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Venice Time Machine: la storia incisa nelle pietre.

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Nella foto in alto: “Pantegana”. Graffito presente sulla colonna di Calle del Traghetto, a San Felice

Dalla notte dei tempi, ci piace lasciare il segno. Dove è possibile, ma  spesso anche dove non si può.
Incidere la forma di un animale, le sigle del proprio nome o di quello dell’amata, le immagini che riteniamo più rappresentative del nostro mondo materiale e simbolico ha sempre fatto parte delle nostre attività.
Lo facevano i primitivi nelle grotte, lo si è fatto anche nei secoli successivi.
Sapete quanti graffiti ha custodito nel tempo Venezia? Almeno 5000.
Questi, almeno, sono quelli finora catalogati.
Vanno dal 1100  a Bansky, cioè ai nostri giorni e raccontano tante microstorie e passaggi in città.
Un nuovo modo di ricostruire una visione d’insieme di Venezia e delle sue isole, al quale si sta appassionando il mondo accademico, che a quei graffiti restituisce oggi un valore.

Venice Time Machine

L’Università Ca’ Foscari di Venezia, infatti, ha avviato un importante lavoro di mappatura, catalogazione e digitalizzazione a tappeto di tutti i graffiti sulla pietra lasciati nel corso dei secoli da pescatori, marinai, turisti e residenti.
A occuparsene è la professoressa ordinaria di Paleografia latina Flavia De Rubeis e alla fine della campagna di studi sarà realizzata anche un’app che consentirà di  scoprire e seguire itinerari alternativi di visita in città
“Questo progetto – spiega la docente – considera Venezia come un libro aperto, dove le testimonianze graffite partono dal XII secolo e arrivano fino ad oggi, con l’idea di considerare questo corpus come una fonte alternativa rispetto alla storia conosciuta di Venezia, e alle fonti tradizionalmente considerate”.

Venezia è un libro aperto

Eppure quante volte ci siamo passati davanti senza vedere?

Il ratto che impera sul fusto di una colonna di  Calle del Traghetto a San Felice e che riporta la data del 1644, la firma “Lorenzo Bianchi” che si trova un po’ in tutti i sestieri di Venezia e che risale al 1800, quasi come quel signore abbia voluto tracciare un proprio itinerario veneziano per lasciarlo ai posteri. E poi ancora i disegni di mercanti, pescatori e marinai:  le bilance con le misure e il peso del pesce a Castello, le galee veneziane, le gondole e le navi che si trovano soprattutto sul portale della Scuola Grande di San Marco, accanto all’Ospedale civile, oppure sulle colonne della Ca’ D’Oro.


Ma anche i corni ducali, le scritte devozionali, le croci, le preghiere. Nelle celle delle Prigioni di Palazzo Ducale se ne trovano tantissime , così come in Piazza San Marco, vicino alla Biblioteca Marciana. Segni, simboli, scritte, disegni e addirittura giochi, come la tria. I muri, le colonne e persino le chiese, a Venezia e nelle isole, ne ospitano di ogni tipo.

Una banca dati per 8 secoli di microstorie

Non ci pensiamo mai, ma ognuno di quei graffiti racconta una storia, banale, utile o importante che sia.
E sono proprio le singole storie che il progetto vuole raccontare, con l’obiettivo di costruire una banca dati  che, con le immagini e la loro localizzazione,  riporti anche notizie sulla loro provenienza e inquadramento storico. A renderlo possibile, oltre che la sinergia delle competenze dei docenti che partecipano allo studio,saranno anche le nuove tecnologie perché software appositi possono rendere chiaramente distinguibili immagini sovrapposte o rendere identificabili quelle molto rovinate.

 

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