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Coronavirus. Zaia: Rt veneto attorno a 1. Le nuove fasce l'8 gennaio

Coronavirus. Zaia: Rt veneto attorno a 1. Le nuove fasce l’8 gennaio

Terminate le feste, si attendono per la prossima settimana i risultati di questo periodo di semi-restrizione.
Domani, 8 gennaio, arriverà però la nuova classificazione delle singole regioni nelle diverse fasce, che diventeranno operative da lunedì 11 gennaio.
Il Veneto “non supera oggettivamente la soglia Rt dell’1,25% e, grazie al lavoro di medici e operatori sanitari, stiamo riuscendo a gestire la pressione ospedaliera – ha anticipato il presidente della regione Luca Zaia durante il consueto punto stampa – Vedo improbabile una zona rossa per la nostra regione. Certo, siamo su un crinale e non conosciamo i calcoli dell’Iss – ha aggiunto -vedremo domani da che parte si finirà”

Veneto arancione?

Il rischio-arancione rimane.
Riguardo ai parametri presi in considerazione, ha confermato il presidente del Veneto, le Regioni hanno lavorato per l’inserimento dell’incidenza di positivi su 100.000 abitanti.
“Ma non abbiamo ancora la certezza matematica – ha sottolineato – che questo parametro sia preso in considerazione in questo bollettino. Se l’Iss non decidesse di anticipare, penso che avverrà dopo il 15 gennaio, visto che anche il nuovo Dpcm dovrebbe recepirlo”.

Curve dei ricoveri in calo

Sul bollettino quotidiano della Regione, Zaia si è soffermato in particolare sul dato dei ricoveri, ora attestati a 3.367, con 2.978 persone nei reparti ordinari (-1) e 389 in terapia intensiva (+15).
“Anche se una rondine non fa primavera – ha commentato – il trend degli ultimi due o tre giorni mostra curve che, come confermano i tecnici, sembrano indicare un’inversione di tendenza, con un aumento di dimissioni rispetto alle prese in carico”. Continua invece purtroppo a crescere il numero dei decessi, arrivato a quota 7.157 (+43).

Vaccini: richiesto un benchmark di efficienza

La campagna vaccinale, in Veneto, continua a spron battuto. Alle 23.00 del 6 gennaio, con 36.929 somministrazioni su 43.775 dosi consegnate, la nostra regione si è confermata la più virtuosa in Italia.
E’ stata l’unica, infatti, a superare l’80% (esattamente 84,4%) a fronte di una media nazionale del 46,2%.
Nella graduatoria seguono Toscana (79,9%), Lazio (67,2%), Provincia di Trento (62,3%) e Puglia (60,5%).
A risultare particolarmente virtuose sono Treviso (6175 dosi somministrate alle 18 del 6 gennaio) e Venezia (5800 vaccini effettuati). L’Ulss 4 del Veneto Orientale, ha esaurito sempre ieri tutte le scorte, ammontanti a 1485 dosi.

A febbraio la seconda fase delle vaccinazioni

“A metà gennaio inizieremo a iniettare le seconde dosi – ha detto il presidente Zaia – Contiamo di finire la prima fase per il 25 gennaio, potendo così partire con la seconda a febbraio. Adesso speriamo in Moderna e, soprattutto, in AstraZeneca, oltre che in Reithera – ha concluso – Quando potremo utilizzare tutti i vaccini, potremo fare veramente più veloci”.
Nel frattempo, al tavolo con il Governo, Zaia ha proposto di introdurre un benchmark di efficienza per la distribuzione di nuove dosi alle Regioni. “Stabilito un periodo di magazzino di diritto – ha illustrato – e sempre nell’ottica di solidarietà e mutualità, non si può continuare a rifornire chi non inietta, togliendo a chi potrebbe farlo”.

Le Usca: un valido servizio sul territorio

Nel punto stampa dall’unità di crisi della Protezione civile di Marghera è stato fatto anche il punto sulle Usca, attivate per rafforzare la rete di cure domiciliari in considerazione dell’emergenza-Covid.
In Veneto sono state attivate 60 unità, con 517 medici attualmente incaricati.
I pazienti seguiti sono 9.300, di cui 2.200 presi in carico in modo continuativo, con circa 771 accessi giornalieri, di cui 582 domiciliari e 36 nelle case di riposo.

Uno degli aspetti qualificanti del servizio in Veneto è infatti la considerazione come domicilio anche delle strutture residenziali. Inoltre le peculiarità riguardano l’integrazione con i medici di medicina generale e l’interazione con gli infermieri incaricati di cure domiciliari, che nella nostra regione sono 865, per 97 équipe e una presa in carico continuativa del 7,7% degli ultra 65enni (a fronte di una media nazionale dell’1,88%). Un altro dato significativo dell’attività delle Usca nell’emergenza-coronavirus è anche il dato dei tamponi, che sono pari al 21% del totale dei test effettuati in Veneto.

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