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Vaccino Omicron: partita la sperimentazione di Moderna

Vaccino Omicron: partita la sperimentazione di Moderna

La prevenzione del Covid attraverso un vaccino specifico anche per Omicron procede spedita. Moderna, la big pharma Usa che ha realizzato 1 dei 2 vaccini a rna messaggero al centro delle campagne vaccinali, ha infatti annunciato la somministrazione della prima dose del siero studiato contro la variante oggi dominante. Un’inoculazione che ha dato ufficialmente il via alla sperimentazione sull’uomo, con la prospettiva di avere un’ulteriore arma contro il virus già nell’autunno di quest’anno.

Il booster anti Omicron di Moderna

Il nuovo vaccino verrà valutato, in questa seconda fase sperimentale, sia come terza che come quarta inoculazione. A sottoporsi alla somministrazione sono infatti 300 adulti che hanno ricevuto da almeno 6 mesi 2 dosi del vaccino di Moderna attualmente in uso nelle campagne vaccinali e altri 300 che si sono già sottoposti al booster con il siero autorizzato. In questo momento, la prevalenza di Omicron negli Stati Uniti è arrivata al 99,9% delle nuove infezioni Covid.

Il passaggio alla fase successiva di sperimentazione del richiamo specifico è stato deciso da Moderna dopo la pubblicazione dei risultati di un nuovo studio sul New England Journal of Medicine. Da questo è emerso che gli anticorpi derivanti dal richiamo vaccinale sono attivi contro Omicron, ma la protezione contro la variante diminuisce molto più rapidamente rispetto a quanto avviene per le versioni precedenti del virus.

Lo studio

Pur basandosi su un campione limitato, i ricercatori hanno basato le proprie ricerche sull’esame di campioni ematici provenienti da persone che erano state vaccinate con il siero di Moderna. A un mese dalla seconda dose, nell’organismo dell’85% dei vaccinati erano presenti anticorpi neutralizzanti contro Omicron, con una discesa al 55% del campione dopo 7 mesi.

vaccino

Dopo la terza dose booster, entro 4 settimane dalla somministrazione i livelli di neutralizzazione della variante sono risaliti di 20 volte, scendendo però nuovamente, di 6,3 volte, dopo un intervallo di 6 mesi. Nei confronti del ceppo originario, invece, nello stesso arco di tempo la diminuzione di protezione è solo di 2,3 volte. Il dato emerso in laboratorio, ovviamente, è solo indicativo, in quanto non si tratta di studi basati sul mondo reale.

Una ricerca condivisa per la miglior strategia di richiamo

Da qui la decisione di Moderna di procedere con un vaccino specifico con la promessa di condividere risultati e dati con le autorità sanitarie perché le decisioni future si possano basare sull’evidenza della miglior strategia di richiamo. Non a caso, nei giorni scorsi proprio Bancel, in un’intervista alla stampa statunitense, aveva dichiarato che “l’azienda sta discutendo con i vari leader della sanità pubblica nel mondo la strategia migliore per un possibile booster nell’autunno 2022”. Un booster che, in teoria, potrebbe contenere anche alcuni componenti specifici contro Omicron e altre varianti.

La sperimentazione di Pfizer

Anche Pfizer-BioNTech, l’altra big pharma che ha realizzato un vaccino anti-Covid basato sulla tecnologia dell’rna messaggero, ha annunciato, nei giorni scorsi, di aver avviato il reclutamento dei volontari per la fase di testing del suo siero specifico contro Omicron. I soggetti presi in considerazione da Pfizer saranno adulti fino a 55 anni, in quanto, ha precisato la casa farmaceutica, non si intende esaminare l’efficacia del vaccino, ma la risposta immunitaria dei partecipanti.
Il campione sarà diviso in 3 gruppi.
Il primo, con persone sottoposte a 2 dosi di vaccino tra 90 e 180 giorni prima del test, riceverà 1 o 2 inoculazioni del nuovo siero. A chi, nello stesso periodo, si è sottoposto al booster sarà somministrata una dose del vecchio vaccino e una del nuovo. Nel terzo gruppo rientreranno invece i non vaccinati, che verranno sottoposti a tre inoculazioni del solo vaccino specifico contro Omicron.

Alberto Minazzi

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Tag:  Omicron, vaccini