UN PESCE FUOR D’ACQUA

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«Sto meglio “a mollo” che a terra».
Nuoto, vittorie e gossip a bordo asca raccontati dal padovano Luca Dotto, vicecampione del mondo all’ultima rassegna iridata 
Non sempre notorietà fa rima con felicità e alle volte, il gossip d’oro, buca di più di un argento mondiale. Lo sa bene Luca Dotto, nato a Tombolo, vicecampione nei 50 metri stile libero agli ultimi mondiali di nuoto a Shangai, che per il triangolo Pellegrini-Marin-Magnini forse troppo “sponsorizzato”, non ha ricevuto il giusto riconoscimento mediatico. Classe 1990, vive a Roma, dove si allena per il Gruppo Sportivo Forestale insieme a Filippo Magnini, suo amico e compagno di vasca. Attaccato alle sue radici sogna, terminata la carriera, di ritornare a stabilirsi in Veneto. Nell’attesa, si allena intensamente per le Olimpiadi di Londra 2012 insieme alla sua ragazza, Rossella Fiamingo, schermitrice italiana. Una coppia giovane ma solida, che tra Catania e Roma, vive un amore a debita distanza dai riflettori ma a stretto contatto con la passione per lo sport.
Per esigenze sportive ti sei dovuto spostare a Roma. Quanto ti è pesato spostarti da Tombolo? «Molto. L’aria di casa e il nucleo familiare mi mancano, ma so che la mia permanenza a Roma è temporanea e durerà fino al termine della mia carriera. Il mio trasferimento è stato però necessario per diventare uno sportivo a livello professionistico. A Roma sono stato chiamato dall’allenatore nazionale del settore della velocità, che aveva espresso la volontà di allenarmi e in questo percorso è stato fondamentale l’aiuto del mio compagno di vasca, Filippo Magnini».
Un trasferimento necessario: che cosa manca nel nostro territorio per emergere nel mondo sportivo? «In Veneto mancano le strutture utilizzate esclusivamente per gli allenamenti a livello agonistico, nelle quali possono allenarsi più società. C’è il centro federale Coni di Verona ma è piccolo e si allena soltanto Fede (Federica Pellegrini ndr). Qui a Roma nella piscina dove nuoto, oltre alla Larus, la mia società civile, si allenano altre 3-4 società e non ci sono mai problemi con gli spazi acqua. In Veneto, invece, si è costretti ad allenarsi in orari ridotti, visto che la maggior parte delle piscine sono comunali e quindi aperte al pubblico pagante».

Il tuo medagliere vanta già numerose vittorie, ma la più importante è stata quella dei Campionati del mondo di Shangai dove hai conquistato la medaglia d’argento e anche il cuore degli italiani. Che significato ha avuto per te e come hai vissuto questa soddisfazione sportiva?«È stata una sensazione strana perché fino a due anni fa queste gare le guardavo solo in televisione. Gareggiare fianco a fianco ai miei idoli è stata un’esperienza unica, poi riuscire a intrufolarmi sul podio, in mezzo a questi campioni, è stata la realizzazione del mio sogno sportivo. La cosa che mi ha dato più soddisfazione, oltre alla medaglia, è stata riuscire a conquistarla a soli 21 anni e non ancora al massimo della mia maturazione fisica. Alla mia giovane età posso già dire di esserci».
La tua vittoria ai mondiali ha avuto la giusta eco o secondo te è stata messa in secondo piano da vittorie più “sponsorizzate”? «Non è stata messa in disparte da vittorie più sponsorizzate, ma da argomenti poco attinenti al mondo sportivo. I media si sono concentrati sulla storia di due miei amici, Fede e Filippo, e questo ha messo in secondo piano l’ascesa mia e di Fabio Scozzoli (due argenti ndr). Sono sicuro che se avessimo fatto lo stesso risultato due anni fa ai mondiali di Roma, la risonanza mediatica sarebbe stata sicuramente maggiore e la gente, oggi, ci conoscerebbe di più».
Alcuni dei tuoi colleghi e amici, sono spesso soggetti di gossip e fanno notizia per la loro vita privata. Tu come giudichi questo comportamento? Quando la notorietà diventa un limite? «Io a priori non giudico nessuno perché ritengo che ognuno sia libero di fare quello che vuole. Personalmente, però, non metterei troppo sotto i riflettori la vita privata. La notorietà non è positiva quando non ti permette di essere libero ma altresì ti condanna. Finché si fa un servizio fotografico con la fidanzata ben venga, ma quando sotto le luci del gossip viene messa una storia strana, fatta di tradimenti, starei attento. Io voglio che la gente parli di me come un atleta che porta alto l’onore dell’Italia e del Veneto e non per quello che faccio con la mia fidanzata o alle feste. Voglio essere esclusivamente un buon nuotatore».
Sport Week ha pubblicato uno speciale sui mondiali di scherma con te e la tua fidanzata, ma è solo uno degli articoli che quest’estate vi ha visto come protagonisti. Come vivete questa notorietà? «Non c’è nessuna notorietà, perché io e Raffaella viviamo una vita normale. Quando ci capita di uscire non veniamo riconosciuti da molti e siamo come due ragazzi normali. Se la gente poi in un futuro ci riconoscerà ben venga, altrimenti vivremo la nostra vita tranquillamente come abbiamo sempre fatto. Non è importante essere identificati per fare bene il nostro mestiere».
In un’intervista al Corriere della Sera, durante i Mondiali di Shangai, affermi: «Non mi impegno in allenamento più di tanto, sono uno scansafatiche e mi lamento sempre. Non sono uno che si dedica tanto alla fatica, le cose mi vengono naturalmente. Riesco ad esserci nelle situazioni importanti». È ancora così? «Quest’anno, dopo aver parlato con il mio allenatore ho cominciato a dedicarmi allo sport più seriamente partendo dalla considerazione che se sono arrivato al mondiale facendo il 60% di fatica, quest’anno devo farne di più visto che c’è in palio qualcosa di molto più grande, come l’Olimpiade. Lo sforzo adesso lo compio volentieri perché voglio andare a colmare il gap cronometrico che c’è tra me ed i miei avversari, soprattutto nei 100m. Posso dire che adesso, quando esco dalla vasca con i dolori alle braccia per la fatica, sono felice».
Quanti sacrifici comporta la vita del nuotatore? «È piena di sacrifici. Io faccio due allenamenti al giorno più palestra, per un totale di 5 ore e mezzo al giorno, a volte sei. Molti week end sono impegnato in gare e questo mi limita soprattutto nel vedere le persone care. Gli unici momenti di tranquillità che ho a disposizione li uso per riposarmi. Per fortuna la carriera mi sta ripagando, però penso alle migliaia di ragazzi che fanno questa vita e dico che è uno degli sport, se non lo sport in assoluto, nel quale ci vogliono più dedizione e rinunce».
L’acqua è il tuo elemento naturale e il tuo mondo. Com’è il tuo rapporto con essa? «Amo l’acqua a 360 gradi, fa parte della mia vita e paradossalmente, in acqua mi trovo meglio che a “terra”. Non è un luogo in cui è comune stare, però per me è diventato naturale e certe volte anche semplicemente stare a “mollo” mi rilassa. Penso, inoltre, di essere uno dei pochi nuotatori cui piace stare al mare e nuotare nell’acqua profonda. Anche quando non gareggerò più, sono sicuro che l’acqua rimarrà un punto cardine della mia vita».
Luca Dotto cosa si aspetta dal futuro? «Riuscire a far bene in tutte le competizioni sportive internazionali da qui a fine carriera. I miei prossimi appuntamenti sono gli Europei in vasca corta che si terranno a dicembre in Polonia, gli Europei in vasca lunga che avranno luogo a maggio in Belgio e l’Olimpiade di Londra per la quale sto lavorando da quando mi sono trasferito a Roma. Grazie alla medaglia di Shangai sono già per diritto qualificato, per cui per me l’importante adesso non è più “partecipare”, ma vincere».
DI MICOL STELLUTO

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