Oggi prevista un’ispezione a bordo della nave da parte di un gruppo di epidemiologi. Ai passeggeri è stato consigliato intanto di mantenere il massimo distanziamento fisico
Si sta per sbloccare la situazione per le circa 150 persone ancora bloccate al largo di Capo Verde a bordo della nave MV Hondius, dove si è verificato un sospetto focolaio di hantavirus, malattia respiratoria a rapida progressione che ha già causato 3 decessi.
Come ha riferito l’Oms è infatti prevista per oggi l’evacuazione dalla nave da crociera dei 3 casi sospetti ancora a bordo, in seguito alla quale dovrebbe poi poter riprendere la navigazione verso le Canarie o verso un’altra destinazione di sbarco, anche in base ai rischi per i passeggeri.
Proseguono nel frattempo le verifiche sanitarie degli esperti per poter valutare al meglio la situazione, soprattutto per capire quale sia il ceppo specifico che ha finora provocato 2 casi confermati di infezione e 5 sospetti. E si fa sempre più probabile l’ipotesi di un contagio da uomo a uomo.
Hantavirus: il punto della situazione
Anche se il rischio a livello globale è stato definito basso, gli esperti coordinati dall’Oms intendono ricostruire la dinamica che ha portato al focolaio. E, tra le possibili teorie prese in considerazione, c’è quella secondo cui le prime infezioni si siano verificate a terra, con una successiva diffusione del virus tra persone a stretto contatto.
“Il primo decesso per infezione da Hantavirus sulla nave MVHondius – ricorda l’infettivologo Matteo Bassetti in un post su Facebook – risale all’11 aprile, mentre l’ultimo è avvenuto il 2 maggio. Un tempo così lungo tra il primo contagio e l’ultimo, fa pensare che ci sia stata una trasmissione interumana dell’infezione”.
Il direttore della Clinica malattie infettive del San Martino di Genova quindi aggiunge: “Occorre capire rapidamente cosa sia successo, tracciare i contatti e mettere in atto tutte le misure diagnostiche per comprendere di quale Hantavirus si tratti”. In tal senso è prevista per oggi anche un’ispezione a bordo della nave da parte di un gruppo di epidemiologi.
Il possibile contagio interumano
Nel frattempo, la direttrice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la preparazione e la prevenzione di epidemie e pandemie, Maria Van Kerkhove, ha ammesso la possibilità che si sia di fronte a una trasmissione interumana.
“Sappiamo che alcuni dei casi hanno avuto contatti molto ravvicinati e certamente non si può escludere la trasmissione da uomo a uomo”, ha dichiarato.
L’ipotesi è dunque tenuta in considerazione “a scopo precauzionale”, pur ricordando che “non si tratta di un virus che si diffonde come l’influenza o il Covid-19: è molto diverso”. Ai passeggeri a bordo è stato consigliato intanto di mantenere il massimo distanziamento fisico e di rimanere nelle proprie cabine, ove possibile.
Il cammino della nave
Oltre che da quello sanitario, la situazione è delicata anche dal punto di vista geopolitico. Se le autorità di Capo Verde hanno rifiutato lo sbarco dei passeggeri, il presidente del Governo delle Canarie, Fernando Clavijo, ha infatti comunicato al Ministero della Sanità spagnolo di ritenere “ragionevole” un’assistenza nel luogo dove la nave è attualmente ormeggiata, senza altri spostamenti.
La decisione finale è in ogni caso demandata all’Oms, i cui esperti non hanno ancora esclusa nessuna ipotesi, compresa quella di far rientrare la nave nel porto d’origine della crociera, ovvero nei Paesi Bassi, anche se la partenza del viaggio transoceanico attraverso l’Atlantico meridionale è avvenuta, lo scorso 1 aprile, dall’Argentina.
Della ricostruzione dell’itinerario svolto effettuata dall’Oms sono state effettuate numerose soste tra Antartide continentale, Georgia del Sud, Isola Nightingale, Tristan da Cunha, Sant’Elena e Isola di Ascensione. “Non è stato possibile determinare l’entità del contatto dei passeggeri con la fauna locale durante il viaggio, o prima dell’imbarco a Ushuaia”, spiega però l’agenzia nel report.
Alberto Minazzi




