RIUSCIRÒ A FARE TUTTO

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Dal motocross al pattinaggio, dallo sci al kayak : nonostante una grave menomazione il trevigiano Fulvio Marotto, continua a divertirsi grazie a protesi da lui stesso realizzate
Più passa il tempo e più mi convinco che esistono delle persone davvero speciali. Uomini o donne, ragazzi o ragazze ai quali la vita ha riservato delle prove durissime da superare. Gente che ha saputo combattere con tenacia fino a sconfiggere il male e trovare poi la forza e il coraggio per vivere una seconda vita. Mi ha sconvolto Alex Zanardi quando in un’intervista televisiva mi ha detto «Non so se vorrei tornare indietro». Questa sua seconda vita gli ha aperto nuovi orizzonti. Chissà se lo stesso vale per Fulvio Marotto, 44 anni, il “re delle protesi”. Nasce in Svizzera, dove la famiglia si era trasferita per lavoro, ma lui cresce in Italia, a Villorba, nel trevigiano. Fin da giovanissimo culla la passione per i motori così, dopo gli studi, lavora nella sua autofficina. La sua vita cambia d’improvviso nel 2003. Una mattina si reca regolarmente al lavoro anche se accusa un po’ di febbre. Ad un certo punto crolla a terra e viene condotto d’urgenza all’ospedale. I medici riscontrano una broncopolmonite degenerata in setticemia e in una serie di coaguli interni che impediscono la circolazione alle estremità. Per tenerlo in vita è necessario procedere con l’amputazione delle mani e dei piedi. Inizia un vero e proprio calvario. Eppure lui si ritiene fortunato: «In rianimazione vedi gente morire continuamente nonostante gli sforzi che si fanno per salvarla …è un ambiente difficile, chi lavora lì è molto bravo». Da queste poche parole si comprende l’umiltà di quest’uomo, schietto e sincero. «Tutti si sono stupiti di come io sia riuscito a reagire, mi è stato chiesto più volte di parlare con persone rimaste menomate, magari anche meno di me, perché incontrandomi e standomi vicino riuscissero a reagire». Ma Fulvio non ama raccontare quello che ha passato, meglio guardare avanti e parlare di quello che invece comincia a fare una volta tornato a casa. Si chiude in officina e grazie alla sua esperienza meccanica, e anche un po’ di carrozziere, comincia ad inventarsi di sana pianta delle protesi più leggere e comode di quelle che gli hanno dato in ospedale per tornare a fare tutto quello che faceva prima della malattia: sciare, ma anche pattinare e soprattutto salire in sella alla sua moto da cross. «Chi può pensare meglio le protesi per un disabile se non un disabile stesso?» I primi articoli sui quotidiani, i servizi televisivi sulla Rai e sulle emittenti locali. Il suo caso fa notizia, la sua storia intenerisce e allo stesso tempo è di stimolo e incentivo per chi si trova nella sua stessa situazione. Ma tanta popolarità non lo cambia, anzi. Lo spinge a lavorare ancora di più. Partecipa alle prime competizioni sportive sui pattini a rotelle, la Treviso Marathon, il Giro del Lago di Santa Croce. Poi, in bici, prende parte alla maratona ciclistica Treviso-Campobasso: oltre 700 chilometri allo scopo di raccogliere fondi per i disabili dell’Abruzzo colpito dal terremoto. Qualcuno lo etichetta come “il Pistorius italiano”. Ma lui, che il pluricampione paralimpico sudafricano lo ha incontrato in occasione di un convegno promosso dal Panathlon Club Venezia, mette subito in chiaro che non ci potrà mai essere confronto. «Io faccio tutto questo per divertirmi, per vivere il più possibile una vita normale – racconta in quell’occasione – è questo il mio unico scopo. Riuscire a camminare da solo, pattinare, andare in giro in moto con i miei amici, andare in kayak, sciare. Insomma avere una vita il più possibile indipendente. E non voglio pormi dei limiti. Prima o poi riuscirò a fare tutto». La più grande soddisfazione è quella di essere tornato in sella alla sua moto da cross. Per farlo arriva a modificare la struttura del telaio in modo da poterla rendere agevolmente utilizzabile anche da una persona senza mani e gambe. «Il mio sistema potrebbe risolvere quegli inconvenienti che, attualmente, stando alla legge italiana, im-pediscono la guida di un mezzo a chi è privo di entrambi gli arti superiori. Abbiamo migliorato gli invasi, cioè il punto di giuntura tra la protesi e l’arto e ora è più facile cambiare le marce, oltre che regolare velocità e controllare la direzione. Il tutto con soluzioni che potrebbero venire utili anche ai nor-modotati. Come per lo sci, le cui protesi hanno condotto a un sistema di regolazione per il baricentro». Nasce così, assieme ad un gruppo di amici, il “Laboratorio Marotto”, un’associazione che si propone di offrire ad altri la possibilità di usufruire delle sue invenzioni, reperendo fondi che consentano di proseguire nello sviluppo di ulteriori prototipi. Vive infatti con il lavoro dell’officina e una pensione di invalidità di appena 250 euro. Così per aiutarlo nelle sue iniziative nasce anche il gruppo delle Fulvio’s Angels. Feste musicali, spettacoli nella sala parrocchiale di Paderno di Ponzano. Il tutto per raccogliere fondi. Nella ricerca di finanziamenti partecipa allo Start Cup Veneto, il concorso promosso dall’università di Verona per premiare le nuove idee per fare impresa. Arriva in finale e vince ex-aequo il premio della Camera di Commercio scaligera, un incentivo di diecimila euro. «Le mie protesi si distinguono per il bilanciamento, oltre ad essere adattate allo scopo che si prefig-gono. Pensiamo ai ciclisti: se si agganciano i piedi ai pedali, come avviene nelle corse su pista, c’è il rischio per gli atleti, cadendo, di farsi davvero male. Il mio modello permette di sganciarsi proprio in questi casi». Ma si rende anche conto che la strada dei finanziamenti pubblici è difficilmente percorribile. Meglio continuare a fare da sé. Contare sull’aiuto degli amici e sulla sensibilità della gente comune. Incontra, sempre a Venezia, Beatrice Vio, per tutti “Bebe”, una ragazzina tredicenne di Mogliano Veneto che per una meningite si ritrova nella sua stessa situazione. Ma come lui, la piccola schermitrice trevigiana è tornata a cullare la sua passione, la scherma, e grazie a delle protesi speciali, ha già disputato i campionati italiani su postazione fissa e pensa alle Paralimpiadi di Londra 2012. Insieme a Pistorius e all’oro paralimpico dello sci di fondo Francesca Porcellato, partecipano alla Family Run, la non competitiva della Venice Marathon al Parco di San Giuliano. L’abbraccio sincero con chi ha deciso che la disabilità va vissuta nella piena normalità. Traguardo non per tutti.

DI LUCA GINETTO

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