La seconda vita del Coro di San Rocco

Il rinato coro di San Rocco che si esibisce in cantoria dell'omonima chiesa durante la messa in memoria del Beato Angelico.
Nella foto in alto: Il rinato coro di San Rocco che si esibisce in cantoria dell’omonima chiesa durante la messa in memoria del Beato Angelico.

Dopo 218 anni si riaccende il canto corale dei confratelli della Scuola Grande

Duecento anni di silenzio.
Due secoli di vuoto, poi nell’autunno del 2018 la rinascita.
L’arco temporale è così lungo che diventa epoca storica.
Ma ancora di più, ancora più lontano, non solamente per gli accelerati tempi contemporanei, è l’anno della sua prima costituzione: 1488.
Sono le coordinate cronologiche del Coro della Scuola Grande di San Rocco a Venezia.

Andiamo per ordine. La Scuola nasce nel 1478 e dieci anni dopo viene istituito il Coro, la cui “prima vita” termina nel 1802. Quasi quattro secoli di attività, gloriosa, ricca, si scontrano non solo con le trasformazioni sociali, politiche e amministrative di Venezia ormai non più Repubblica Serenissima, ma anche e soprattutto contro un avversario spietato: le ristrettezze economiche dell’unica Scuola Grande sopravvissuta al tabula rasa napoleonico.
Per il Coro è il rompete le righe. Il silenzio.

Ma una vicenda storico-culturale di quello spessore non poteva rimanere mero forziere documentale per studiosi e appassionati di musica. Eppure si deve proprio ad alcuni di essi, in primis il Guardian Grando della Scuola di San Rocco, l’architetto Franco Posocco, e alla musicologa veneziana Livia Pancino se già nel 2017 si fa strada l’idea di ricostituire il Coro della Scuola.

Il rinato Coro di San Rocco

Una “seconda vita” iniziata nel novembre 2018. “Un’impresa tutt’altro che facile –ammette Pancino- dato per esempio che siamo un coro amatoriale, con impegni personali, con tempi limitati. Anche per tale motivo siamo un coro aperto”.

Un coro aperto

Cosa s’intenda per “aperto” è presto detto, con un richiamo alle origini antiche. Infatti, ci spiega Pancino, direttore artistico e corista a sua volta, anche alla fondazione era su base amatoriale.
“I cosiddetti Mansionari di Chiesa. Tutti sacerdoti senza vere doti canore. Autodidatti, se vogliamo”. Avevano, è vero esperienza nel canto gregoriano anche accompagnati dall’organo, ma in sostanza si trattava di “voci” senza particolari attitudini e men che meno formazione. C’era però un Capo-coro, anch’egli regolarmente pagato dalla Scuola: come i cantori percepiva un onorario ufficiale ogni sei mesi. Ancora oggi, tra i documenti del prezioso archivio della Scuola di San Rocco figurano le scritture contabili che minuziosamente descrivevano il soldo per questi coristi.

Oggi gli elementi del Coro sono 25 e tra loro è cresciuto rapido e profondo il senso di appartenenza. “Certo, fare capo alla Scuola Grande di San Rocco è di per sé motivo di responsabilità ma anche distintivo, inoltre c’è un grande impegno che ci accomuna tutti. Si dà priorità a confratelli e consorelle, ma non mancano elementi esterni. In questo senso siamo una realtà “aperta” E come un tempo, c’è un direttore del coro. Direttrice, in questo caso. E non è consorella”.

Una musicista russa alla direzione del Coro di San Rocco

E’ Zoya Tukhmanova Karapetyan, musicista russa di origini armene, quasi a ricordare i fecondi legami che Venezia ha da sempre con la comunità e la cultura armena. Il suo curriculum svela tutta la competenza che questa laureata al Conservatorio P. Tchaikovski di Mosca, da quattordici anni stabilitasi in città, è in grado di veicolare nel Coro della Scuola veneziana.

Da sx, la direttrice del Coro di San Rocco Zoya Tukhmanova Karapetyan e la musicologa veneziana Livia Pancino

Basti ricordare che proprio al Conservatorio Benedetto Marcello, dove fu allieva del grande Maestro Marco Gemmani, conseguì con il massimo del merito una seconda laurea in Direzione di coro e Composizione corale e da oltre dieci anni collabora con la Cappella Marciana della Basilica di San Marco, oltre che con il Teatro La Fenice e con i Cantori Veneziani.

Con il Coro riproposti anche antichi brani

”Il Maestro Gemmani m’introdusse alle musiche marciane, oggi -spiega Tukhmanova Karapetyan- i miei compositori prediletti sono Gabrieli, Monteverdi, Willaert, Croce, Galuppi, Perosi. Sono onorata di essere stata chiamata a ricostruire una grande tradizione e la stessa confraternita della Scuola Grande ha voluto riconoscere impegno e meriti personali premiandomi nel 2019 con la Medaglia di San Rocco. Certo, il percorso sarà lungo ma senza dubbio la parte più “nuova” ed originale del nostro programma è il repertorio rocchiano”.

Frontespizio del primo grande libro corale della Chiesa di San Rocco scritto dal capocoro Giovanni Battista Tosini.

Subito all’opera, quindi, e se ancora limitate sono le uscite ufficiali, Zoya è molto rigorosa e attenta anche alla ricerca. A febbraio, durante la messa del Beato Angelico patrono di tutti gli artisti, per la prima volta dopo tanti anni sono stati cantati i due brani sacri scritti nel 1754. Secondo gli studi di Livia Pancino, l’autore è G. B. Tosini, capocoro alla fine del ‘700. Dal manoscritto si legge anche il nome del copista: Matteo Zener, per le messe nella chiesa di San Rocco.

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1 commento su “La seconda vita del Coro di San Rocco”

  1. Rosanna Medici

    È un dono dall’alto poter cantare nel coro. Un’esperienza individuale e collettiva inestimabile. È con questa possibilità che san Rocco allontana la peste !

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