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Vaccini e Green Pass: la legge e i fronti contrapposti

Vaccini e Green Pass: la legge e i fronti contrapposti
Certificato verde

A fronte di un’oggettiva ripartenza del contagio legata alla diffusione della variante Delta, accelera in Italia la corsa al vaccino.
Il numero delle somministrazioni risulta al di sopra della media europea, con il nostro Paese, insieme a Spagna, Germania e Francia, tra i capofila.
L’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha fatto, nel suo “Vaccine Tracker”, il punto della situazione della copertura vaccinale dei residenti nei Paesi dell’Unione e di quelli (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) comunque rientranti nello Spazio economico europeo.
Ad aver completato il ciclo di immunizzazione è a oggi il 53,7% degli adulti, pari a 198,99 milioni di persone.
Percentuale che sale al 68,4% (253,5 milioni di adulti) se si considera chi ha ricevuto almeno una dose.
Al primo posto figura Malta, con l’82,7% di cicli completi e l’84% di sole prime dosi, mentre in coda è la Bulgaria (16,7% e 18,5%).
In Italia le percentuali sono rispettivamente al 54,3% per quanto riguarda gli adulti pienamente vaccinati e al 71,8% comprendendo anche coloro che devono ancora effettuare il richiamo.

Fronti contrapposti

L’attuale fase della pandemia si caratterizza però anche per lo schieramento di fronti contrapposti, soprattutto in vista dell’introduzione dell’obbligo del Green Pass per una serie di attività che scatterà a partire dal 6 agosto.
La firma del nuovo decreto da parte del Governo ha portato molti a scendere nelle piazze per dire il proprio no all’obbligo di esibire il Green Pass per svolgere determinate attività.

 

Le proteste hanno riguardato l’intero territorio nazionale, con anche momenti di tensione con le forze dell’ordine.
Alla certificazione verde i no vax  e no pass contrappongono “interrogativi” anche di tipo giuridico, sostenendo che così vengono lese libertà costituzionalmente garantite.
“Non c’è nessuna dittatura sanitaria – ha commentato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese – Vaccinarsi è fondamentale per superare questa pandemia. Tutti i provvedimenti del Governo sono stati presi per tutelare la salute pubblica e perché la vera libertà è poter andare dove si vuole senza danneggiare gli altri. Queste manifestazioni non erano autorizzate e le modalità con cui si sono svolte – ha concluso –  sono assolutamente da condannare”.

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Il ministro dell’interno Luciana Lamorgese

Green pass sì, green pass no

Se da una parte si dice “no” al green pass, dall’altra, invece, se ne sostiene la validità.
Secondo un’indagine di Euromedia Research, infatti, il 68,4% degli italiani si è dichiarato favorevole al pass obbligatorio che attesti l’essersi sottoposti al ciclo completo di vaccinazione anti-Covid per entrare nei ristoranti, negli alberghi, nei cinema, sui treni, sugli aerei.
E il 69,2% condivide la decisione di sospendere l’attività lavorativa e i relativi compensi per il personale sanitario non vaccinato entro il 15 settembre.

Viola: “Bisogna limitare la replicazione virale”

La risalita dei casi di Covid, legata principalmente alla variante Delta, ha spinto anche diversi virologi e infettivologi, da Roberto Burioni ad Andrea Crisanti, a sostenere l’obbligo di vaccinazione o del Green Pass.
L’immunologa Antonella Viola, in un editoriale pubblicato su “La Stampa” ha definito quella del governo “una scelta di buon senso, necessaria per proteggere tutto il paese, anche quello che non vuole proteggersi”, spiegando che “le infezioni dei non vaccinati, anche qualora non causassero un immediato problema a livello sanitario perché non accompagnate da ricoveri ospedalieri, rappresentano tuttavia un pericolo per la salute pubblica, in quanto consentono al virus di replicarsi e, quindi, di continuare a mutare“.
Per bloccare la comparsa di nuove e pericolose varianti, ha sottolineato Viola, “bisogna limitare la replicazione virale“, riducendo i contagi.

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L’immunologa Antonella Viola


“Chi oggi s’inalbera, sventolando la bandiera della libertà individuale, dovrebbe spiegare il criterio secondo il quale, in nome dell’egoismo irresponsabile dei no vax – ha concluso –  i governi dovrebbero continuare a sacrificare i diritti e le libertà di chi, sentendosi responsabilmente parte di una comunità, ha scelto di vaccinarsi”.

Cassese: “Lo Stato può imporre il vaccino”

Si è espresso in merito a quanto sta accadendo anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, sostenendo a spada tratta in alcune interviste il Green Pass, affermando tra l’altro, al QuotidianoNazionale, che la libertà non è sotto attacco.

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Il presidente emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese

L’articolo 32 della Costituzione è chiarissimo – ha rilevato – La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e come interesse della collettività. E continua affermando che trattamenti sanitari obbligatori possono essere disposti purché lo decida il Parlamento, e quindi si provveda con un atto con forza di legge“.
Quindi, ha concluso Cassese paragonando chi rifiuta per pregiudizio ideologico il vaccino a chi credeva alle streghe nel Settecento, “lo Stato può imporre il vaccino”.

Più cautela è stata espressa invece dalla vicepresidente del Garante per la privacy, Ginevra Cerrina Feroni che, sul sito garanteprivacy.it, ha rilevato come il nodo problematico sia l’obbligatorietà per vaccini ancora in fase sperimentale, per cui, per ovvie ragioni, non si possono conoscere gli effetti a medio e lungo termine”.
La stessa Feroni ha ricordato però anche che ” la previsione di vere e proprie sanzioni, quali sarebbero l’impossibilità di accedere a determinati luoghi come alberghi, teatri, discoteche, ovvero di fruire di determinati servizi come il trasporto pubblico – così anche precludendo l’esercizio di libertà personali, di diritti sociali, ovvero il compiuto e agevole espletamento di attività professionali, lavorative o di studio da parte dei soggetti “inadempienti “rientra certamente nella riserva di legge statuale, ai sensi degli artt. 23 Cost., 7 CEDU e 49 Carta di Nizza”.

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Tag:  coronavirus