In occasione della Giornata mondiale delle api, il Veneto ha messo sul tavolo un milione di euro per salvare gli insetti che tengono in piedi biodiversità e agricoltura
C’è chi le teme, chi le fotografa tra i fiori e chi continua a considerarle soltanto piccole fabbriche di miele.
Eppure le api fanno molto di più: tengono in equilibrio il pianeta.
Senza il loro lavoro silenzioso, metà dei colori che riempiono campagne, orti e tavole rischierebbe di sparire. Non è un’esagerazione: questi insetti impollinatori garantiscono la riproduzione di gran parte delle colture alimentari europee e sono uno degli ingranaggi più preziosi della biodiversità.
E il Veneto ha per questo deciso di trasformare le parole in investimenti, approvando due provvedimenti che guardano alla tutela del patrimonio apistico per difendere la biodiversità e preservare la salute degli ecosistemi: il bando Feaga 2027 per il finanziamento del settore apicoltori e un programma di attività scientifiche e sanitarie, sviluppato in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – Centro regionale per l’apicoltura.

Il sostegno all’apicoltura e interventi a tutela delle api
Il nuovo bando Feaga 2027 può contare su quasi un milione di euro destinato ad associazioni, ricercatori e imprenditori dell’apicoltura. Le domande potranno essere presentate tramite Avepa fino al 6 ottobre 2026 e serviranno a sostenere produzioni di qualità, innovazione e strategie per affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
Il programma di ricerca per approfondire la qualità dell’alimentazione delle api e la prevenzione delle principali malattie dell’alveare sarà invece garantito da un investimento di 65 mila euro
Le api sono il termometro dell’ambiente
Le api non producono soltanto miele: raccontano lo stato di salute del territorio.
Sono infatti considerate bioindicatori naturali dell’inquinamento.
Durante i voli raccolgono tracce di pesticidi, polveri sottili e metalli pesanti che finiscono sul loro corpo e permettono agli studiosi di monitorare aria e suolo.
Non a caso molti istituti scientifici, tra cui l’ISPRA, utilizzano le arnie come vere e proprie centraline ambientali diffuse.
Non a caso lo slogan della Giornata mondiale delle api di ieri, 20 maggio, è stato “Siate uniti per le persone e per il pianeta” a sottolineare la secolare collaborazione tra genere umano e l’esercito di api che può fare la differenza nella salvaguardia dell’ambiente come nella maggior parte della produzione agroalimentare.

L’Italia del miele vale mezzo miliardo
L’apicoltura italiana continua intanto a macinare numeri importanti.
Nel Paese si contano oltre 1,7 milioni di colonie e un valore economico stimato in circa 500 milioni di euro. A trainare il settore sono più di 77 mila allevatori distribuiti lungo tutta la penisola.
Secondo la Federazione Apicoltori Italiani, il contributo delle api all’agroalimentare nazionale arriva a generare fino a due miliardi di euro grazie all’impollinazione.
E il miele diventa sempre più anche racconto culturale. In Senato è stato presentato il progetto “L’Alveare Parlante. Storie di apicoltura e geografie dei mieli”, nato con il patrocinio dell’Osservatorio Nazionale Miele per trasformare ogni vasetto in una mappa dell’Italia fatta di territori, tradizioni e biodiversità.

Dalle oltre 60 varietà di mieli uniflorali ai millefiori locali, ogni produzione custodisce un pezzo di identità italiana.
Per far conoscere questo ricco patrimonio e come viene prodotto, l’Unione Nazionale delle Associazioni di Apicoltori Italiani ha dato il via all’iniziativa “Mielerie aperte” che ha in calendario come prossimo appuntamento il 15 novembre 2026 quale occasione di incontro diretto tra produttori e cittadini.



