Una serata dedicata allo spuntino che fu “battezzato” da D’Annunzio e poi divenne un classico a Venezia
L’ispirazione è inglese (i classici “tea sandwich”). La “gloria” è veneziana (visto che quelli proposti in Laguna sono tra i più apprezzati e ormai fanno parte integrante della proposta culinaria della città).
Ma il tramezzino, nome coniato addirittura dal poeta Gabriele D’Annunzio, è un’invenzione torinese.
Non è allora un caso che la città della Mole abbia deciso di celebrarne il primo secolo di vita dedicandogli una serata-evento, intitolata proprio “Tramezzino 100!”.
Torino celebra il suo tramezzino
L’appuntamento, in calendario venerdì 13 marzo 2026, si incentra su una grande degustazione itinerante, con oltre 15 interpretazioni del paninetto, firmate da caffè storici, pasticcerie, bar e panifici del capoluogo piemontese.
Si potranno scegliere pacchetti da 5 o 10 tramezzini, da accompagnare con vini, cocktail e soprattutto vermouth.
Il tramezzino nacque infatti come spuntino di accompagnamento dell’aperitivo, per il quale i torinesi si facevano servire questo vino aromatizzato tipico della città, che a sua volta celebra i suoi 240 anni.
Al fianco degli assaggi, verranno proposti anche momenti di approfondimento dedicati al valore storico e identitario del tramezzino, attraverso talk e dialoghi aperti al pubblico sul palco della Centrale Nuvola Lavazza.
La storia del tramezzino: dall’Inghilterra all’Italia
I primi tramezzini, pane bianco tagliato in forma triangolare o rettangolare farcito con burro e cetrioli, furono ideati dalla duchessa di Bedford, Anna Maria Stanhope, a inizio 1800, per poi diffondersi a metà secolo in tutto il Paese e, successivamente, in Europa.

Fu Angela Demichelis Nebiolo, proprietaria con il marito Onorino del Caffè Mulassano in Piazza Castello (dove una targa ricorda data e nome dell’inventrice), a creare, di ritorno dagli Usa, la versione italiana del sandwich anglosassone, caratterizzata in particolare dal pan carrè morbido senza crosta. Il primo gusto servito ai clienti torinesi fu “burro e acciughe”, anche se poi si diffuse un’ampia varietà di farciture.
Il tramezzino torinese e quello veneziano
Se il passaggio dal “toast” americano, introdotto in Italia sempre dai coniugi piemontesi, al tramezzino fu il primo passo, quella sui gusti fu una vera e propria evoluzione della fantasia italiana.

Perché se il sandwich inglese prevede sempre l’uso del cetriolo, ancor oggi, tra la trentina di proposte del Caffè Mulassano, si trovano per esempio i tramezzini alla robiola, oppure sedano e noci, ma anche al vitello tonnato.
Lo sbarco da Nord Ovest a Nord Est del nostro Paese trovò invece la culla ideale a Venezia, che elaborò una sua versione della ricetta molto più ricca di maionese e farcitura, anche in questo caso declinata in più forme. Quelle ritenute più classiche? Tonno e cipolline, ma anche uovo sodo e baccalà mantecato.
Alberto Minazzi



