Dal 2027 scattano aumenti e meccanismi poco noti: tra finestre, eccezioni e requisiti, ecco chi rischia di lavorare più a lungo del previsto
Per chi sta ancora lavorando, la prospettiva è chiara: il momento di andare in pensione arriverà sempre più tardi. È l’effetto dell’aumento dell’età pensionabile, per adeguarla alle dinamiche demografiche e alla speranza di vita in particolare, deciso a dicembre 2025 da un decreto interministeriale.
Uno scatto di 3 mesi in più che è stato in parte ridimensionato dalla Legge di bilancio 2026, che ha ridotto l’aumento a 1 mese, ma solo per chi maturerà i requisiti nel 2027.
Tutto questo in linea generale, con però diversi impatti concreti a seconda delle tipologie di pensione e di lavoro svolto.
Modifiche che l’Inps ha spiegato ora in una circolare che si addentra nel dettaglio degli effetti.
A che età andremo in pensione?
Il documento dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale riporta una serie di tabelle relative al requisito anagrafico minimo per poter richiedere il pensionamento. Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, la soglia generale è fissata in 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi dal 2028, con un possibile ulteriore adeguamento dal 2029.
pensioni 
Per chi ha cominciato a versare i contributi solo dal 1° gennaio 2026 si sale rispettivamente a 71 anni e 1 mese e 71 e 3 mesi, salva un’anzianità contributiva minima effettiva di 5 anni.
Quanto alla pensione anticipata ordinaria, ai lavoratori maschi serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi versati nel 2027 e 43 anni e 1 mese dal 2028, mentre per le donne è richiesto 1 anno in meno in entrambi i casi. Anche in questo caso ci sono differenze per chi ha iniziato i versamenti dal 1996, visto che in questi casi, la cosiddetta “anticipata contributiva”, è richiesto anche il rispetto di un requisito anagrafico minimo (64 anni e 1 mese nel 2027 e 64 anni e 3 mesi dal 2028), con una contribuzione minima rispettivamente di 20 anni e 1 mese e 20 anni e 3 mesi, ribadendo che anche quest’ultimo requisito è ancorato alla speranza di vita.
Lavoratori precoci e attività pesanti
La circolare Inps specifica i requisiti richiesti anche per le diverse forme di pensione previste dal nostro ordinamento.
Così, per la pensione anticipata per i lavoratori precoci (quelli che, oltre a dover rispettare alcune specifiche condizioni, hanno almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo precedenti al compimento del 19 anni di età) nel 2027 sono necessari 41 anni e 1 mese di contributi, che saliranno a 41 anni e 3 mesi nel 2028 (si scende a 41 anni per alcune categorie specifiche).
Vi sono poi alcune fattispecie di lavoratori per le quali l’ultima Legge di bilancio ha escluso per il biennio 2027/28 l’applicazione dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita.
Si tratta degli addetti ad attività gravose e ad attività faticose e pesanti, per i quali è richiesta un’anzianità contributiva di 30 anni e un’età anagrafica di 66 anni e 7 mesi (si sale a 67 per chi ha svolto esclusivamente 6 anni di attività gravosa negli ultimi 7 di attività lavorativa). Le stesse categorie possono accedere alla pensione anticipata in qualunque momento se hanno versato 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne).

Mansioni usuranti e lavori notturni
Il nostro ordinamento individua anche alcune categorie di lavoratori che svolgono attività particolarmente faticose e pesanti.
Vi rientrano, per esempio, quelli che sono impegnati in mansioni particolarmente usuranti, i lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”, i conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo, i lavoratori notturni a turni occupati per almeno 78 giorni l’anno e quelli notturni che prestano attività per periodi di durata pari all’intero anno lavorativo.
In questi casi, sono richiesti almeno 35 anni di anzianità contributiva e 61 anni e 7 mesi di età anagrafica (62 anni e 7 mesi per i lavoratori autonomi), con un ragionamento per “quote”: i dipendenti devono raggiungere quella di 97,6 sommando i 2 requisiti (98,6 per gli autonomi). Lo stesso discorso vale per i lavoratori notturni a turni occupati per un numero inferiore di giorni lavorativi annui: da 64 a 71 giorni, il requisito anagrafico sale a un minimo 63 anni e 7 mesi (64 e 7 per gli autonomi) e la “quota” a 99,6 (100,6); da 72 a 77, l’età minima è di 62 anni e 7 mesi (63,7) e la “quota” da raggiungere di 98,6 (99,6).
Le ulteriori precisazioni dell’Inps e le “finestre”
Se viene confermato il mantenimento di queste deroghe ed eccezioni, anche sul piano dell’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, l’Inps chiarisce però che l’incremento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico si applica anche a coloro che, al momento del pensionamento, godono della cosiddetta “Ape sociale”. Inoltre si ricorda che la Legge di bilancio prevede un ulteriore incremento dei requisiti (1 mese per il 2027 e 3 per il 2028) per i militari, il personale delle forze di polizia e dei Vigili del fuoco, anche se sarà necessario un decreto del presidente del Consiglio per individuare le professionalità specifiche a cui verrà applicato interamente l’aumento, quelle che vedranno un aumento solo parziale e quelle escluse. Un’ulteriore precisazione contenuta nella circolare riguarda infine il tema delle “finestre”, ovvero il fatto che il trattamento pensionistico non coincide automaticamente con l’uscita, ma, in caso di pensioni anticipate, decorre trascorsi 3 mesi dalla data di maturazione dei requisiti. Il periodo, inoltre, si amplia in caso di dipendenti pubblici: 7 mesi nel 2027 e 9 dal 2028.
Alberto Minazzi



