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VENEZIA È CITTÀ METROPOLITANA

VENEZIA È CITTÀ METROPOLITANA

Con la legge di riordino degli enti locali nasce il nuovo ente, in vigore a partire dal prossimo anno, che conferma il capoluogo lagunare nel network delle 10 città più importanti d’Italia

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Venezia Città metropolitana è realtà. Con l’approvazione della Legge 56 del 7 aprile scorso, promossa dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio e già ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio, il nuovo ente è ufficialmente costituito. Entrerà in vigore il prossimo primo gennaio quando cesserà di esistere la Provincia, per adesso svuotata delle sue competenze in attesa di una riforma costituzionale che decreterà l’abolizione anche della dicitura contenuta nell’articolo 114. La nuova Città metropolitana conta i 44 Comuni dell’attuale Provincia per circa 850 mila abitanti, avrà un mandato amministrativo di 5 anni e sarà costituita da 3 organi, tutti di secondo livello e non retribuiti: il Sindaco metropolitano, che sarà di diritto il primo cittadino del Comune capoluogo salvo che lo Statuto ne preveda l’elezione diretta e lo Stato approvi la relativa legge elettorale; il Consiglio metropolitano, che sarà formato da 18 componenti scelti tra tutti i sindaci e i consiglieri comunali del territorio; la conferenza metropolitana, che raggrupperà tutti i 44 primi cittadini. L’ente avrà competenza sulla pianificazione territoriale, l’organizzazione dei servizi pubblici di area vasta, le infrastrutture, la mobilità, la viabilità e lo sviluppo economico. La legge Delrio prevede anche i criteri con cui alla Città metropolitana possono aderire i Comuni vicini e i capoluogo, senza bisogno di continuità territoriale: Padova e Treviso hanno espresso l’intenzione di farne parte configurando l’ipotesi di una realtà che raggiungerebbe i 2 milioni e mezzo di abitanti.
PAROLA ALLE CATEGORIE PRODUTTIVE.
Il mondo dell’industria, commercio, agricoltura, artigianato locale saluta con favore la costituzione della Città metropolitana di Venezia, auspicando che il nuovo ente venga dotato di funzioni significative. E più di qualcuno chiede già che il Sindaco metropolitano sia eletto a suffragio universale a garanzia della partecipazione, della rappresentanza e del protagonismo di ogni realtà territoriale che entrerà a farne parte. Accanto alle considerazioni di Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Veneto, Enrico Berto, presidente dei Giovani Industriali regionali, Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto, Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto e Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, l’opinione di una delle firme più importanti del nostro territorio: Roberto Papetti, direttore del Gazzettino, il quotidiano del Nordest.
 

LE PROSSIME TAPPE

25 giugno 2014: decadenza del Consiglio provinciale e insediamento della Città metropolitana; fino a fine anno restano in carica la Presidente e la Giunta di Ca’ Corner per l’ordinaria amministrazione e le urgenze
luglio 2014: elezioni della Conferenza statutaria che potrà recepire il lavoro della Commissione tecnica di studio, composta da 6 membri in rappresentanza anche delle amministrazioni più piccole
30 settembre 2014: termine entro il quale il Sindaco metropolitano deve indire le elezioni dei 18 membri del consiglio metropolitano, che saranno scelti tra i 773 amministratori locali dei 44 comuni dell’attuale Provincia con un sistema di voto ponderato per attribuire maggior peso alle città più popolose
31 dicembre 2014: il Consiglio metropolitano approva il nuovo Statuto, altrimenti entrerà in vigore di diritto quello della Provincia 1 gennaio 2015: entra in vigore la Città metropolitana e si insediano i suoi organi
30 giugno 2015: termine entro il quale la Città metropolitana deve approvare il suo Statuto, altrimenti il Governo potrà esercitare poteri sostitutivi
 
ROBERTO ZUCCATO, PRESIDENTE CONFINDUSTRIA VENETO
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Il riordino istituzionale e la riforma degli enti locali sono due tappe fondamentali per il rilancio del Paese. Il percorso è stato iniziato con il disegno di legge Delrio, ma non può che trattarsi solamente del primo step. È evidente che una reale e definitiva riforma dell’assetto delle nostre istituzioni necessita di una profonda revisione costituzionale, che tocchi anche il riparto delle autonomie, intervenendo sull’articolo 117 della nostra Carta. Da questo intervento dovranno passare anche una definizione più chiara delle specificità delle Città metropolitane, un accorpamento (anche forzato) dei piccoli comuni e un chiarimento sul livello di autonomia destinato agli enti locali. Nel mondo le nazioni e i continenti competono attraverso le loro città più evolute. Queste città non sono più solo sedi amministrative importanti, ma veri poli di innovazione, di attrazione dei talenti, che lì convergono per abitare, lavorare e realizzare un destino proprio e collettivo. Per questa ragione sono Città metropolitane, in quanto uniscono l’organizzazione urbana, con la “fertilizzazione” di un territorio più vasto. Il Veneto ha, negli ultimi 50 anni, dato vita a diversi “poli di sviluppo” e di specializzazione. Non ha una città leader assoluta. Per questo esiste una dinamica fortemente policentrica. È indubbio tuttavia che Venezia sia la città che il mondo conosce, al pari e forse più di Roma, Milano e Firenze. È un brand che il Veneto non ha saputo e non sa sfruttare. L’attuale Città metropolitana è solo un importante punto di partenza per organizzare la “rappresentazione” del Veneto e del Nordest in Europa e nel mondo. Va quindi definito il ruolo delle Città metropolitane e scelto se esse sono un’articolazione amministrativa o abbisognano, invece, di un consenso popolare diretto. Non è più pensabile che per fondere due comuni di 500 anime sia necessario un referendum o che per decidere un’infrastruttura necessaria al territorio sia vincolante l’approvazione di decine di enti diversi: questo Paese ha bisogno di certezze e di rapidità nelle decisioni.
ENRICO BERTO, PRESIDENTE GIOVANI CONFINDUSTRIA VENETO
ReyerZine_n22-Citta_Metropolitana_Enrico_BertoLa sfida del futuro, almeno quella economica e culturale, si giocherà sempre di meno come competizione tra le nazioni e sempre di più come sistema di rete tra le grandi città del mondo. Il Veneto sta cominciando a soffrire per la sua struttura storicamente policentrica e per la mancanza di un’identità forte da promuovere sulla scena mondiale e forse anche su quella nazionale. L’identità si costruisce sia in positivo sia in contrapposizione, la più famosa tra Atene e Sparta, ma molte altre nella storia sono le sfide, in positivo, che i grandi centri urbani si sono lanciati tra di loro per attrarre i talenti, il turismo e gli uomini di affari. Un ruolo importante lo hanno sempre avuto anche le grandi opere che dichiaravano al mondo le capacità tecniche e artistiche della comunità e, non meno, le ambizioni di chi le guida. Questo il motivo per cui la leadership politica meglio che nasca dal consenso elettorale proprio per legittimare grandi progetti e in modo che i futuri governatori abbiano carisma e visione sulla città e sul benessere di milioni di persone.
 
GIORGIO PIAZZA, PRESIDENTE COLDIRETTI VENETO
ReyerZine_n22-Citta_Metropolitana_Massimo_ZanonGli imprenditori sono abituati a veder trasformate le idee in progetti concreti e ciò vale anche per la Città metropolitana, chiamata ad essere d’ora in avanti un cantiere di lavoro vero e proprio. Dopo lunghe discussioni, serve finalmente uno slancio operativo che parta dal mettere assieme allo stesso tavolo tutti gli attori, all’insegna della concertazione: è necessario convogliare nella stessa direzione iniziative, attività ed esperienze di alto livello per dare efficacia ed efficienza a molte e svariate competenze. Si tratta di una sfida che chiede la possibilità anche per il settore primario di far sentire la sua autorevole voce, affinché i bisogni e le richieste abbiano l’opportuno riconoscimento nelle sedi istituzionali competenti. Ecco perché, già nei prossimi mesi, sarà indispensabile prevedere la possibilità di un’elezione diretta del Sindaco metropolitano perché solo attraverso il coinvolgimento e l’espressione del voto dei cittadini interessati, sarà possibile assicurare riconoscimento alle istanze della società e del suo tessuto produttivo. Il contributo che l’agricoltura dà allo sviluppo dell’economia regionale è da sempre sostanziale e le dinamiche che riguardano il comparto vanno accompagnate e rafforzate con politiche di sviluppo rurale adeguate, moderne e lungimiranti. In particolare, la salvaguardia e la valorizzazione del territorio agricolo in pianura, in collina e in montagna, ma anche a ridosso della laguna, merita una visione d’insieme che attualmente si fa fatica a vedere. In questo senso, Venezia Città metropolitana rappresenta un’opportunità strategica per un paesaggio unico di campagna, ricco e fertile, da sfruttare, animato da un forte potenziale umano
GIUSEPPE BORTOLUSSI, SEGRETARIO CGIA MESTRE
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L’istituzione della Città metropolitana di Venezia costituisce il primo passo per la realizzazione di quell’area vasta, Venezia-Padova-Treviso, indispensabile per dar vita a politiche di pianificazione territoriale e di gestione dei sevizi pubblici locali e infrastrutturali, indispensabili per permettere all’area centrale della nostra Regione di decollare. Per far ciò, però, è necessario che già nella fase iniziale ci sia una condivisione la più estesa possibile che coinvolga tutti i corpi sociali, le categorie economiche e sindacali e i portatori di interessi nel senso più ampio del termine. In questo senso, anche tutti gli organi istituzionali della Città metropolitana dovranno, per Statuto, essere eletti a suffragio universale perché solo coinvolgendo direttamente tutte le Amministrazioni comunali dell’area saremo in grado di costruire le condizioni per partire con il piede giusto. Questi nuovi “enti territoriali di area vasta”, ispirati alle migliori esperienze amministrative a livello europeo e internazionale, nascono per rispondere ai problemi di una realtà territoriale oggettivamente più complessa delle altre. Grazie al brand “Venezia”, potremo dar luogo anche ad una infinità di interventi mirati: coordinare l’offerta fieristica; sostenere le produzioni locali sui mercati internazionali; incentivare la destinazione di risorse per il terziario avanzato, integrando le diverse realtà produttive, di servizio e di ospitalità, e rendendo efficace e vincente la loro promozione internazionale. Sono obbiettivi ambiziosi che possiamo ottenere solo se riusciremo a coinvolgere tutti i soggetti attivi su un piano di parità politica e operativa.
 
 
 

CITTÀ METROPOLITANA, VENEZIA MA NON SOLO

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Il monito di uno degli osservatori più attenti del territorio

ROBERTO PAPETTI, direttore de Il Gazzettino
Diciamo la verità: il rischio c’è. E il rischio è che la città metropolitana, introdotta ufficialmente nel nostro ordinamento dalla legge 56 del 7 aprile scorso, possa essere un buco nell’acqua. Diventare cioè l’ennesimo carrozzone all’italiana, come profetizza il Presidente della Regione Veneto o rivelarsi, come temono altri, una cornice istituzionale inadeguata e incapace di dare effettiva rappresentanza alle rinnovate esigenze di un territorio. Partire da questa critica consapevolezza non è un sterile esercizio di pessimismo, ma un sano esercizio di realismo. Cerchiamo di capire perchè. La città metropolitana, che a Venezia avrà i confini della Provincia e vedrà il debutto di una nuova figura politica, quella del Sindaco metropolitano, nasce dall’esigenza di superare la frammentazione politico-istituzionale di cui spesso i nostri territori sono afflitti, disegnando un’area più vasta dotata di maggiori poteri ( sulla pianificazione urbanistica, la mobilità, i servizi pubblici) e forte quindi, almeno sulla carta, di un più elevato potere contrattuale e di una migliore efficacia amministrativa. In due parole: semplificazione ed efficienza. Sarà davvero così? Ho qualche dubbio. O meglio: temo che se questa nuova “città” non saprà assumere in tempi abbastanza rapidi una autentica dimensione metropolitana, rischierà di diventare semplicemente un’altra Provincia, riveduta e corretta, ma non necessariamente migliore nè più efficiente della vecchia amministrazione provinciale. In altre parole: la neonata città metropolitana di Venezia ha un senso e può avere una valenza positiva soprattutto se saprà essere il primo passo di un processo di trasformazione più radicale e coraggioso della governance dell’intero territorio veneto. Dove la dimensione metropolitana è già oggi una realtà che va oltre i semplici confini provinciali, fissati dalla legge 56. Ciò è particolarmente evidente nel triangolo Venezia-Padova-Treviso, ma lo è in prospettiva anche in altre aree. Tutto ciò però non può avvenire senza un chiaro coinvolgimento della Regione e una riflessione sul suo ruolo, la sua funzione e le sue competenze, attuali e future. Evitando espropriazioni striscianti, duplicazione di competenze e controproducenti dualismi. In caso contrario l’esito è scontato: dalla città metropolitana al caos metropolitano.

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