L’identità digitale punta sempre più sulla carta elettronica: alcuni consigli e accorgimenti per non avere sorprese
Anche se, per molti, sono ancora strumenti tutto sommato poco utilizzati o quasi sconosciuti, il Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid) e la Carta d’Identità Elettronica (Cie) hanno già superato il decennio di vita.
Noti entrambi soprattutto attraverso il loro acronimo, lo Spid (inizialmente gestito da aziende private) è infatti partito tra il 2014 e il 2016, la Cie (gestita invece dal Ministero dell’Interno) ha preso il via nel 2015.
Non a caso, alla loro base c’è un’idea comune: dare ai cittadini un’identità digitale, un codice unico per entrare nei siti e accedere ai servizi in primis dello Stato.
Nel corso di questi 10 anni, però, a crescere di importanza è stato soprattutto uno dei 2 sistemi: la Carta d’identità fornita di microchip.
Che, oltre ad aver spinto, proprio in questi giorni, all’uscita di scena il vecchio documento cartaceo, sta sempre più soppiantando lo stesso Spid nelle sue funzioni tradizionali.
L’identità digitale della Cie e i codici pin e puk
Nei servizi digitali per accedere ai quali è richiesta l’identità digitale, per esempio quelli forniti dalle Pubbliche Amministrazioni o dall’Inps, è espressamente prevista la possibilità di utilizzare la Cie, al posto di ricorrere alle credenziali Spid. Una possibilità che, però, oltre al numero di serie stampato sulla carta richiede l’inserimento di un codice “pin” (altro acronimo, per Personal Identification Number, ovvero numero di identificazione personale).
Abbiamo ben imparato a conoscere il pin come codice di sicurezza abbinato anche alla Sim (che sta per Subscriber Identity Module, ovvero modulo di identità dell’abbonato) del cellulare. E nel caso della Cie, proprio come avviene per il telefonino, viene fornito al momento del rilascio insieme al puk (Personal Unblocking Key, cioè chiave di sblocco personale). Solo che, a differenza dello smarphone, non venendo utilizzato quotidianamente, è molto più facile dimenticarlo, con l’ulteriore rischio di perdere anche i documenti cartacei con cui ci è stato comunicato.
Perdita e recupero dei codici pin e puk della Cie
Per motivi di sicurezza, i codici associati alla Carta d’identità elettronica, entrambi di 8 cifre, non vengono oltretutto comunicati in un’unica soluzione al titolare della Cie. La prima parte è consegnata fisicamente dall’operatore del Comune a cui si è richiesto il documento insieme alla ricevuta della stessa richiesta. La seconda arriva a casa del cittadini nella busta che contiene il tesserino del documento fisico.
Il supporto cartaceo su cui è scritto il pin può essere insomma perso. E il codice può venire bloccato in caso di inserimento sbagliato per 3 tentativi. In questo caso entra in gioco il puk: inserendolo nella sezione “Sblocca carta” dell’app CieID è infatti possibile impostare un nuovo pin.

E se si è perso anche il puk? Ci sono 2 possibilità.
La prima si lega all’avvenuta comunicazione, in occasione della richiesta della Cie, dei nostri contatti (mail o numero di telefono).
In questo caso, ancora attraverso l‘app CieID e sempre che si disponga di uno smartphone con lettore Nfc, è sufficiente avvicinare la Cie al lettore (sul retro dell’apparecchio) e, inserendo il numero di serie della carta, cliccare sulla voce “Recupero puk” e inserire i contatti forniti al Comune. In tal modo, dopo 48 ore, arriverà un sms o una e-mail attraverso cui completare la procedura e ottenere il nuovo puk (con cui poi impostare anche il nuovo pin).
In alternativa, è necessario andare di persona all’ufficio anagrafe di un qualsiasi Comune e chiedere l’aggiornamento dei contatti oltre che, se necessario, la ristampa dei codici.
Alberto Minazzi



