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Venezia: la laguna si infiamma per San Valentino

Venezia: la laguna si infiamma per San Valentino

Il “ciclone” chiude un Carnevale tempestoso ma non ferma le maschere, tra passioni antiche che ancora incendiano la città. Anche il ballo più esclusivo, la notte di San Valentino, celebra l’amore

Mentre l’ultima settimana di Carnevale si scioglie tra nebbie e piogge, vento e, atteso per il weekend, un “ciclone di San Valentino” che spazzerà via piume, lustrini e maschere, la Laguna sembra ricordarci che per secoli l’amore — quello vero, clandestino, a volte scandaloso — ha sempre trovato rifugio qui, tra una calle buia e un ponte senza nome.
E mai come quest’anno, il Carnevale sembra volerlo rivendicare apertamente: il tema del Ballo del Doge, l’evento più esclusivo  della stagione (biglietti da 2.500 a 5.000 euro), è More Amore.
Una dichiarazione, un manifesto, una promessa che sabato notte accenderà l’ex Chiesa della Misericordia — oggi spazio monumentale— trasformandola in una cattedrale laica della passione.
Perché il Carnevale di Venezia non è mai stato solo festa: era una licenza poetica e sensuale, un passaporto momentaneo alla libertà.
Dietro una bauta ci si poteva incontrare senza essere riconosciuti.
Nei cortei notturni, sotto le arcate dei ponti, le passioni proibite tra patrizi e borghesi accendevano scintille che nessuna Inquisizione era davvero in grado di spegnere.
E la città diventava complice: con la sua nebbia, la sua luce tremolante sui canali, il suo eterno sussurro d’acqua.
E così, in questa Venezia bagnata del 2026, mentre l’ennesimo maltempo impatta sulla festa, vale la pena ricordare alcune storie d’amore che proprio qui hanno trovato il loro destino.

Giustiniana e Andrea: l’amore in codice

Nella Venezia del Settecento, dove tutto aveva una regola e ogni sentimento un prezzo sociale, due giovani sfidarono il sistema.
Lei si chiamava Giustiniana Wynne. Era colta, brillante, anticonformista. E amica di figure carismatiche come Giacomo Casanova.
Lui, Andrea Memmo, era invece il rampollo di un’antica famiglia patrizia destinato a una carriera politica impeccabile.
Fu colui che trasformò Prato della Valle, a Padova, da zona paludosa a piazza monumentale con isola centrale, detta Isola Memmia in suo onore.
La sua famiglia lo voleva integerrimo, non accettava la frequentazione con Giustiniana e la società stessa li giudicava incompatibili.
Così, si amarono di nascosto: lettere in codice, segni convenuti, passaggi rapidi sotto portici dove la maschera non era travestimento, ma necessità.
Il loro epistolario — ritrovato secoli dopo in una soffitta veneziana da Alvise di Robilant — svela un amore feroce, pieno di gelosia, desiderio, segreti.
Un amore che attraversò distanze (Parigi, Torino, l’Europa intera) e anni, senza mai diventare ufficiale.
È la storia che ha ispirato A Venetian Affair, e che ancora oggi sembra respirare tra le calli in cui i due ragazzi cercavano un angolo buio per sfiorarsi le mani.

Contarina, la donna che scandalizzò la Serenissima

Giustiniana non fu l’unica ribelle per amore.
Lo fu anche Contarina Barbarigo, aristocratica considerata libera oltre il consentito, protagonista di salotti misti, teatri e incontri che la resero un caso da manuale per l’Inquisizione.
Amò, visse, rifiutò di essere contenuta. E per questo fu prima sorvegliata, poi relegata.
A intrecciare il suo destino, ancora una volta, lui: Andrea Memmo, lo stesso che aveva amato Giustiniana Wynne.
Un uomo conteso tra etichetta e passione, simbolo di quanto l’amore potesse ribaltare perfino un perfetto ingranaggio aristocratico.

Madaluzza Contarini Gradenigo: l’amore come reato

Più clamorosa ancora fu la vicenda di Madaluzza Contarini Gradenigo, aristocratica dei Contarini, moglie “scomoda” ma amata di Carlo Gradenigo, ambasciatore presso le corti d’Europa che cercò di portarla con sé nelle sue missioni a Parigi, Vienna, Costantinopoli nonostante le autorità gliel’avessero vietato per “decoro della Repubblica”.
Madaluzza era scomoda perché troppo viva, autonoma e libera per quel mondo settecentesco che imponeva ruoli dimessi.
Lei aveva avuto relazioni sentimentali con uomini al di fuori delle rigide aspettative della nobiltà, si mostrava in pubblico senza maschera e per questo fu sorvegliata e processata dall’Inquisizione.
Fu difesa dal marito, che per lei aprì le porte segrete di Costantinopoli pur di starle accanto, sfidando leggi e controllori.
Un amore privato contro la ragion di Stato.

Byron, la Laguna e le donne che lo incendiarono

Venezia fu galeotta anche per Lord Byron.
Il poeta maledetto arrivò in laguna nel 1816 trovandovi un ritmo nuovo: sensuale, scuro, irresistibile.
Vi ci si gettò a capofitto: si immerse nei teatri, nelle feste, nelle gondole più sussurrate.
Visse fra eccessi e dissolutezze.
Amò profondamente Marianna Segati e impazzì per Margherita Cogni, una popolana indomabile che gli fece letteralmente battere il cuore e perdere la testa.

Lord Byron e Marianna Segati

In città era chiamato “l’inglese pazzo”: nuotava vestito nel Canal Grande  emergendo dall’acqua a pochi centimetri dalle gondole spaventando così le signore, a volte tornava di notte a nuoto a Palazzo Mocenigo, dove viveva, con una torcia accesa in mano e fu il protagonista di una famosa  gara di nuoto, durata quattro ore, dal Lido fino all’imbocco opposto del Canal Grande, vinta nel giugno 1818, a ricordo della quale, fino agli anni Cinquanta del Novecento, ci fu la Coppa Byron.
Nei suoi anni veneziani naque Beppo, scritto nel 1817: un poema che sembra il diario segreto di un uomo rapito da una città e dalle sue donne.
Ma anche Don Leon, a più riprese sequestrato per oscenità (scritto tra il 1917 e il 1620 anche se pubblicato postumo, nel ‘34), il Don Giovanni, diari e numerose lettere d’amore e di passione.

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Lord Byron a San Lazzaro degli Armeni – dipinto di Ajvazovsky

Duse e D’Annunzio tra ammirazione e scandalo

Anche la fine dell’Ottocento vide Venezia come teatro di uno degli amori più leggendari e passionali della storia europea.
Fu quello tra Eleonora Duse, la più grande attrice del suo tempo e il poeta d’Italia Gabriele D’Annunzio.
Si videro, si desiderarono, vissero in un incendio continuo, tra amplessi, rotture, ritorni, lettere colme di desiderio che raccontavano l’incapacità di stare lontani.
Fu, il loro, un amore senza mezze misure.
Lei diventò la sua musa, lui il suo mentore.
Le loro giornate scorrevano tra hotel iconici come l’Hotel Danieli, dove i corridoi e le stanze dalle tende pesanti custodivano i segreti di notti e passioni segrete, e i salotti culturali della Venezia aristocratica, dove Duse e D’Annunzio si muovevano tra intellettuali e artisti, suscitando ammirazione e scandalo allo stesso tempo.

Hemingway e Adriana: l’amore che ispira

Nel secondo dopoguerra Venezia abbraccia un altro grande amore rimasto nella storia della letteratura.
Era il 1948 quando lo scrittore Ernest Miller Hemingway, vicino alla cinquantina, in crisi creativa e con la quarta moglie al seguito, arrivò in laguna alla ricerca di ispirazione.
La trovò in una diciottenne veneziana, Adriana Ivancich, figlia di una nobile famiglia dalmata.
Lui era già una leggenda vivente, lei era una giovane curiosa e intelligente affascinata dalle lunghe conversazioni.
Adriana era giovane, bella, alta e snella, i capelli corvini. “Quel giorno fui colpito da un fulmine” scrisse Ernest. Il giorno dopo la rivide a una battuta di  caccia. Pioveva e nel casone di laguna lei si mise ad asciugare i capelli davanti al fuoco. Cercava un pettine. Lui tolse il suo dalla tasca, lo spezzò e gliene diede metà. Iniziarono a scriversi, a incontrarsi a Venezia.
Si innamorarono ed ebbero una relazione intensa e complicata, che ebbe un impatto profondo sulla vita e sulle opere di Hemingway.
Fu Adriana a ispirare il romanzo Across the River and Into the Trees (Di là dal fiume e tra gli alberi), pubblicato nel 1950, in cui il personaggio di Renata è modellato su di lei.
E fu Adriana a disegnare le copertine delle prime edizioni americane di quel romanzo e, in seguito, di altre opere significative come The Old Man and the Sea (Il vecchio e il mare).
I due rimasero insieme per diversi anni, tra incontri e corrispondenze, nonostante la differenza d’età e gli scontri. Adriana pubblicò più tardi un libro di memorie, La Torre Bianca, in cui racconta la propria versione di quel rapporto e del tempo trascorso accanto allo scrittore.

 Venezia 1957: Maria Callas, La Divina e Aristotle Onassis

Nell’estate del 1957, durante un ricevimento alla Mostra del Cinema, al Lido di Venezia, organizzato in suo onore, la grande diva dell’opera Maria Callas, già universalmente conosciuta come La Divina, incontrò per la prima volta il magnate greco Aristotele Onassis.
Fu un colpo di fulmine.
Lui era già un uno degli uomini più ricchi e influenti del mondo. Lei, la voce e il volto lirico più celebrato del XX secolo.

Maria Callas – Lido di Venezia 1950 – PH© Vittorio Pavan Archivio Cameraphoto

Nacque una passione a lungo tenuta nascosta.
Maria era sposata con il suo manager Giovanni Battista Meneghini, e Onassis con Athina Livanos.
Poi l’amore reclamò e, lasciati i rispettivi coniugi, la Callas e Onassis vissero insieme un legame intenso e per molti versi drammatico.
Per un decennio (era il 1960), furono tra le coppie più chiacchierate del jet set internazionale.
La Divina sperava che la relazione si trasformasse in un matrimonio e in una vera famiglia, ma Onassis, pur innamorato, non volle mai costruire un nucleo stabile con lei. Sposò invece, nel 1968, Jackie Kennedy.
Spesso chiamata una “tragedia greca”, la loro vicenda ha lasciato un segno nella memoria collettiva perché racconta di due figure leggendarie che forse si sono amate troppo intensamente per durare insieme.

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