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Riecco l’anticiclone. Ma non chiamiamolo “Scipione”

Riecco l’anticiclone. Ma non chiamiamolo “Scipione”

Torna nel weekend sull’Italia l’aria calda nordafricana: fino a domenica, temperature oltre i 35°

A maggio “Hannibal”, a inizio giugno “Scipione”.
Il risultato è lo stesso: l’arrivo sull’Italia di un’ondata di calore in grado di spingere la colonnina di mercurio ben oltre le medie del periodo.
Ma, va detto sfatando un mito, che, lo si chiami in un modo o in un altro, lo stesso è sempre anche il fenomeno meteorologico protagonista: l’anticiclone nordafricano di tipo sub-tropicale che, a intermittenza, sale di latitudine e invade il bacino del Mediterraneo con la sua aria calda.

Ecco “Scipione”, breve ma molto intenso

Che, folcloristicamente, gli si attribuisca un nome di fantasia o, in termini più scientifici, si faccia riferimento alla sua natura, la sostanza non cambia.
A partire da giovedì 2, dovremo “tornare a fare i conti con un’alta pressione che si tradurrà in ondate di caldo piuttosto intense”, ammette Pierluigi Randi, presidente dell’Associazione Meteo Professionisti Ampro.
A differenza di quanto verificatosi a maggio, quando la persistenza dell’aria calda sulla penisola ha avuto una durata eccezionalmente lunga, Randi aggiunge però che “fortunatamente sembra una situazione di breve durata.
L’ondata di caldo probabilmente non avrà vita lunga: le previsioni sono di 3-4 giorni, massimo 5. E già tra lunedì e la metà della prossima settimana tornerà aria più fresca, con temperature in discesa soprattutto al nord”.

scipione

Le previsioni per i prossimi giorni

Tutta Italia, spiega il presidente dell’Ampro, sarà interessata da un innalzamento delle temperature, anche se gli effetti dell’anticiclone saranno limitati sulle regioni del nord, mentre si produrranno in maniera più significativa al sud e su parte del centro.
“I picchi di calore – illustra Randi – interesseranno in primo luogo la Sardegna, ma anche le zone interne del versante tirrenico: dalla Toscana al Lazio, dall’Umbria alla Campania alle regioni meridionali in generale”.
In queste zone, i termometri nei prossimi giorni torneranno quindi a superare con tutta probabilità i 35 gradi.
“Anche se per me non ci si arriverà – aggiunge – non possiamo escludere qualche valore vicino ai 40 gradi nell’interno della Sardegna”. L’impatto del calore sarà in ogni caso mitigato sulle zone costiere dall’influsso del mare”.

Le ondate di calore e il cambiamento climatico

Con il primo giugno è cominciata ufficialmente l’estate meteorologica, mentre quella astronomica partirà con il solstizio del 21 giugno. E ancor più lontano è il periodo del solleone, il più caldo dell’anno. Però già maggio è stato caratterizzato da ondate di calore con temperature da luglio e agosto.
“Dobbiamo abituarci sempre più  a ondate di calore di tipo estivo in primavera e autunno – afferma il meteorologo -. Certamente tutto questo si lega al cambiamento climatico: non il singolo evento di un’ondata di calore o di un temporale violentissimo, ma il fatto che si presentino con sempre maggior frequenza. Ed è appurato che frequenza, intensità e durata di queste ondate sono aumentate dall’inizio del nuovo millennio. Anche perché la nostra estate, sempre per i cambiamenti climatici, diventa sempre più lunga, oltre a essere la stagione più vulnerabile al riscaldamento”.

 

Rischio temporali soprattutto al nord

Un’altra conseguenza legata alle ondate di caldo è la formazione di temporali piuttosto intensi.
“È il prezzo da pagare – conferma il presidente – quando c’è troppo caldo o caldo anomalo. In prospettiva, lunedì prossimo è ancora lontano, per cui conferme ne avremo solo nei prossimi giorni. Al momento però i segnali non sono molto incoraggianti e prevediamo che già da domenica, a partire dalle Alpi e dalle Prealpi del nord, si presenteranno temporali e rovesci a carattere sparso, che raggiungeranno il clou nelle giornate successive, fino a mercoledì 8”.

scipione
La particolare violenza delle precipitazioni, che potrebbero assumere anche la forma di grandinate come avvenuto lo scorso weekend, sarà dovuta all’arrivo dell’area fresca del Nord Atlantico, che incrocerà l’aria calda presente sull’Italia.
“Come avviene sempre in questi casi – ricorda Pierluigi Randi – i più intensi saranno i primi temporali, per la presenza nei bassi strati dell’atmosfera di area molto calda e umida, che funge da “carburante” per le precipitazioni”.

Grandinate sempre più intense

È proprio il tema dell’intensità delle precipitazioni uno degli aspetti su cui si incentra maggiormente la riflessione di prospettiva.
“Anche se – fa il punto il presidente dell’Ampro – soprattutto in Pianura Padana non è aumentato il numero delle grandinate, c’è però una tendenza alla crescita della loro violenza e intensità. E in questo c’è un legame con l’aria sempre più calda e umida”.
Basta infatti, spiega, un grado di temperatura in più perché l’atmosfera trattenga il 7% di acqua in più.
“Il maggior vapor acqueo nell’aria si traduce in più pioggia e più grandine. E siccome l’aumento della temperatura media non si fermerà qui, è reale il rischio che nei prossimi decenni aumentino sempre più i temporali intensi. Qualche segnale lo stiamo vendendo, ma il fenomeno si amplificherà ulteriormente e dovremo farci l’abitudine”.

Verso un’estate “piuttosto calda”

Le previsioni dei meteorologi sono di 2 tipi: quelle “meteo” strettamente intese, che possono arrivare fino a 4-5 giorni, perdendo poi di attendibilità, e quelle stagionali, chiamate “di scenario”, attraverso cui si prova a dire se la stagione sarà più o meno calda e più o meno piovosa rispetto alla normalità.
“Se oggi posso solo indovinare che tempo farà ad esempio il 12 luglio – esemplifica Randi – i modelli numerici probabilistici ci dicono che ci sono buone probabilità che l’estate 2022 sarà piuttosto calda, con temperature ben più elevate rispetto alla media del trentennio 1981-2010 di riferimento”.
La forbice, quantifica il meteorologo, è tra 1° e 1,5° in più.
“Probabilmente – prevede il presidente – non sarà un nuovo 2003 e dobbiamo augurarcelo, altrimenti sarà una catastrofe. Però possiamo dire che presumibile sarà tra le 10 estati più calde dal 2000 a oggi. La vera preoccupazione è però per me che ci sono segnali abbastanza attendibili su precipitazioni al di sotto della norma, venendo per di più da un periodo poco piovoso, con molta siccità. L’unica possibile ancora di salvataggio è che i modelli sulle precipitazioni estive sono molto inferiori per affidabilità rispetto a quelli sulle temperature”.

Alberto Minazzi

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