secolo e un edificio che potrebbe essere il palazzo del vescovo. Reperti che aprono nuove ipotesi sul passaggio da Altino a Torcello e poi a Venezia
Tassello dopo tassello la campagna di scavo nel Parco Archeologico di Altino, l’antica città localizzata nell’attuale comune di Quarto d’Altino, nel veneziano, antichissimo insediamento paleoveneto, sta portando a completare il quadro storico che aiuta a ricostruire le trasformazioni che portarono da Altino a Torcello e poi a Venezia. L’ultimo ritrovamento potrebbe cambiare la ricostruzione delle origini di Venezia e della cristianizzazione dell’Alto Adriatico. Altino diventa la porta di accesso a una storia italiana più ampia: il tramonto delle città romane, l’affermazione delle sedi episcopali, le trasformazioni dell’Alto Adriatico e la formazione degli insediamenti lagunari. Non più tardi dello scorso giugno, nel sito è stato riportato alla luce una parte del foro dell’antica città romana, porzioni della Via Annia e le tabernae (botteghe) circostanti.
La chiesa e il palazzo vescovile
Se per secoli le fonti scritte hanno parlato di una grande chiesa vescovile ad Altino, gli scavi condotti tra settembre e ottobre 2026 dell’Università Ca’ Foscari di Venezia hanno permesso al team di esperti con i dati del 2025 di identificare la chiesa episcopale tardo antica e altomedievale della città e alta probabilità l’intero complesso paleocristiano anche con il palazzo del vescovo, che occupano una significativa porzione di un’insula della città romana. La chiesa è un’aula rettangolare di circa 30 metri per 20, senza abside, orientata verso oriente e datata tra la fine del IV e la prima metà del V secolo, sulla base dei materiali recuperati durante i lavori di scavo.

A est la affianca un grande edificio porticato con una pianta complessa e sette interni e annessi. Elementi che riportano al palazzo vescovile mentre le fondazioni della costruzione, quale segnale del potere pubblico esercitato dal vescovo sulla città, sono costruite per la maggior parte con i basoli delle strade romane, ovvero i lastroni di pietra, generalmente di origine vulcanica o calcarea che venivano utilizzati dagli antichi Romani per pavimentare le vie urbane e le principali strade consolari.
Dalle fonti alle prove dell’esistenza
Come spiega Elisa Possenti dell’Università di Trento, co-direttrice degli scavi assiema a Diego Calaon dell’Università Ca’ Foscari, le ricerche tuttora in corso stanno scrivendo un nuovo capitolo nella storia della città di Altino. Grazie a queste nuove scoperte si affianca infatti ad altri importanti centri episcopali dell’Italia nord-orientale tardoantica. “Quanto potevamo fino ad ora immaginare dalle descrizioni delle fonti scritte sta acquisendo una concretezza – spiega – che aiuterà a rileggere con occhi nuovi la figura dei primi vescovi altinati le cui vicende sono per lo più avvolte nella leggenda”. “Questa analisi ci permette anche di raccontare in modo nuovo il passaggio da Altino a Torcello e a Venezia – sottolinea Diego Calaon -. Non fu una fuga improvvisa ma una trasformazione lunga e governata”.

Gli elementi identificativi del complesso
La chiesa sorge quasi di fronte al vecchio Museo di Altino, oggi AltinoLab, in un quartiere augusteo riorganizzato come quartiere paleocristiano lungo la strada per la porta-approdo e il canale Sioncello. Tra il VI e VII secolo davanti alla facciata sono sorti un portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi, spogliate come le murature e già in studio con l’Università di Ferrara. Poichè mattoni delle casse sono stati asportati per essere riutilizzati, anche gli scheletri dei defunti sono stati sconvolti. Successivi studi antropologici e datazioni al radiocarbonio già programmati, permetteranno di di definire quante fossero le persone, le fasi di deposizione e i tempi in cui il complesso è stato smontato.

Tra i materiali rivenuti nell’area sono stati trovati reperti di carattere religioso e cristiano come un piccolo contenitore decorato con una piccola croce. Per quanto riguarda il palazzo, la possenza delle fondazioni fa pensare a una costruzione probabilmente su due piani con in alto la residenza del clero e al piano terra forse ambienti per sepolture privilegiate di vescovi o notabili, come fanno pensare i resti di mosaici tardo antichi. All’appello manca ancora il battistero che potrebbe però venire alla luce nell’area non ancora indagata dell’insula.
Da Altino a Torcello e poi Venezia: un trasferimento progettato
I lavori attuali hanno mostrato, contrariamente a quanto dice la tradizione che vede i nobili in fuga davanti ai barbari, che l’isola era il porto di Altino dove nel VII secolo sorse il nuovo edificio religioso e ragioni demografiche e ambientali portarono alla scelta di trasferimento della sede vescovile.
Come anche la dismissione della chiesa di Altino che fu smontata pezzo per pezzo entro la prima metà del VII secolo, in accordo con l’epigrafe di Torcello del 639 e con lo scavo del battistero torcellano.
Da allora Altino diventò un’enorme cava di materiali , mentre il suo baricentro demografico si spostava verso la Laguna.
Silvia Bolognini










