Oltre 3,8 milioni di bambini e ragazzi vivono in quartieri ” a rischio”, dove crescere è una sfida e avere opportunità un diritto negato. La Biennale 2026 di Save the Children prova a ridisegnarne il futuro
Svantaggi socio-economici, carenza di servizi educativi, spazi inadeguati e scarse opportunità di socialità, istruzione e lavoro. Sono queste le condizioni in cui, secondo Save the Children, si trovano a vivere oltre 3,8 milioni di bambini e adolescenti residenti in quartieri marginali delle grandi città metropolitane. Perché, nel terzo millennio, la “periferia” è un luogo individuabile non solo e non tanto dal punto di vista geografico, quanto dal punto di vista della stessa garanzia dei diritti. Che, per le nuove generazioni, significa garanzia del diritto di crescere e costruire il proprio futuro.
Le “periferie dei bambini” al centro della biennale dell’infanzia e dell’adolescenza
Il tema delle cosiddette “periferie dei bambini” verrà ora riportato al centro dell’attenzione pubblica in occasione delle 3^ edizione della biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza “Roma Impossibile”, che Save the Children organizza dal 2022.
L’edizione 2026, che si terrà il prossimo 21 maggio all’Acquario Romano, sarà dedicata al tema “Investire nell’infanzia, investire nelle periferie“.

Insieme a ragazze e ragazzi, saranno coinvolti nel confronto una serie di esperti e rappresentanti delle istituzioni, del terzo settore e del mondo della cultura e dell’impresa. Dopo la sessione plenaria del mattino, nel pomeriggio sono stati organizzati 3 tavoli di lavoro paralleli, chiamati “Dialoghi possibili”, da cui far emergere proposte e iniziative concrete che consentano di affrontare la sfida delle disuguaglianze urbane.
La ricerca sulle “periferie dei bambini” nelle città metropolitane italiane
Nell’occasione, sarà anche presentata una ricerca inedita, realizzata dal Polo Ricerche di Save the Children con il supporto di un comitato scientifico di esperti e un comitato di indirizzo composto da ragazzi e ragazze di tutta Italia coordinato dall’associazione giovanile Scomodo. Il lavoro approfondisce i fattori strutturali che determinano la marginalità nelle periferie delle 14 città metropolitane italiane e il loro impatto sullo sviluppo e sul benessere di bambine, bambini e adolescenti, evidenziando risorse, competenze e potenzialità inespresse dei territori. Nello studio, verranno mappate le “periferie dei bambini” e l’offerta educativa, con l’aggiunta di un’indagine campionaria svolta su circa 2.000 studenti e affondi qualitativi in 4 territori realizzati da ragazzi e ragazze. A completare la ricerca, un approfondimento sugli investimenti e le politiche urbane.
L’impegno di Save the Children nei confronti dei bambini delle periferie
“Impossibile” ha dunque l’obiettivo di realizzare una sorta di laboratorio strategico per trasformare le aree marginali in quartieri di innovazione sociale. E si inserisce all’interno dell’ampia e variegata attività svolta da Save the Children nelle periferie italiane, per evitare che le disuguaglianze educative e sociali possano tradursi in rischi di marginalizzazione, esclusione dal mercato del lavoro e povertà educativa. I dati evidenziano infatti che, in molti quartieri periferici delle grandi realtà metropolitane italiane, il tasso di abbandono scolastico e di giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non lavorano (i cosiddetti “Neet”) è più alto rispetto alla media della stessa città, con divari particolarmente elevati in realtà come Milano, Roma o Palermo. Problematiche ben note da anni, come conferma il titolo “Le periferie dei bambini” scelto nel 2018 da Save the Children per la IX edizione del suo “Atlante dell’Infanzia”.

L’evoluzione del problema
Partendo dagli esiti emersi da quella ricerca, Save the Children ha dunque continuato a monitorare la condizione dei bambini in Italia da vari punti di vista, tornando in particolare nel 2023, con il rapporto “Fare spazio alla crescita” sulla situazione delle 14 principali città metropolitane. Dove, si afferma, vivono quasi 2 bambini italiani su 5, ma troppo spesso nei quartieri con peggiori condizioni di benessere, educazione e socialità. Pandemia, crisi demografica e crescenti difficoltà lavorative, abitative ed economiche negli ultimi anni hanno ulteriormente aggravato la situazione, accentuando le condizioni di marginalità in molte periferie urbane. Una disuguaglianza territoriale e sociale profonda che è da considerarsi oltretutto ormai strutturale, richiedendo nel contempo quell’aggiornamento dei dati e revisione del fenomeno alla luce delle trasformazioni sociali più recenti che sarà effettuata con l’appuntamento romano.
Le iniziative dedicate già attivate in Italia da Save the Children
Nel contempo, Save the Children ha attivato una serie di progetti nelle periferie italiane. Attraverso i 27 centri educativi gratuiti “Punti luce”, rivolti ai giovani tra 6 e 17 anni, sono stati per esempio raggiunti centinaia di minori residenti in quartieri svantaggiati, offrendo a loro e alle loro famiglie vulnerabili supporti scolastici e occasioni di attività per socializzare in spazi sicuri di aggregazione. C’è poi l’iniziativa “Poli millegiorni”, che ha coinvolto oltre 3.300 bambini da 0 a 6 anni e più di 2.500 adulti, migliorando l’inclusione educativa precoce e le competenze genitoriali. Ancora, con “Qui, un quartiere per crescere”, i giovani e le comunità sociali sono stati responsabilizzati nella co-progettazione di spazi urbani e attività culturali, mentre il progetto “Growing together”, rivolto ancora alla fascia 0-6 anni, ha permesso tra l’altro la creazione di reti educative integrate. La campagna “Qui vivo”, pensata per bambini, adolescenti e comunità, ha infine consentito la rigenerazione e il miglioramento degli spazi urbani, dando anche maggiore visibilità alle disuguaglianze territoriali.
Alberto Minazzi



