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Stradivari: ecco dove sta il segreto dei suoi violini

Stradivari: ecco dove sta il segreto dei suoi violini

Lo studio coordinato dal Cnr ha svelato cosa rende unici i vecchi strumenti e perché i musicisti li preferiscano

Un particolare bilanciamento di “apertura”, “chiarezza” e “nasalità” nel timbro, cioè nelle specifiche proprietà del suono emesso, che differenziano ogni singolo strumento.
Sarebbe questo il “segreto” che rende ancor oggi unici i violini realizzati nel Settecento dal liutaio cremonese Antonio Stradivari. E che li fa preferire ancor oggi ai musicisti rispetto agli strumenti più moderni.
Anche se, in prospettiva, non si tratta di caratteristiche irripetibili, ma che, accuratamente individuate e realizzate poi nella fabbricazione dello strumento, possono essere riproposte anche nella liuteria attuale.
A giungere a questa conclusione è lo studio ideato e coordinato da Carlo Andrea Rozzi dell’Istituto Nanoscienze del Cnr e realizzato da una squadra multidisciplinare composta anche da Alessandro Voltini della Scuola internazionale di liuteria “Stradivari” di Cremona, Fabio Antonacci del Politecnico di Milano e dagli psicologi Massimo Nucci e Massimo Grassi dell’Universita’ di Padova.
Grazie alla collaborazione del Comune di Cremona, i ricercatori hanno potuto accedere alla collezione del Museo del Violino di Cremona ed effettuare le prove di ascolto nell’Auditorium lombardo.
Nell’esperimento, i cui risultati sono stati pubblicati su “The Journal of the Acoustical Society of America”, sono stati coinvolti 70 tra liutai e studenti della Scuola cremonese, chiamati a valutare le qualità sonore di 4 diversi violini, tra cui uno Stradivari, due moderni e uno di fabbrica.
I liutai hanno potuto ascoltare solo una semplice scala musicale composta di 5 note, senza sapere su quale strumento fossero state suonate. E la scelta è caduta con una netta prevalenza sullo strumento più antico.
Il passo successivo, da parte dei ricercatori, è stato quello, come ha raccontato Rozzi, di individuare le caratteristiche del suono dello Stradivari, basandosi sull’analisi approfondita delle descrizioni fornite dagli ascoltatori oltre che su misure vibro-acustiche effettuate sugli strumenti.
“Stabilire quali aspetti del suono contribuiscono a rendere piacevole il timbro di uno strumento – spiega Fabio Antonacci – è importante per la liuteria, in quanto apre la strada alla realizzazione di strumenti con proprietà timbriche desiderate”.

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