Nel cuore della logistica italiana, tra simulatori e aziende partner, il modello formativo punta a trasformare il “brain drain” in occupazione qualificata e competitività industriale
Fuga di cervelli? No grazie. E a testimoniarlo ci sono i numeri, e quelli non mentono: 200 diplomati nel 2025, 220 quest’anno con un traguardo di 250 nel 2027.
Nel 70% dei casi assunzione presso l’azienda o società dove si è svolto il praticantato abbinato alla didattica. Il 95% dei diplomati trova lavoro coerente alla propria specializzazione, che significa anche remunerazione in linea con questi livelli.
È la fotografia sintetica dell’Istituto Tecnologico Superiore (Its) Marco Polo di Venezia, Academy nata e specializzata nel settore della Logistica e dei Trasporti per rispondere alle necessità dell’impresa e dei sistemi industriali complessi.
La sede è nell’area portuale veneziana, chiamiamolo pure waterfront per dare un’idea di un’ambientazione adatta alle caratteristiche dei corsi con aule e laboratori all’avanguardia e chicche tecnologiche (i simulatori navali e quelli ferroviari) che incrociano le esperienze lavorative sempre più richieste.
Formazione su misura per un settore che pesa il 9% del PIL
Professioni del domani. “Potrebbe essere un slogan efficace, ma noi già lavoriamo e operiamo in questo presente -spiega Damaso Zanardo, imprenditore che ha saputo guardare in avanti, oggi presidente della Fondazione che controlla l’Its Marco Polo- Noi facciamo formazione adeguando corsi e preparazione alle esigenze del mercato. Diversamente dalle scuole tradizionali, gli Its hanno una mobilità d’istruzione (vedi nuovi corsi o adeguamento di singoli corsi o temi) che ci permette agilmente di interpretare quello che chiede il mondo delle imprese, del mercato, del lavoro”.

Logistica e Trasporti sono un driver fondamentale per lo sviluppo dei territori e delle economie nazionali. Lo ha fotografato bene recentemente Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria con delega per questo settore. Un comparto che in Italia oggi vale il 9% del Prodotto Interno Lordo (Pil) con un valore di 205 miliardi di euro che lo qualifica come terza filiera in ambito Ue, anche per numero di addetti che sfiora gli 1,4 milioni.
Infrastrutture, competenze e IA: le sfide della logistica che punta a crescere ancora
Una filiera che nelle sue pieghe ha le potenzialità per arrivare a contribuire per un ulteriore punto al Pil italiano.
Colli di bottiglia individuati sono le infrastrutture e l’intermodalità.
Vero, basta andare a vedere come sta correndo la Polonia (per rimanere in ambito Ue) con massicci investimenti infrastrutturali, o l’India, il nuovo partner privilegiato alternativo rispetto alla Cina, ma non solo.
E poi c’è il know-how, che passa per la formazione di nuove figure dotate di capacità professionali e tecnologiche proiettate, come si diceva, al futuro.
Ancora Zanardo, “Futuro vuol dire anche rapidità di adattamento, la visione temporale dell’Its Marco Polo è calibrata sui cinque anni, teniamo presente che i nostri corsi hanno una durata di due anni a parte tre percorsi speciali triennali. Il cambiamento epocale innescato dalla digitalizzazione diffusa e ora dall’Intelligenza Artificiale applicata cambia completamente le prospettive e riduce i tempi anche di reazione e quindi di investimento. È certamente una sfida importante per i formatori e le aziende ed è molto stimolante per i giovani“.

Formazione specializzata e gap europeo: la sfida degli ITS
Con 11 corsi specialistici (ai 4 per la logistica, 2 per i trasporti su ferro, 2 per quelli su gomma, uno per commissario di bordo, uno per tecnico manutentore, se ne aggiunge uno molto veneziano in quanto città culturale, “logistica dell’arte“, che prepara tecnici a manager chiamati a gestire nelle loro varie sfaccettature i trasporti di opere artistiche) il richiamo per le giovani generazioni funziona.
Anche al femminile, con un interesse sempre maggiore per aree operative un tempo dominio dei ruoli maschili.
E qui il presidente dell’Academy veneziana si toglie una soddisfazione sottolineando il contributo del “Marco Polo” a frenare l’emorragia di cervelli dall’Italia. Tra il 2011 e il 2024 il “brain drain” ci ha privato di 630mila giovani tra i 18 e 34 anni (dati Cnel) con una perdita di valore che per il Veneto è pari a 14,8 miliardi di euro: “Una risorsa che perdiamo, che l’economia nazionale perde e che rischia anche di deprimere il patrimonio del sapere Made in Italy”. Ma bisogna correre, avverte Zanardo, in quanto la creazione degli Istituti Tecnologici Superiori è recente, quello veneziano ha appena 8 anni, laddove in Germania esistono da più di 30 anni, quasi altrettanto in Francia. Quindi anche qui un gap che va colmato proprio con le specializzazioni, se si vuole essere competitivi. E con l’internazionalizzazione della formazione.

Dal waterfront di Venezia al Sud del mondo
Mentre è tutta l’Europa a soffrire il pesante calo demografico, l’idea è formare specialisti nei paesi d’origine che però possano anche venire nella Ue e in Italia a spingere crescita e competitività.
La prospettiva, anche per i nostri diplomati, non è avveniristica.
L’obiettivo principale, spiega Zanardo aggiungendo al riguardo che “Gli Its non hanno finito il loro compito in Italia“, è la gestione della catena di approvvigionamento (la “supply chain”), un must per le aziende anche della distribuzione, e della logistica.
Non a caso i corsi ogni anno sono 4 con un media di 20 allievi ciascuno, seguiti dal “ferroviario” (conduttori e allestitori di treni). Due specializzazioni che incrociano le esigenze degli interporti che in Veneto fanno pensare al Quadrante Europa di Verona, a quello di Padova dove è appena entrato il colosso PSA International, Port Authority Singapore, (che a sua volta controlla la Vecon di Venezia).
E gioca un ruolo anche la geopolitica, afferma Zanardo “Spostare merci da un continente all’altro sta diventando sempre più complicato oltre che costoso e lungo in termini di tempo” con le crisi che si sono succedute rapidamente: Mar Rosso, Panama, Hormuz e ipoteche sullo Stretto di Malacca o quello di Taiwan.
Il ruolo strategico sta in capo ai governi ma per gli armatori è anche questione di specialisti, di professionalità e capacità che fanno la differenza anche sul piano internazionale.
Agostino Buda



