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Sant'Andrea, l'isola che ora c'è

Sant'Andrea, l'isola che ora c'è

Grazie al federalismo demaniale, il Comune proseguirà l’operazione di recupero del ricco patrimonio storico e naturale delle isole abbandonate della Laguna


La laguna è opera antica della natura. Dapprima la marea, il riflusso e la terra in azione reciproca, quindi il progressivo abbassamento delle acque preistoriche, fecero sì che all’estremità superiore dell’Adriatico si formasse una considerevole zona paludosa, che, dopo esser stata sommersa dall’alta marea, viene parzialmente lasciata libera dal riflusso. L’arte umana s’impadronì dei punti più eminenti, e così nacque Venezia, collegando in sé cento isole, circondata da cento altre».
Così Johann Wolfgang Goethe descriveva, in “Viaggio in Italia”, la magnificenza naturalistica dell’arcipelago veneziano, che oltre alle isole “maggiori” Murano, Burano e Torcello comprende numerose sorelle “minori”. Luoghi silenziosi e magici, dove il tempo sembra essersi fermato. In passato hanno svolto funzioni tra le più disparate: in alcune sono stati fatti gli orti della città, in altre conventi, alcune sono diventate famose per le eccellenze artigianali, altre per funzioni militari e di difesa. Un viaggio via acqua che affascina grazie a storia, cultura e natura, ma che negli ultimi decenni è stato vittima di un progressivo percorso di abbandono e degrado.
Il Comune di Venezia, con la delibera sul federalismo demaniale proposta dalla vicesindaco, Luciana Colle, e approvata in Consiglio comunale, ha acquisito gratuitamente due di queste: l’isola della Certosa e il Forte di Sant’Andrea. Un testo riveduto e alla fine approvato dal sindaco Luigi Brugnaro, che ha deciso di sostenere il progetto per valorizzare l’ambiente e la socio-economia in un momento storico particolarmente importante per la salvaguardia di Venezia.
La formalizzazione del contratto tra Comune e società private, che deve perfezionarsi entro sei mesi dalla sottoscrizione dell’accordo di programma che avverrà a breve, prevede la valorizzazione delle due isole. Alla Certosa il lavoro è già avviato in partnership pubblico privata con l’attuale gestore dell’isola, la società Vento di Venezia, mentre il Forte di Sant’Andrea, per secoli base importante di difesa della Repubblica Serenissima, è ancor oggi in stato di forte degrado.Dopo la cessazione di qualsiasi uso o presenza militare, dal 2000 l’intero compendio non ha avuto un utilizzo nemmeno parziale e versa in condizioni di assoluto abbandono, ad eccezione di alcune sporadiche concessioni temporanee per farne sede di eventi, riprese cinematografiche e visite da parte di associazioni culturali.
La situazione di abbandono non impedisce che quotidianamente il Forte sia sede di incursioni non autorizzate di visitatori occasionali con relativi problemi di sicurezza, smaltimento dei rifiuti, rischi d’incendio e di danneggiamento delle opere monumentali. Per questo la finalità del programma di valorizzazione per Sant’Andrea è la fruibilità pubblica del compendio attraverso un percorso storico ed ambientale che recuperi lo splendore del luogo storico, arricchito di un contenuto di duplice valenza: culturale (esposizioni temporanee e permanenti, produzione artistica, formazione) e turistico-ricreativa (eventi e servizi per lo svago ed il tempo libero, supporto alla nautica da diporto).
Dal progetto si evince che il collegamento con una passerella mobile all’isola della Certosa, in fase di avviato intervento di recupero, renderà il luogo direttamente connesso ai servizi pubblici di navigazione. Il recupero della Certosa come parco pubblico dotato di servizi alla persona, di strutture per la nautica e residenziale-turistico renderà il Forte di S. Andrea parte di un sistema e non un elemento isolato e inaccessibile: la fruibilità del parco e del Forte saranno sinergiche, determinando un percorso virtuoso e ricco di opportunità e valori.
«Debbo a questo punto osservare che per salvare le nostre isole lagunari c’è bisogno di due interventi: il primo che ne conservi il corpo ed il secondo che ne conservi l’anima. Il primo consisterà nelle opere di difesa contro le cause fisiche e meteoriche che mirano a distruggerle; in poche parole, per evitare che il mare se le mangi o le sommerga, il secondo deve impedire che esse siano abbandonate dalla popolazione che ci sta… La conservazione delle isole lagunari non deve limitarsi alla loro conservazione fisica e strutturale, alla solidità delle sponde, alla elevazione delle arginature, ma deve essere estesa alla loro vitalità e quindi anche allo sviluppo di quelle attività artigianali, agricole, marinare, turistiche etc… che possono consentire alle genti di viverci sopra; e poiché la gente ancora non vola, così dico che bisogna permettere quei collegamenti che sono necessari…».
Così narrava Eugenio Miozzi nel 1967. Non solo tutela del “corpo” ma anche sviluppo dell’”anima”: ecco le istruzioni per tornare a far risplendere le eccellenze del nostro territorio.
CERTOSA: UN ESEMPIO VIRTUOSO DA SEGUIRE
Non c’è solo la vicinanza fisica, tra Sant’Andrea e la Certosa. Ad avvicinare ancor di più le due isole è infatti il tipo di strategia che si è deciso di adottare nel loro recupero, puntando sulla valorizzazione del patrimonio anche attraverso l’intervento di privati che fossero in grado di scongiurare la trasformazione di questi beni in nuove strutture ricettive dalla limitata fruibilità pubblica. L’operazione avviata alla Certosa, in sinergia tra Comune e Vento di Venezia, ha infatti segnato l’avvio di un nuovo corso, in cui la parte pubblica ha scelto di non demandare semplicemente ad altri le operazioni, ma, al contrario, ha voluto giocare un importante ruolo per un recupero dei luoghi, attraverso il coinvolgimento del privato, in linea con la natura del posto e con una logica di città ampiamente considerata. Alla Certosa (ex monastero agostiniano e certosino, già sede di attività agricole e culturali e poi destinata ad usi militari, prima dell’abbandono definitivo negli anni Sessanta), il recupero da parte del Comune inizia nel 1996, di concerto con il Magistrato alle Acque, grazie alla possibilità di usufruire di fondi comunitari. Nel 2007, poi, l’Amministrazione destina a parco urbano una prima area di circa tre ettari, coinvolgendo la società Vento di Venezia, che vi realizza un Polo Nautico per offrire servizi integrati per la nautica da diporto, mettendo a disposizione trecento ormeggi, in uno dei pochi porticcioli in grado di accogliere ogni tipo di barca, e un cantiere nautico dotato di carpenteria, officina motoristica ed assistenza impiantistica. E non solo: massima attenzione è riservata anche all’educazione ambientale, al turismo sostenibile e alle manifestazioni sportive e culturali, nell’ottica dell’impegno per creare un parco accessibile al pubblico, con percorsi attrezzati, che rispetti il patrimonio naturalistico dell’isola. Non si può dunque negare che il progetto di Sant’Andrea si ispiri a questa linea. E, su questa falsariga, anche Sant’Andrea a sua volta può diventare un simbolo da imitare per gli interventi futuri. (A.M.)