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Autostrada senza caselli: anche l'Italia scopre il “Free Flow”

Autostrada senza caselli: anche l'Italia scopre il “Free Flow”

Si sta estendendo a sempre più tratte il sistema, già diffuso in Europa, che elimina le barriere fisiche all’uscita dalle strade a scorrimento veloce. Ecco come funziona. E come evitare sanzioni

Arrivare alla fine di un viaggio in autostrada e non trovare il casello.
Qualora vi capitasse (e, d’ora in avanti, sarà sempre più probabile che ciò accada), non preoccupatevi: non siete preda di un’allucinazione dovuta magari a un colpo di sole in un’estate italiana che si avvia a battere tutti i record di caldo.
La spiegazione sta in 2 parole: “Free Flow”. Ovvero il sistema di pagamento elettronico (perché la mancanza del casello o di una barriera fisica non significa che non si debba pagare l’autostrada) che sta iniziando a diffondersi anche in Italia.
Con vantaggi evidenti per gli automobilisti (riducendo le code e i consumi), per i gestori (abbattendo i costi) e per l’ambiente (meno emissioni). Ma occorre conoscere e seguire le regole, per evitare sanzioni anche pesanti.

Il Free Flow autostradale in Italia

In primo luogo, per evitare sorprese l’automobilista può verificare sui siti dei singoli gestori autostradali, dove sono indicate chiaramente le modalità di pedaggio applicate a ciascuna tratta, quali siano quelle dove è operativo il sistema “Free Flow” (letteralmente “flusso libero”).
Al momento, è stato attivato in alcune tratte della A33 (Autostrada delle Langhe Asti-Cuneo), sull’A36 (Pedemontana Lombarda, Cassano Magnago – Lomazzo & Lomazzo – Lentate sul Seveso), sull’A59 (tangenziale di Como, Grandate -Acquanegra), sull’A60 (tangenziale di Varese, Gazzada – Vedano Olona) e sul raccordo autostradale Ospitaletto-Montichiari (Corda Molle).
Si tratta di meno di 200 km su un totale di tratte a pagamento che superano nel nostro Paese i 6 mila km. In particolare, è stato introdotto in nodi o tratte in cui sarebbe strutturalmente complicato installare caselli fisici o dove questi causerebbero rallentamenti incompatibili con i volumi di traffico.
Ma la rete si sta progressivamente allargando, anche in considerazione del fatto che proprio il “pedaggio a flusso libero” è previsto nel Piano Nazionale Integrato dei Trasporti come uno dei mezzi attraverso cui ridurre i tempi di percorrenza complessivi e migliorare la fluidità del traffico sui nodi più congestionati.

free flow

Come funziona il Free Flow

L’uscita dall’autostrada con il sistema Free Flow avviene attraverso il passaggio (a velocità normale) sotto un arco metallico in cui sono attivi telecamere ad alta risoluzione, sensori e lettori di transponder. Ai portali, in grado di operare anche in caso di pioggia o scarsa visibilità, si viene indirizzati dai segnali stradali presenti in prossimità degli stessi.
La tecnologia consente infatti di leggere la targa del veicolo e calcolare l’importo dovuto in base ai km percorsi e alla categoria del veicolo. La riscossione del pedaggio avviene quindi secondo 2 modalità alternative. La prima, riservata ai possessori di dispositivi Telepass installati nel veicolo, è quella classica del pagamento automatico immediato.
Per chi non ha apparecchi di telepedaggio, il saldo dovrà invece avvenire entro massimo 15 giorni dal passaggio. Sono stati proprio i dubbi legati al sistema di pagamento a rallentare finora la diffusione del Free Flow. Il sistema adottato richiede in primis di scaricare un’app dedicata del gestore e registrare online la targa con il servizio “Conto Targa”.
In alternativa, è però possibile recarsi anche in punti fisici convenzionati abilitati (normalmente tabaccherie e uffici postali) o, in alcuni casi, pagare online su un sito dedicato.
In alcuni casi è il gestore della tratta che, ricavando i dati dal Pra in base alla lettura della targa, invia una comunicazione all’intestatario del veicolo, fornendo le istruzioni per effettuare il pagamento.

Le sanzioni e i possibili errori

Queste ultime modalità sono applicabili anche ai veicoli stranieri. E rispettare la finestra di tempo concessa per il pagamento in autonomia evita di far scattare eventuali procedure di recupero.
Scaduto il termine dei 15 giorni, verrà infatti inviato un sollecito formale di pagamento, comprensivo di spese di accertamento e recupero crediti.
Nel caso in cui la lettera venga ignorata, la situazione si aggrava, con la pratica che si trasforma in sanzione amministrativa, aggiungendo alla somma dovuta per il pedaggio e le spese di notifica un importo da 87 e fino a 344 euro, oltre alla possibilità di perdere 2 punti sulla patente.
Tra i possibili svantaggi, il principale è legato al fatto che il sistema dipende dalla qualità della lettura delle targhe, con il rischio di errori di identificazione quando queste siano sporche, danneggiate, parzialmente oscurate o difficilmente leggibili per ragioni tecniche.
Un altro caso critico evidenziato, in quanto in grado di allungare la catena di notifica e dar vita a eventuali contenziosi, è quindi quello dei veicoli guidati da una persona che non ne è intestataria, tipo auto aziendali, noleggiate o veicoli intestati a familiari.

Alberto Minazzi

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