Una mostra bolognese mette al centro il genio che ha inventato il wireless, legando la sua visione a tre artisti contemporanei che trasformano l’eredità marconiana in immagini, punti e pixel
Ogni volta che accendiamo il Wi-Fi stiamo ripetendo, senza saperlo, un gesto compiuto per la prima volta da un ventunenne nella campagna bolognese.
È lì, a Villa Griffone, tra l’estate e l’autunno del 1895, che Guglielmo Marconi realizzò l’impensabile: inviare un segnale Morse superando una collina. Una cosa minuscola all’apparenza, una rivoluzione planetaria nei fatti.
Il fratello, dall’altra parte, rispose con un colpo di fucile sparato in aria.
Quel suono segna il momento esatto in cui il mondo cambiò direzione. Da lì sarebbero nati la radio, le telecomunicazioni moderne, il concetto stesso di connettività.
La mostra CODEX – l’eco del wireless diventa pensiero digitale, inaugurata a Bologna ( a ingresso libero, è aperta dal 2 al 28 febbraio) riparte proprio da questa intuizione: ascoltare l’invisibile come chiave per comprendere l’epoca dell’AI.
Dalle onde hertziane ai codici del domani
Nel 2026 ricorrono due anniversari fondamentali: i 130 anni dalla prima richiesta di brevetto del telegrafo senza fili e i 125 anni dalla prima trasmissione transatlantica, l’impresa che lo consacrò al mondo.
Il Comitato Nazionale Marconi.150 e la Fondazione Marconi hanno scelto di celebrare queste tappe non con un taglio scientifico ma affidando il racconto del visionario delle onde a tre artisti contemporanei: Quayola, Mamà Dots e Donatella Nicolini.

Sono così l’arte e l’intelligenza artificiale – che non a caso attraversa la mostra come tema cardine – a rappresenta una rivoluzione simile a quella che Marconi scatenò con il wireless.
Da qui il focus della conferenza inaugurale “Da Marconi all’AI”: dalla lezione del passato alle sfide del presente” e la tavola rotonda nel corso della quale Microsoft ha presentato il progetto del gemello digitale realizzato per la Basilica di San Pietro a Roma, “esempio emblematico di come l’AI possa contribuire alla tutela, alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale”.
Marconi 150: il ritorno di un visionario moderno
Guglielmo Marconi non ha solo scoperto: ha brevettato, prodotto, venduto, negoziato.
Ha fondato aziende quando la parola “startup” non esisteva.
Ha rivoluzionato mercati che ancora non c’erano.
E lo ha fatto sempre con un piede nella scienza e uno nella società.
Autodidatta, sperimentatore, imprenditore, aveva appena ventun anni quando smontò le leggi della fisica comune e le ricompose in un sistema che avrebbe rivoluzionato il pianeta. E ne aveva poco più di trenta quando, con la trasmissione transatlantica del 1901, fece comprendere al mondo che lo spazio non era più un limite.
A trentacinque vinse il Nobel.
Accumulò lauree honoris causa e onorificenze, ma soprattutto costruì infrastrutture di futuro.

(Oxford, Bodleian Libraries, Marconi Archives)
Quayola, Mamà Dots e Donatella Nicolini: la relazione tra umano e macchina
La Fondazione Marconi non ha scelto i tre artisti Quayola, Mamà Dots e Donatella Nicolini non per affinità estetica, ma per continuità concettuale.
Ognuno di loro, a modo suo, si muove sul territorio che Marconi ha aperto: quello dove umano e tecnologia dialogano, si sfidano, si trasformano.
Se Marconi ha fatto viaggiare i segnali oltre l’orizzonte, Quayola fa viaggiare la memoria oltre il tempo.
Lavora sugli archivi, li decompone e li ricostruisce con software e AI.
Usa gli algoritmi come fossero pennelli e la tecnologia non come fine, ma come lente.
La sua videoinstallazione per l’Archivio Luce diventa un parallelo diretto con la rivoluzione delle onde radio: anche qui, ciò che esiste già viene riletto e ampliato.
Mamà Dots, con il suo pop puntinista, fa l’operazione inversa: riporta il digitale alla materia.
I loro quadri sembrano pixel dipinti a mano, come se volessero ricordare che ogni algoritmo nasce da un gesto umano.
Le fotografie di Donatella Nicolini, invece, liberano l’immaginario femminile dagli stereotipi.
Le sue immagini dedicate alla maternità e all’empowerment femminile usano l’AI per amplificare la verità delle donne.
In un Paese in cui il 73% delle dimissioni volontarie riguarda le lavoratrici, i suoi scatti indicano nella tecnologia uno strumento che deve servire a liberare, non a limitare.

Un’eredità che ci riguarda più di quanto crediamo
Il percorso di CODEX rivela che il wireless non è un fatto tecnico: è un modo di pensare.
Significa immaginare connessioni, superare ostacoli, guardare oltre un limite fisico per scoprire cosa può esserci dietro.
“Ricordare Guglielmo Marconi significa andare oltre la celebrazione – ha sottolineato la presidente Giulia Fortunato- Con CODEX vogliamo offrire un’occasione di riflessione sulle opportunità che le tecnologie nate dal wireless pongono oggi alla nostra società”.
Marconi non è infatti una figura da libro di storia. È una presenza quotidiana, anche quando non ce ne accorgiamo.
Ogni messaggio che inviamo, ogni video che guardiamo, ogni posizione che geolocalizziamo, ogni streaming che ascoltiamo è figlio della sua intuizione. Ecco perché CODEX parla alle nuove generazioni: non racconta cosa ha fatto Marconi, ma cosa stiamo facendo noi grazie a lui.
Consuelo Terrin







