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Sara Lucatello: una veneziana alla guida degli astronomi europei

Sara Lucatello: una veneziana alla guida degli astronomi europei
Sara Lucatello, astronoma dell'Inaf di Padova e prossima presidente ad interim della società astronomica europea (@mediainaf.it)

La ricercatrice dell’Inaf di Padova guiderà l’Eas per i prossimi 2 anni. “Punterò sui giovani per insegnare a fare squadra”

È una prima assoluta in due sensi, quello legato al genere e quello sulla provenienza geografica, e il segnale di un cambio di passo anche dal punto di vista dell’età.
“I miei predecessori sono stati tutti illustri scienziati maschi, del Nord Europa e piuttosto più anziani di me”, sottolinea Sara Lucatello, veneziana classe 1975, ricercatrice all’osservatorio Inaf di Padova, commentando l’ufficializzazione da parte della European Astronomical Society (Eas) della presidenza affidatale fino al 2026.
Il Consiglio dell’Eas ha scelto infatti all’unanimità l’astrofisica veneta, già vicepresidente dal 2018, per la successione: per i prossimi due anni sarà alla guida della società che si occupa di promozione e sviluppo dell’astronomia in Europa e che conta oggi su oltre 5 mila membri individuali, 32 società astronomiche nazionali affiliate e 30 membri organizzativi.

  • Lei sarà la prima donna e il primo scienziato dell’area mediterranea a ricoprire questo incarico. E’ emozionata?

“Essere stata scelta è un grande onore, mi riempie di orgoglio, di entusiasmo e anche un po’ di emozione, sapendo che ho davanti molte sfide da affrontare. Ed essere la prima presidente è al tempo stesso una responsabilità e una soddisfazione, perché è il segno che, in questo caso, come per fortuna inizia a succedere sempre più spesso, il mondo scientifico riconosce il lavoro delle donne, dopo averle lasciate per lungo tempo in secondo piano. Ricordo, per esempio, che una decina di anni fa una collega non vinse il Nobel, che fu invece assegnato al suo relatore. Ora ci siamo per fortuna molto allontanati da questa situazione, pur restando ancora delle discriminazioni, soprattutto sul piano della carriera”.

  • E’ anche la prima italiana. L’Eas apre nuovi fronti…

“Preferisco definirmi prima presidente proveniente dall’Europa mediterranea, prima ancora che italiana, proprio per rimarcare il cambio di passo dell’Eas. La mia elezione va letta infatti come un segnale d’apertura per una associazione come la nostra, che sta dimostrando nei fatti il proprio interesse agli aspetti della massima inclusività, per mostrare che tutti possono lavorare in astronomia, al di là di ogni qualificazione, non solo di genere”.

  • Qual è l’obiettivo che si è posta per il biennio di presidenza?

“In primis, ampliare la nostra attività, includendo una platea più giovane. I nostri membri sono generalmente più avanti, nella loro carriera: a me interessa allargare la prospettiva a giovani laureati che iniziano ad affacciarsi a questo mondo, perché ritengo che sia importante sostenere i loro passi e i loro interessi, incoraggiandoli e coinvolgendoli sempre più. Vorrei che passasse il messaggio che, non meno della ricerca, è importante la collaborazione e la capacità di fare squadra, sia a livello nazionale che europeo. Anche perché, per reperire fondi, ci rivolgiamo sempre più a una platea internazionale”.

  • Come racconterebbe l’Eas a chi non la conosce?

“In generale, si può dire che la società si occupa di promuovere l’astronomia in Europa, per esempio attraverso il più grande congresso d’Europa su questi argomenti, che vede una partecipazione tra le 1500 e le 2 mila persone e che nel 2024 si terrà a Padova. Ma l’Eas organizza anche scuole di alta formazione per giovani ricercatori e, ancora, funge da interfaccia con la Commissione Europea, dando il proprio contributo per i temi legati all’astronomia, così come con le società nazionali, tra cui la Società astronomica italiana, per un coordinamento più efficace delle rispettive attività. E poi ci occupiamo di promuovere e sostenere iniziative che portano avanti il tema della diversità in astronomia, collaborando anche con i Paesi, come quelli dell’Africa, in cui l’astronomia è meno sviluppata”.

  • C’è una questione aperta che le sta particolarmente a cuore?

“Dovendone indicare una, direi senza dubbio il tema della protezione del cielo dall’inquinamento legato ai satelliti per telecomunicazioni. Le scie che lasciano nel cielo sono indubbiamente spettacolari, ma per esempio la luce che si ricollega a questi corpi orbitanti artificiali non aiuta sicuramente gli astronomi nello svolgimento dei propri compiti. Eas è dunque una delle realtà più attive, e continuerà sicuramente a esserlo anche sotto la mia presidenza, nel parlare con l’industria per garantire il futuro”.

  • Ha sottolineato, nella prospettiva della novità interna all’Eas, la sua provenienza mediterranea. Ma si sente orgogliosa anche di essere un’astrofisica italiana?

“Assolutamente sì: c’è molto di cui essere orgogliosi. L’Italia è un Paese che in questo campo ha un’ottima reputazione, all’estero, essendo riconosciuta tra i leader della ricerca astronomica mondiale. Una delle cose straordinarie è che riusciamo a fare moltissimo con risorse limitate, specie confrontandoci con i Paesi che stanno sopra di noi, che possono contare su finanziamenti strutturali più elevati. Facciamo insomma benissimo con poco. Il che significa però anche che, se avessimo un po’ di più, potremmo scalare la classifica”.

  • Ci sono altre criticità?

“Soprattutto una: l’Italia, proprio per l’incertezza sui fondi, non è molto attrattiva, per gli stranieri, che sono restii a scegliere il nostro Paese per gli investimenti. E non solo in astronomia, ma nell’intero ambito scientifico. Ecco perché affermo che si deve lavorare su questo punto: la ricerca vive di scambi e interazioni, del portare il sapere altrove. E se è vero che gli scienziati italiani vanno molto all’estero, la sfida che ci dobbiamo porre è quella di riuscire nel contempo a essere anche sempre più attraenti per gli scienziati stranieri”.

Alberto Minazzi

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