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Manovra 2027, dall’Irpef ai bonus: novità in arrivo. Cosa può cambiare

Manovra 2027, dall’Irpef ai bonus: novità in arrivo. Cosa può cambiare

Taglio delle tasse, aumenti in busta paga, incentivi per giovani e donne, pensioni e bollo auto: sono tante le misure sul tavolo del Governo, ma le risorse restano limitate. Ecco quali interventi sono allo studio

Ogni nuova legge di bilancio è una sfida.
Perché ogni nuova legge di bilancio deve conciliare nuove spese e risanamento dei conti pubblici.
“E’ un equilibrio – ha sottolineato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso delle audizioni per il Dpfp – che richiede sì prudenza, ma soprattutto capacità di individuare con chiarezza le priorità”.
Soprattutto quando le risorse a disposizione, come accade, sono estremamente ridotte.
Al momento, i fondi a disposizione per la Manovra ammonterebbero a 15 miliardi, anche se c’è la speranza di aumentare i margini di operatività attraverso la concessione di una maggior flessibilità dall’Unione Europea.
Al tempo stesso, i temi su cui famiglie e imprese italiane aspettano risposte sono numerosi, tra misure in scadenza e auspicate novità. Le promesse politiche che in questa fase caratterizzano il dibattito rischiano insomma con tutta probabilità di porsi obiettivi ben superiori a quelli concessi dai soldi che si potranno spendere liberamente.

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Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti (@governo.it)

Manovra: alcune delle principali misure allo studio

Tra le numerose proposte al vaglio, non tutte presentano lo stesso livello di concretezza, proprio perché concreta dovrebbe poter essere la copertura.
Nel dibattito interno alla maggioranza (che sembrerebbe aver cambiato rotta nell’ultimo vertice), è tutt’altro che finito il confronto su quella che sembrava una misura-cardine: l’estensione dell’aliquota Irpef al 33% a chi percepisce fino a 60 mila euro di reddito lordo annuo. Ampliare la fascia rispetto all’attuale tetto di 50 mila euro avrebbe infatti un costo stimato tra i 2,5 e i 2,6 miliardi.
È invece ancora a livello di ipotesi la flat tax al 5% per gli aumenti salariali dei dipendenti under 35 (servirebbero circa 350 milioni). Sempre riguardo a questa fascia d’età, il Ministero del Lavoro punta a rinnovare il cosiddetto “bonus giovani”, in scadenza il prossimo 31 dicembre, che esonera, per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, dal versamento dei contributi fino a 500 euro al mese per 24 mesi. La misura potrebbe rientrare in un pacchetto da 2 miliardi comprendente anche gli incentivi per l’occupazione femminile e la Zes unica.

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Tra le altre misure in scadenza a fine 2026 è sul tavolo anche il rinnovo delle agevolazioni in busta paga, per mantenere le quali servirebbe circa un miliardo. Si sale invece a 2,6 miliardi, per i quali si sta cercando il finanziamento, la detassazione dei rinnovi contrattuali, replicando gli interventi su aumenti salariali, premi di produttività e maggiorazioni per lavoro notturno e festivo.
Da chiarire è anche la copertura (5 miliardi nel triennio 2027/29, con l’indicazione dell’uso di risorse Pnrr per 2,3 miliardi il prossimo anno) per rendere strutturale l’abolizione del bollo auto. Ancora, sono allo studio la cedolare secca al 5% sugli affitti lunghi per sostenere chi cerca casa e aiuti sulle spese sanitarie. Mentre appaiono limitati i margini per la pensione anticipata a 64 anni (costi stimati: circa 1,6 miliardi l’anno) ed è incerto l’ampliamento fino a 100 mila euro della flat tax per le partite Iva.

Il nodo del deficit

Nell’iter verso l’approvazione della Manovra, il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), approvato il 2 ottobre, ha definito la cornice dei conti pubblici e delle previsioni economiche. I principali numeri contenuti nel Dpfp parlano di un rapporto tra deficit e Pil nel 2026 al 2,9% (dunque sotto la soglia europea del 3%), con il Governo che prevede per quest’anno una crescita del Pil al +1%, con un rallentamento al +0,8% nel 2027. E, per il prossimo anno, il rapporto tra debito pubblico e Pil potrebbe raggiungere il picco del triennio, toccando il 138,5%.
Tra tutti, il nodo che appare più delicato è quello del deficit.
Confermare il 2,9% del Dpfp significherebbe gettare solide basi per un’uscita dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Un obiettivo che però, come ha avvisato la Banca d’Italia nelle ultime ore, potrebbe complicarsi per la previsione di un ritorno sopra il 3% nel 2027 e nel 2028.
Il ministro Giorgetti ha intanto affermato che i tempi si allungano, sottolineando che “la composizione della Manovra sarà definita alla luce del completamento della procedura europea”.

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Dall’Ue 29 miliardi per energia e difesa: le prossime scadenze del Governo

Alcuni elementi della Manovra, ha aggiunto Giorgetti, “saranno forniti nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) che, a breve, il governo trasmetterà al Parlamento e alle Autorità europee”.
L’Italia ha intanto chiesto di attivare la clausola nazionale di salvaguardia per finanziare maggiori spese, tra 28,8 e 29 miliardi di euro per il biennio 2027/28, equamente ripartiti tra i 2 settori di energia e difesa. Si tratterebbe comunque di risorse vincolate alle specifiche categorie di spesa concordate con l’Europa e non liberamente destinabili ad altre misure.
L’esame del Dpb da parte del Consiglio dei ministri è previsto per oggi, per riuscire a rispettare la scadenza ordinaria di metà ottobre. Il Dpb conterrà le linee guida, ma non ancora un vero e proprio articolato, per il quale il Governo attende l’esito del negoziato con l’Ue sulla concessione di flessibilità aggiuntiva. La scadenza per il testo, da approvare a Palazzo Chigi e trasmettere alle Camere, è del resto il 20 ottobre, mentre l’approvazione definitiva della Legge di bilancio da parte del Parlamento deve arrivare entro il 31 dicembre 2026 per evitare l’esercizio provvisorio.

Mancano 10 miliardi di euro

Al di là delle trattative europee, per aumentare i margini di scelta della Manovra senza dover tagliare le spese servirebbero comunque anche ulteriori risorse per almeno 10 miliardi di euro.
Ma anche le possibili fonti attraverso le quali reperire questi fondi sono limitate.
L’ ipotesi principale è quella della tassazione degli extraprofitti. E il Governo ha così avviato il confronto con banche, assicurazioni e società energetiche su un loro possibile contributo alle finanze pubbliche. “
Chi può contribuire lo farà”, ha affermato sul tema Giorgetti.
Una seconda strada è quella dell’aumento di alcune tasse, per esempio quelle su tabacchi, giochi d’azzardo e pacchi extra Ue, o di introdurre alcune imposte, a partire da quelle già ventilate più volte ma poi sempre rinviate, come la plastic tax e la sugar tax. Ma non si può escludere nemmeno una riduzione della rivalutazione delle pensioni più alte attraverso l’adeguamento all’inflazione. L’ipotesi, in questo caso, sarebbe quella di intervenire a partire da chi percepisce una pensione lorda annua superiore a 24.272,20 euro.

Alberto Minazzi

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