Uno studio internazionale suggerisce come rendere più precise le diagnosi, ridefinendo in base a età e tipo di articolazione il concetto di “normalità” in una articolazione sana
Anche in un’articolazione perfettamente sana possono comparire piccole alterazioni che rischiano di essere scambiate per il segno di una malattia infiammatoria, come l’artrite. La lettura effettuata da un medico di un’ecografia, strumento molto usato in reumatologia per evidenziare una serie di condizioni ancor prima della comparsa di veri e propri segni clinici, deve quindi essere resa sempre più precisa.
Per evitare il rischio, soprattutto nelle diagnosi precoci, di sottovalutare un segno realmente patologico o, al contrario, di considerare malattia una variazione compatibile con una condizione in cui il soggetto è sano, occorre allora ridefinire il concetto di “normalità”. Perché i valori di riferimento variano in base all’età e al tipo di articolazione, sottolinea lo studio internazionale, coordinato da Policlinico Gemelli di Roma e Università di Birmingham, pubblicato su “Lancet Rheumatology”.
La prima mappa delle “soglie di normalità” nelle ecografie reumatologiche
Grazie al progresso tecnologico, gli strumenti diagnostici diventano sempre più sensibili. Ma al tempo stesso, per rendere sempre più precisa la diagnosi medica, aumenta in parallelo l’importanza di sapere non soltanto che cosa si riesce a vedere, ma anche di dove e in chi lo si vede. Per aumentare la precisione, i ricercatori del gruppo Omeract hanno dunque elaborato una prima mappa di valori di riferimento per articolazione ed età da utilizzare per interpretare le ecografie.
Fino a oggi, del resto, si riteneva che gli individui senza segni clinici evidenti di malattia infiammatoria articolare, non presentassero, a qualsiasi età, alterazioni rilevabili in nessuna articolazione. In realtà, gli esperimenti condotti dal team scientifico hanno dimostrato la non totale correttezza dell’assunto. Nel campione di 802 soggetti sani, tra 18 e 80 anni, di 13 Paesi tra Europa, Sud America, Asia e Medio Oriente, gli esami hanno cioè rilevato in diversi casi delle anomalie.

Più esattamente, su 28.735 articolazioni, il 13% hanno infatti presentato almeno un’alterazione ecografica di grado superiore a zero. E le percentuali sono risultate particolarmente alte nelle articolazioni alla base delle dita dei piedi: 45% per la prima articolazione metatarso-falangea e 39% per la seconda. Di qui la necessità di soglie ecografiche per distinguere i normali segni di invecchiamento articolare dalle prime manifestazioni di una malattia infiammatoria.
I 3 parametri e le loro anomalie
La valutazione ecografica sistematica delle articolazioni delle mani, del polso e del piede a cui sono stati sottoposti i partecipanti all’esperimento ha consentito di misurare 3 parametri-chiave: l’ipertrofia della sinovia (ovvero un leggero ispessimento della membrana che riveste internamente l’articolazione), il versamento sinoviale (cioè l’eventuale presenza di una piccola quantità di liquido nell’articolazione e il segnale Doppler.
E, mentre il legame della normalità con età e tipo di articolazione, che richiede la necessità di parametri di riferimento specifici, è stato ritenuto valido per i primi 2 parametri, riguardo al terzo, che può indicare aumento del flusso sanguigno nella zona e quindi attività infiammatoria, i ricercatori hanno concluso che la presenza di valori anomali in una qualunque articolazione è indicativa di una lesione patologica in ogni fascia d’età, ancor prima delle manifestazioni cliniche.
Alberto Minazzi



