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Sicurezza stradale: almeno 1 su 10 fa video mentre è al volante

Sicurezza stradale: almeno 1 su 10 fa video mentre è al volante

Il preoccupante dato emerge dalla nuova indagine sugli stili di guida presentata da Anas

La distrazione alla guida è, più ancora dell’uso di alcool o droghe, la principale causa di incidentalità.
Eppure il 3,1% dei guidatori ammette che nell’ultimo anno gli è capitato di registrare un video mentre era al volante e un altro 6,9% ha dichiarato di aver visto compiere la stessa operazione dal guidatore quando era a bordo come passeggero.
In pratica, dunque, almeno il 10% ha ammesso un pericolosissimo comportamento contrario al codice della strada. E la percentuale reale quindi è presumibile sia ancor superiore, visto che si tratta di condotte che normalmente non si dicono.
È il dato più preoccupante che emerge dalla nuova indagine sugli stili di guida realizzata dall’istituto di ricerca Csa per Anas.

Chi guida male? Gli altri

I risultati del questionario online, svolto quest’autunno su un campione rappresentativo di 4000 conducenti di ogni età e di tutte le regioni italiane che utilizzano le strade Anas frequentemente (per la metà almeno una volta a settimana e nel 28% dei casi tutti i giorni) per tutte le tipologie di spostamento, sono stati presentati nel corso dell’odierno convegno di Roma dal titolo “Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime”.
L’indagine è strutturata su tre livelli. Il primo, da cui emerge anche il dato già menzionato sull’uso del cellulare, si basa su un’auto-analisi. E un altro aspetto significativo è che gli italiani ritengono di guidare bene e rispettando le regole (il voto che si sono attribuiti è mediamente di 8,6), a differenza degli altri guidatori (voto medio 5,4). Uno scarto leggermente diminuito, rispetto al 2022, ma ancora significativo.
Del campione, il 4,2% ha dichiarato di essere stato coinvolto negli ultimi 2 anni in almeno un incidente stradale, individuando la velocità come principale causa.
Di fatto, poi, gli automobilisti sono tutti sostanzialmente d’accordo sul fatto che vengano installati a bordo dei veicoli dei giovani tra 18 e 25 anni sistemi di limitazione come quelli che oscurano le funzioni del cellulare, limitano la velocità o impediscono si mettersi alla guida in stato di ebbrezza. Il dato infatti cala leggermente col calare dell’età; ma, per esempio, sull’alcollock c’è consenso anche tra l’81% dei giovani.

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Comportamenti scorretti: c’è ancora molto da fare per la sicurezza

Gli altri due livelli di indagine si sono basati invece su osservazioni esterne dei comportamenti di guida.
In un primo caso, sono state effettuate quasi 5 mila osservazioni in 110 ore, su 6 strade campione, da rilevatori appositamente formati per osservare i flussi di traffico e registrare anche le condotte all’interno del veicolo. Un uso improprio del cellulare, per esempio, è emerso nel 9,6% dei casi.
Il mancato uso delle cinture di sicurezza ha riguardato il 10,6% dei conducenti e ben il 72,6 dei passeggeri sui sedili posteriori.
Si tratta di dati molto alti (rispettivamente si è scesi dal 10,3%, 11,4% e 75,7%), che comunque lasciano intuire un cambiamento, sia pur molto lento, in corso nei comportamenti.
Un punto su cui poi ci si è soffermati con particolare attenzione è quello dell’uso degli indicatori di direzione. Anche qui c’è un leggerissimo calo dal 2022, ma le “frecce” non vengono usate, per esempio, oltre il 50% delle volte all’inizio o alla fine di un sorpasso.

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L’ultima parte dell’indagine si è quindi incentrata sui risultati emersi dai rilievi automatici effettuati da telecamere intelligenti fisse in 3 postazioni, divise tra Nord, Centro e Sud, a copertura di complessive 10 corsie di marcia.
Le informazioni raccolte in 24 ore sono state ben 102.426, con superamenti dei limiti di velocità nel 12,9% dei casi e mancato rispetto delle distanze minime addirittura nel 38,5%.

Salvini: in arrivo modifiche su esame di guida e patente a punti

I punti di partenza dei ragionamenti affrontati nei lavori del convegno sono le statistiche e gli ambiziosi obiettivi che si è posta l’Unione Europea, cioè ridurre del 50% le vittime di incidenti stradali entro il 2030, arrivando a zero nel 2050.
In Italia, si parte dai 3.159 morti sulle strade registrati nel 2022.
“Sono un comune italiano che scompare ogni anno”, ha quantificato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, nel suo intervento introduttivo al convegno.
Sul tema della sicurezza stradale, ha ricordato Salvini, è attualmente all’esame della Commissione Trasporti della Camera il disegno di legge del Governo, “che conto entro Natale possa essere approvato”, ha auspicato il ministro. “Una volta portato a casa il nuovo codice della strada – ha però subito aggiunto – andrà fatta una riflessione sull’esame di patente e sul sistema di patente a punti”. Sul primo punto, Salvini ha puntato il dito sul “modello Ruota della fortuna, molto lontano dalla pratica” attualmente in vigore. Quanto alla patente a punti, il ministro ha ammesso che “all’inizio ha avuto un effetto dissuasorio, che però per certi versi si è ora esaurito”. “Bruxelles – ha concluso – ci impone obiettivi sempre ambiziosi: il mio è quello di arrivare giorno dopo giorno a tornare a rendere decrescente la curva dei morti sulle strade, spiegando, educando, ma quando serve anche sanzionando e bastonando”.

Alberto Minazzi

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