Da Chioggia a Trieste passando per Venezia, la Litoranea Veneta si trasforma in un corridoio slow tra lagune, fiumi e piste ciclabili
C’è un itinerario continuo e quasi nascosto che si srotola come un nastro tra terra e mare attraversando porti, borghi, isole, spiagge e aree naturali lungo l’arco costiero dell’Alto Adriatico.
Unisce le città di Chioggia, Venezia e Trieste ed è un antico sistema di vie d’acqua interne fatto di lagune, fiumi e canali navigabili.
Corre per 127 chilometri parallelamente all’Adriatico collegando la Laguna di Venezia al Delta del Po, fino alle foci dell’Isonzo, a Monfalcone e al golfo di Trieste.
La Litoranea Veneta Fluviale, così si chiama, permette di scoprire il volto meno noto del Nord-Est.
Ma non è una rotta turistica tradizionale: è un corridoio “lento” di esplorazione che si percorre in barca o in bicicletta, seguendo un paesaggio d’acqua dove emergono ambienti lagunari, territori bonificati e comunità legate a tradizioni antiche.

Veneto lento: fiumi, bici e borghi
Attraverso i 24 centri urbani e lungo i 100 chilometri di piste ciclabili che comprende, nell’ambito della Litoranea Veneta entro il 2027 prenderà forma un sistema di itinerari integrati che unisce acqua e terra, città e natura. È il cuore del Masterplan della Litoranea Veneta Fluviale, promosso dal Comune di Caorle insieme ai 22 comuni della Conferenza dei Sindaci del Veneto orientale, con il coordinamento operativo della Compagnia della Litoranea Veneta.
L’obiettivo è quello di promuovere un modello di turismo sostenibile, che mette insieme paesaggi naturali, cultura locale e mobilità dolce, rafforzando il legame tra i territori e chi li vive.
Come?
Rendendo la navigazione più facile e sicura, per scoprire il territorio dall’acqua.
Sviluppando una rete ciclabile continua e connessa, con pontili e punti di attracco integrati ai percorsi esistenti.
E valorizzando i cammini a piedi, tra borghi rurali, testimonianze storiche e scenari fluviali.

La Litoranea Veneta: da rotta storica a rivoluzione slow
Dal punto di vista storico, la Litoranea nasce come infrastruttura strategica già in epoca veneziana e austro-ungarica: serviva a garantire collegamenti sicuri e riparati per il trasporto di merci e persone, evitando la navigazione in mare aperto. Nel tempo è stata ampliata e regolata con opere idrauliche, canali artificiali e sistemi di bonifica che hanno modellato profondamente il territorio costiero. Oggi la Litoranea Veneta è una infrastruttura capace di integrare navigazione fluviale, ciclovie e valorizzazione territoriale in un sistema coordinato e innovativo. “Il progetto di valorizzazione si inserisce in un percorso più ampio di promozione territoriale avviato insieme agli operatori locali – spiega l’assessore al turismo del Comune di Caorle, Mattia Munerotto – In questo contesto rientra anche il potenziamento dei servizi di passo barca, con i collegamenti già attivi tra San Gaetano e Falconera-Brussa, la prossima riattivazione della tratta Caorle-Bibione e l’obiettivo di attivare un ulteriore collegamento tra Duna Verde e Caorle.

La Litoranea consentirà di rafforzare il collegamento naturale tra mare, laguna ed entroterra, contribuendo a creare un turismo capace di distribuire i flussi durante tutto l’anno, generare nuove opportunità per le attività e le imprese locali e mettere in rete le tante eccellenze del territorio”.
Due metri sotto il mare: la sfida contro clima e acqua
La configurazione geologica e idrografica dell’area attraversata dalla Litoranea Veneta Fluviale, posto sotto il livello del mare, è molto fragile ma le opere di bonifica e di gestione delle acque fin qui portate avanti hanno consentito di garantire la sicurezza idraulica delle zone interessate dai percorsi: “Le arginature che si trovano a due metri sotto il livello del mare verranno rialzate in diversi step, prima a due metri e mezzo entro i prossimi 10-15 anni e poi fino a tre metri entro 20 anni, per limitare le conseguenze – tracimazione e risalita dell’acqua salata – dell’innalzamento del livello del mare Adriatico provocato dal cambiamento climatico”, spiega Sergio Grego, direttore del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale.
Dalle ‘Acque Antiche’ al cicloturismo
Già dagli anni’90 le vie d’acqua sono state oggetto di una grande mole di studi che hanno riportato l’attenzione sul loro valore storico e culturale, con diversi lavori di ricerca sulla Litoranea Veneta Fluviale, come “Acque Antiche”, che hanno cominciato a porre in evidenza le potenzialità dell’infrastruttura non solo come via di trasporto ma anche per la navigazione da diporto e leva di sviluppo territoriale per il Veneto Orientale, grazie ai collegamenti con altre vie d’acqua interne, verso est e verso ovest, che ne espandono la portata come percorso di navigazione. “Nel corso del tempo gli argini della Litoranea sono divenuti assi ciclabili che, insieme ad altri interventi per la realizzazione di ulteriori percorsi ciclabili realizzati negli ultimi decenni, hanno dato notevole impulso all’offerta cicloturistica che si integra con quella della navigazione lungo le vie d’acqua interne”, puntualizza Giancarlo Pegoraro, direttore di Vegal – Agenzia di sviluppo del Veneto Orientale che aggiunge: “Attualmente è in via di ultimazione la ciclovia Trieste-Venezia che attraversa tutto il Veneto Orientale inserendosi nel contesto dell’offerta vitivinicola del territorio, in particolare nell’area di Lison Pramaggiore. A maggio ripartiranno anche le iniziative promosse dall’Ecomuseo Aquae, la rete partecipata che valorizza e promuovere, nell’ambito della Venezia Orientale, i patrimoni ambientali, storico artistici, nonché quelli immateriali fra tradizioni, saperi, eventi, enogastronomia, itinerari, didattica e ricerca, attraverso la partecipazione attiva e consapevole della comunità: Enti, scuole, associazioni e cittadini”.
Claudia Meschini



