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UN VENEZIANO NELLA POLITICA LONDINESE

UN VENEZIANO NELLA POLITICA LONDINESE


Veneziano, quarantaduenne, recentemente eletto nel consiglio comunale di Camden. È la storia di Lazzaro Pietragnoli divenuto “IL” rappresentante nel collegio della capitale inglese: «Gli inglesi amano Venezia e sono preoccupati per il suo futuro. Purtroppo spesso l’attenzione dei media è su quello che non va, su quello che non funziona»
Abita in Inghilterra da una decina di anni con la moglie Valentina Arena, docente di Storia Romana alla London’s Global University, e il piccolo Rouben di quattro anni. Nel 2003, dopo il matrimonio, decide di partire, lasciandosi in apparenza alle spalle una vita dedicata alla politica, iniziata con le occupazioni al liceo classico Marco Polo e conclusasi (in Italia) nello staff di gabinetto del vicesindaco di Venezia. Questa è la storia di Lazzaro Pietragnoli, 42 anni, veneziano, eletto nel consiglio comunale di Camden, popoloso quartiere di Londra, con oltre 1800 voti, ottenendo con il partito laburista una pesante vittoria sui suoi avversari
Consigliere Pietragnoli, vale ancora la pena dedicarsi alla politica? «Indubbiamente. Ci sono molta diffidenza e molto scetticismo, in Gran Bretagna come in Italia, verso i partiti e più in generale verso la politica. Scandali, come quello dei rimborsi parlamentari a Westminster o la compravendita degli onorevoli a Montecitorio, certo non aiutano a creare un clima di fiducia verso gli esponenti politici, ma al tempo stesso non è giusto fare di tutta l’erba un fascio. E soprattutto, per quanto alcuni meccanismi siano certamente da rivedere, non ci sono alternative valide alla democrazia rappresentativa. Io lo credo, e mi sono impegnato direttamente in prima persona proprio per questo».
Dall’Italia all’Inghilterra, un cambio di vita destinato a diventare una scelta per sempre? «Per ora la prospettiva di vita è londinese. A parte l’impegno politico, io e mia moglie lavoriamo qui, nostro figlio va a scuola qui».
Se Venezia è e resterà nel cuore, Londra che posto occupa? «Londra è una città che offre ogni giorno migliaia di esperienze diverse. Londra è una città da scoprire in continuazione. Mentre Venezia (almeno per me) è solo da ri-scoprire».
Politica italiana e politica inglese: quali sono le differenze principali e i pregi e i difetti di ognuna? «Sicuramente la politica italiana è ancora animata da maggiori passioni ideologiche, da un fervore che manca oltremanica. Gli inglesi invece hanno un approccio alla politica molto concreto, e per questo poi riescono ad essere più efficaci.
Mi ha molto stupito che nel settembre 2010 il governo inglese abbia annunciato alcuni cambi radicali al bilancio dello stato (nel settore dell’assistenza sociale) e che in febbraio questi cambi fossero già attuati. In Italia, tra consultazioni, proroghe e ricorsi, ci avremmo messo anni».
Un italiano a Londra: più diffidenza o più stima? «Sicuramente molta stima, anche quando l’Italia ha eliminato l’Inghilterra dagli europei: tutti hanno riconosciuto che gli azzurri avevano giocato meglio e meritavano di passare il turno. Sul versante mio personale, inoltre, mi preme dire che l’essere veneziano è una caratteristica che ancora desta interesse e curiosità per gli inglesi».
Venezia, la sua immagine, quella di ciò che rappresenta nel mondo, la sua storia, la sua magia: gli inglesi come vedono la nostra città? «Gli inglesi amano la nostra città e sono preoccupati per il suo futuro. Purtroppo spesso l’attenzione dei media è su quello che non va, su quello che non funziona. Ma proprio per questo poi, quando gli inglesi vengono a visitare Venezia tornano stupiti di quanto la realtà sia molto differente da come viene dipinta. Negli ultimi mesi, anche a seguito della tragedia della nave Costa, c’è molta preoccupazione per le grandi navi in bacino di San Marco».
Gli inglesi cosa pensano della politica italiana? «Per lo più non la capiscono e non ne hanno particolare interesse. Quelli che la seguono, sono sempre stupiti della nostra straordinaria capacità di andare avanti nonostante tutto. Recentemente c’è stato un gran dibattere del “governo tecnico” e non è stato facile spiegare che il sistema istituzionale italiano prevede questa soluzione come legittima. E che anzi in passato è stata proprio una delle nostre risorse per risollevare la testa. Ma ora, dopo che hanno visto Monti al lavoro (sia a livello nazionale che sul piano europeo) credo che abbiano capito e apprezzato il senso di questa operazione».
Dopo la nomina a consigliere a Camden come cambia la vita di un italiano che fa politica in Inghilterra? «Più riunioni, più sere occupate, più cose da studiare e da capire.
La due cose che mi hanno maggiormente colpito di questa esperienza fino ad ora sono, da un lato la quantità di training che ho ricevuto dal Consiglio (con corsi obbligatori prima di poter votare su alcune materie di natura urbanistica ad esempio) e in secondo luogo il fatto che, essendo stato eletto con il sistema uninominale in un collegio, sono diventato subito “IL” rappresentante di quel collegio, anche per coloro che non mi avevano votato».
Lei ha lasciato Venezia forse più per amore che per necessità o opportunità. Lo consiglierebbe a qualche giovane che non ne può più del nostro Paese e cerca opportunità all’estero per lavorare e realizzarsi? «Sicuramente consiglio a tutti un’esperienza di studio e di lavoro all’estero, che aiuta ad essere attrezzati meglio alle sfide che ci attendono. Sul trasferirsi definitivamente andrei un po’ più cauto. Vedo molti giovani che partono pieni di belle speranze che poi sbattono contro un muro e tornano a casa delusi. Oltretutto anche qui non è che ora la situazione del mercato del lavoro sia florida».
In Italia si sta cercando di rinnovare le facce di chi fa politica. In Inghilterra forse lo hanno capito già da tempo… «L’Inghilterra, pur senza una rigidità statutaria (tipo quella dei due mandati), ha meccanismi di ricambio molto ben funzionanti. E infatti l’attuale Primo Ministro ha 46 anni, un’età in cui in Italia si è appena alla gavetta…»
Suo figlio ha un nome inglese. A casa con sua moglie parlate italiano o inglese? «Mio figlio ha un nome internazionale, uguale in Italiano, in Inglese e in moltissime altre lingue europee. A casa parliamo italiano, sarebbe innaturale per noi il contrario. Mio figlio però, che passa molte ore a scuola in un ambiente inglese, ha la tendenza quando gioca da solo o quando è stanco a parlare inglese».
Cosa ha esportato a Camden della sua venezianità? «Forse il fatto che ancora vado da un posto all’altro a piedi (quando non piove). Inoltre, is patva licet, ci sono tra Camden e Venezia alcune tematiche analoghe, prima fra tutte il turismo, su cui mi piacerebbe un giorno provare a fare una analisi comparata».

Cosa le è servito di più per fare politica a Londra della sua esperienza maturata a Ca’Farsetti? «Per quanto leggi e regolamenti siano diversissimi, aver lavorato in un ente locale, con lo stesso tipo di dinamiche, sia tra cittadini ed ente, che tra uffici dello stesso ente, è un’esperienza importantissima. Dal lavoro che ho fatto a Venezia ho imparato che l’ente pubblico deve essere al servizio dei cittadini e deve sempre saper ascoltare e rispondere a quelle che sono le loro istanze».
Se le proponessero di tornare in Italia come faccia nuova accetterebbe o continuerebbe la sua sfida inglese? «Ho appena preso un impegno con gli elettori del mio collegio e intendo portarlo a termine. Certo, continuo a seguire con distaccata passione le vicende della politica italiana e se un giorno, anziché la mia faccia, volessero usare un po’ della mia testa, sono a disposizione».
English breakfast o è rimasto il cornetto e cappuccino? «Non ho mai bevuto un cappuccino o un caffè in vita mia. Bevo tea da sempre, adoro i cornetti e una volta ogni tanto mi concedo anche l’English breakfast».
La stranezza più stravagante della vita a Londra in cui si è imbattuto? «Che le panchine nei parchi pubblici (e certe volte anche gli alberi) hanno una targhetta con la dedica a persone che utilizzavano quel parco in passato: un modo bellissimo di mantenere vivo il ricordo nella comunità».
La aspettiamo a Ca’Farsetti o in Erbaria per un’ombra di rosso? «Uno spritz, quello proprio manca!»
 
DI RAFFAELE ROSA
 

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