Sistema urbano +

UNA GRANDE VENEZIA PER UNA VENEZIA NUOVA

UNA GRANDE VENEZIA PER UNA VENEZIA NUOVA

Metrop_02_Rubini

La legge che introduce la nuova istituzione dev’essere un punto di partenza per una riforma vera, piena ed efficace

La Città metropolitana di Venezia è legge. E’ un fatto storico, che non molti hanno compreso. Infatti questa istituzione di cui si parla da decenni non ha mai scaldato i cuori anche quando era solo un progetto e non una realtà. Continua anche di fronte alla sua realizzazione legislativa a non scaldarli troppo. Come tutte le istituzioni vecchie e nuove è stata piuttosto percepita dall’opinione corrente come un ennesimo carrozzone partitocratico. Se sia questo o qualcosa di diverso lo si capirà dalle scelte che i politici faranno. Lo strumento legislativo oggi c’è ed è complessivamente valido. Come in tutte le cose, il buon uso o il cattivo uso faranno la differenza.
Per la prima volta si avrà la possibilità di un governo unitario di tutto il territorio che manifesta continuità urbana o comunque intensità di relazioni di rango urbano. E che va oltre, abbondantemente oltre, l’attuale Comune di Venezia. E’, se si vuole, una Venezia Nuova che ha tuttavia come matrice generativa quella storica. Per questo il comune capoluogo è il principale comune fondatore e costituisce la massa critica necessaria per far da catalizzatore al resto del territorio metropolitano. Diciamola tutta. Non era così scontato che Venezia fosse riconosciuta Città metropolitana meritevole di un governo di questo rango. E lo sarebbe stato ancor meno se non si fosse mantenuto un Comune di Venezia unitario tra città d’acqua e città di terra. Ne era e continua ad essere una condizione necessaria di partenza.
Far vivere politicamente questa istituzione non sarà una partita facile. Già sarà operativa in ritardo per le note vicende veneziane legate al MOSE, un ritardo che richiederà prima di tutto l’insediamento di un nuovo sindaco e di un nuovo Consiglio Comunale a Venezia. Poi si tratterà di stendere uno Statuto che sarà la carta fondamentale su cui la CM dovrà crescere e andare a regime. Prima e durante la scrittura statutaria tutto sarà in gioco; c’è un libro bianco che va scritto ex novo e dovrà ritagliarsi come un abito su misura sulle reali esigenze del territorio. Perciò la partita di questa scrittura può essere qualcosa di alto profilo anche dal punto di vista della partecipazione dei cittadini.
Governare politicamente con un’istituzione propria una città di questo tipo diventa decisivo perché nei fatti, come già detto, la metropoli Grande Venezia esiste da tempo sul piano sociale ed economico. Si è lentamente costituita in modo non molto diverso da come si formano tutte le grandi Città metropolitane d’Europa e del mondo, connettendo tra loro nuclei storici nel passato autonomi e autosufficienti e ora per forza di cose interdipendenti, come in una rete più ampia degli angusti sistemi urbani del passato.
Questa metropoli di fatto manca però di alcune peculiarità che le servono per fare il salto qualitativo ed essere consapevolmente metropoli. Su queste carenze la nuova istituzione e la politica che la governa può e deve fare molto per colmarle. Manca infatti un’identità metropolitana comune, manca inoltre, o è ancora carente, un sistema infrastrutturale in grado di valorizzare, attraverso la mobilità, le enormi risorse presenti. I pezzi attuali della metropoli Venezia sono ancora come frammenti interdipendenti ma ancora molto disaggregati, scarsamente coesi nonostante i flussi continui di relazioni quotidiane che dovrebbero metterli insieme come in un crogiolo. Manca, in definitiva, una coscienza e un orgoglio metropolitano, quello che dovrà essere in grado di farle fare un salto, uno scarto per farla diventare una Comunità.
Sappiamo quante difficoltà politiche e ostacoli questa istituzione ha avuto in tutta Italia. La soluzione legislativa che abbiamo in mano non è perfetta. I limiti derivano dalla necessità di fare comunque una legge con realismo e gradualità.
Il fatto che sia stata ritagliata sulla misura dell’attuale provincia è sicuramente un limite oggettivo. C’è una parte lontana di provincia che sarà dentro per forza e parte escluse che da anni fanno di fatto massa con Venezia (si pensi solo a Mogliano). Tuttavia siccome l’ottimo è il peggior nemico del bene, per ora è importantissimo cominciare da qui. Sappiamo che, come si dice, in progress molti aspetti si possono perfezionare. A cominciare dall’ambito Venezia-Padova-Treviso, che diventa una possibilità concreta solo se l’istituzione parte qui ed ora con i confini che le sono stati assegnati e, a seguire, procedendo per gradi.
C’è, infine, da riflettere sulle grandi opportunità che si aprono. Le metropoli sono la sfida del futuro. Solo una massa critica di persone e di abitanti – che non sono i semplici residenti – in movimento e in relazione è in grado di valorizzare le risorse sociali, umane, economiche, culturali di un territorio; e di farlo competere sulla scala dello scenario europeo. La competizione punta al meglio, non pensa agli altri territori metropolitani come avversari, ma come partners con cui scambiare tutto ciò che si può scambiare, ma con uno scambio alla pari, di pari qualità, vicendevolmente arricchente. Per questo l’Unione Europea sta promuovendo il costituirsi delle metropoli: perché vuole dialogare direttamente con esse e ad esse prevede di far pervenire i finanziamenti necessari per la crescita. Se la massa di persone connesse in una metropoli è densa e numerosa abitua la gente all’apertura mentale, allo scambio, alla tolleranza reciproca e al rispetto delle diversità; che sono il collante della cultura metropolitana. In definitiva, la metropoli del futuro dovrà costituire un modello diverso dalle più logore metropoli del passato recente, luoghi da cui fuggire, luoghi d’inquinamento, di spazi stretti, di solitudini, di stress, di violenza, di rumori e di cemento. E di accessi difficili ai servizi.
Tutti fattori che nel passato hanno annullato i benefici della metropoli che sono e restano invece le molte opportunità per numero e frequenza. Dovranno prevalere solo queste, in una condizione di efficienza, facilitazione e ottimizzazione di risorse e consumi energetici. Ciò che oggi si dice Smart.
 
«Le metropoli sono la sfida del futuro. Solo una massa critica di persone e di abitanti – che non sono i semplici residenti – in movimento e in relazione è in grado di valorizzare le risorse sociali, umane, economiche, culturali di un territorio; e di farlo competere sulla scala dello scenario europeo»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.