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Semafori bianchi, rombi e pannelli verdi: è la strada che cambia

Semafori bianchi, rombi e pannelli verdi: è la strada che cambia

Tutte le novità destinate a cambiare le segnalazioni agli automobilisti: dal semaforo con luce bianca al cartello con rombo alla segnaletica verde. Ecco cosa significano

Sono passati esattamente 101 anni. E quella del 1° aprile 1925, tutt’altro che uno scherzo nonostante la data, è stata una novità tecnologica che ha letteralmente rivoluzionato la viabilità.
Perché si può davvero dire che, da quel primo dispositivo collocato a Milano, all’incrocio tra piazza Duomo, via Orefici e via Torino, in Italia il semaforo, di strada, ne ha fatta davvero tanta. E la simbologia rosso, giallo e verde è risultata talmente efficace da essere presto passata a indicare situazioni di divieto, attenzione o via libera anche in settori della vita comune ben diversi dalla circolazione stradale.
Eppure, in prospettiva, dobbiamo prepararci a un prossimo cambiamento: la possibilità che, alle 3 luci classiche, in futuro se ne aggiunga una quarta, bianca.

Tutti i colori del semaforo: verso il bianco

L’eventualità di un “semaforo bianco”, va premesso, ha una prospettiva temporale non breve.
Perché, per vederla concretizzata (e non è detto nemmeno che questo avvenga), si stima che ci vorrà almeno una decina d’anni, se non di più.
Ma la luce bianca è già nei progetti e nelle sperimentazioni: le automobili sono sempre più automatizzate e la strada non può esser da meno, diventando così anche più sicura. E veloce.
Le simulazioni condotte da ricercatori della North Carolina University hanno consentito di gestire alcuni incroci trafficati attraverso una programmazione preventiva con una possibile riduzioni di ritardi oltre il 10%.

Una luce bianca per una mobilità intelligente

La presenza di un elevato numero di mezzi autonomi all’incrocio permetterebbe infatti di calcolare al meglio le tempistiche e le priorità per regolare il passaggio di tutti, anche attraverso un coordinamento automatico di accelerazioni e frenate.
In pratica, l’“intelligenza” del semaforo potrebbe comunicare con quella dei veicoli, ottimizzando i flussi grazie agli algoritmi. Ma, al tempo stesso, se le macchine automatiche in transito in quel momento fossero troppo poche rispetto al totale, si tornerebbe alla classica applicazione della turnazione dal rosso al verde.
La luce bianca dei semafori ha però una funzione diversa, ed altamente tecnologica, rispetto al meccanismo con cui siamo abituati a ragionare.  L’obiettivo che si pensa di perseguire attraverso il semaforo bianco e la mobilità intelligente è infatti quello di ridurre code e tempi di attesa agli incroci e, di conseguenza, emissioni inquinanti.  

Muoversi nelle smart road del futuro

È dunque chiaro, spiegano gli esperti, che per far sì che il sistema risulti efficiente serve innanzitutto una diffusione di automobili completamente autonome o connesse molto più elevata rispetto agli attuali livelli, ancora marginali. Così come le infrastrutture necessitano ancora di enormi passi avanti verso la digitalizzazione e la realizzazione di vere e proprie “smart road” dotate di sensori, telecamere e centri di calcolo in tempo reale. E servirebbero, nel contempo, anche un adeguamento anche del codice della strada e l’adozione di standard condivisi quantomeno a livello europeo. Non sembrano invece prospettarsi particolare problematiche per i conducenti “umani” che continuassero a mettersi alla guida: sarebbe sufficiente seguire con attenzione i movimenti del veicolo, sincronizzato col sistema, che ci precede immediatamente. Per questo, le tempistiche si prospettano molto lunghe. Oltre che eventuali, visto che, nell’arco del paio di decenni richiesto per pensare di passare dai test-pilota all’inizio di una graduale diffusione, la tecnologia potrebbe riscrivere completamente la materia. Al momento, pur sempre a livello di simulazioni e studi universitari, le realtà maggiormente avanzate sembrano gli Stati Uniti, che hanno lanciato l’idea, e la Cina, che sta investendo con importanza sulle smart cities.

Priority tra rombi bianchi, e pannelli col bordo verde

Per il momento, appaiono invece percorribili molto più rapidamente anche in Italia altre innovazioni della segnaletica stradale, già partite in altri contesti. Una di queste è il cartello con un rombo bianco su sfondo blu, che indica le corsie riservate ai veicoli che trasportano a bordo almeno 2 persone, spesso anche taxi, bus o auto elettriche.

Immagine generata con IA

Il sistema, applicato con pesanti sanzioni per i trasgressori, punta a ridurre il numero di auto in circolazione, e le conseguenti ricadute su traffico e inquinamento, incentivando la condivisione dei mezzi.
Già molto diffuso negli Stati Uniti e in Canada, ha iniziato a essere applicato in alcuni Paesi europei, come Francia, Spagna e Germania, con una rapida diffusione in tutto il continente. Anche l’Italia sta prendendo in considerazione l’ipotesi, che però non è ancora stata inserita, come sarebbe necessario, nel Codice della strada.

Cartelli verdi, guida serena: il futuro del traffico è consigliato

Più improbabile, invece, sembra l’adozione anche da noi, come già avviene in Francia e nel Regno Unito (con anche la Spagna che ha iniziato la sperimentazione), di un altro tipo di pannelli: quelli con il bordo verde, che non impongono, ma consigliano semplicemente un limite di velocità, senza dunque l’applicazione di sanzioni a chi va più veloce.
Grazie a sensori e dati in tempo reale, la segnaletica consiglia, educa e armonizza il traffico, riducendo anche inquinamento e stress da guida. È il soft power della mobilità intelligente: più flusso, meno divieti, e una guida più serena per tutti.

Immagine generata con IA

Per ora non ci sono dati ufficiali sull’efficacia dei nuovi cartelli stradali ma i monitoraggi sembrano evidenziare meno frenate e accelerazioni improvvise, traffico più scorrevole, un leggero calo dei sinistri nei punti critici e una guida più consapevole.

Tutte le evoluzioni del vecchio semaforo

Il vecchio semaforo ha una sua storia  costellata di invenzioni curiose, tentativi pionieristici e piccoli imprevisti.
Dai primi modelli a gas azionati a mano a Londra nel 1868, passando per l’elettrico moderno di Cleveland nel 1914, fino all’introduzione della terza luce gialla a Detroit nel 1920, il semaforo ha attraversato decenni di sperimentazioni, adattamenti e curiosità internazionali che ne hanno plasmato l’immagine e la funzionalità che conosciamo oggi.
Per esempio, il primo semaforo, inventato da John Peake Knight, e installato vicino al Parlamento di Londra il 10 dicembre 1868, doveva essere azionato manualmente e funzionava con due luci, rossa e verde, alimentate a gas. Tant’è che il sistema presto fu abbandonato a causa di un’esplosione.
Solo nel 1920, a Detroit, William Potts introdusse la terza luce, gialla. Un segnale, quello intermedio, che, in Italia, siamo abituati a vedere accendersi insieme al verde per segnalare l’imminente passaggio al rosso. Ma che, a differenza del nostro, i codici stradali di altri Stati (tra cui per esempio Austria, Germania, Regno Unito, alcuni Stati del Canada, Romania e altri Paesi ex sovietici) prevedono in abbinata a quella rossa, per indicare, al contrario, il prossimo arrivo del via libera per impegnare l’incrocio.

Alberto Minazzi

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