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Coronavirus: anche in Veneto ripartono le curve dei ricoveri

Coronavirus: anche in Veneto ripartono le curve dei ricoveri

Dopo 53 giorni di calo, anche in Veneto le curve dei ricoveri per Covid hanno ripreso a risalire.
Nel primo bollettino del 23 febbraio, i ricoveri sono 1.394, con un incremento di 46 unità in area non critica (per un totale di 1.255) e di 3 in terapia intensiva (toccando quota 139).
“Il trend si sta riaccentuando – ha commentato il presidente della Regione, Luca Zaia – e siamo preoccupati. Non vogliamo fare i catastrofisti, ma invitiamo ancora una volta a non abbassare la guardia. Come abbiamo sempre detto, serve la massima attenzione, perché il virus non è scomparso”.

L’analisi del direttore generale della Sanità

Ad approfondire la prima giornata in controtendenza da inizio 2021 è stato il direttore generale della Sanità veneta, Luciano Flor.
“Dagli ospedali – ha spiegato – ci sentiamo dire che arrivano pazienti direttamente da casa, con una malattia abbastanza importante, che si aggrava in pochissimo tempo. Sono ingressi da malattia recente, che vedono da subito un numero importante di pazienti che finiscono in terapia intensiva. Non sono opinioni, ma numeri. E ci preoccupa aver visto nel weekend non solo assembramenti, ma anche una maggior confidenza nelle attività quotidiane. Ho visto in prima persona domenica a Padova giovani senza mascherine assembrati e, comunque, un rispetto delle norme anticontagio non così elevato”.

Mascherine e lockdown

Proprio per discutere delle misure da adottare con il nuovo Dpcm, che entrerà in vigore dopo la scadenza del 5 marzo di quello attuale, i presidenti di Regione si incontreranno tra loro e poi con il Governo.
“Spero – ha auspicato Zaia – che lo scriveremo insieme. E che entri in questo decreto la filosofia che un ruolo fondamentale, per uscire da questa situazione, spetta a noi cittadini. Perché le misure di protezione, ormai inizia a esserci una letteratura importante su questi temi, sono sempre più importanti. Molto più di un lockdown. Qualora fossero sostenibili, ritengo quindi che maggiori aperture sarebbero un fatto di giustizia, avendo chiesto agli esercenti di investire nel rispetto delle linee guida. Ma più apriamo, più dobbiamo essere responsabili, altrimenti va a finire male”.

Aumentano i vaccini

Zaia lega comunque le possibilità di uscire dalla pandemia anche alla capacità di vaccinare. “I primi dati sugli operatori sanitari – sottolinea – ci dicono che si è creata una sorta di immunità di gregge, visto che i focolai ospedalieri si sono dileguati”. In tal senso, le previsioni anticipate dal commissario Arcuri alle regioni inducono all’ottimismo.
“Si parla – prosegue il presidente – di 8 milioni di dosi per l’Italia di qui a fine marzo. Per noi significherebbero circa 600 mila dosi e non sarebbe male”. Nello specifico, si tratterebbe di 67 mila dosi di Moderna, 320 mila di Pfizer e 230 mila di AstraZeneca, che può essere somministrato fino ai  65 anni. C’è invece un rallentamento nella trattativa per l’acquisto diretto da parte della Regione di ulteriori dosi di siero. Dei due contatti avviati da Azienda Zero, uno non ha ancora risposto alla richiesta dei numeri di lotto, l’altro ha risposto che “in questo momento non sono in grado di garantire la fornitura”, ha spiegato Flor.

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