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Ri-PRESE: un crowdfunding per salvare la memoria collettiva dalla sindrome dell’aceto e dalle muffe

R-PRESE

L’obiettivo è la realizzazione di un archivio collettivo della memoria locale

Dallo Iuav il Premio “Iuav Start.Hub 2019”

Sapete che i vostri filmini di famiglia corrono gravi rischi di deperimento? E che le memorie in essi contenute rischiano seriamente di scomparire? Dal 2012, il progetto Ri-PRESE porta avanti la missione di salvaguardia delle memorie audiovisive private, mirando a creare un archivio condiviso della memoria collettiva.
Adesso, Ri-PRESE è stato premiato dall’Università IUAV di Venezia come migliore progetto di innovazione sociale per le industrie creative nel concorso “Start.Hub 2019”.
Un riconoscimento che arriva però subito dopo il parziale danneggiamento, in occasione dell’alluvione del 12 novembre, del materiale fin qui raccolto.

Il danno causato dall’acqua

Partiamo da qui, dal rischio che stanno correndo le vecchie pellicole a causa dell’acqua alta. La marea ha invaso i locali (un magazzino a Dorsoduro, vicino allo Iuav) dove sono conservate centinaia di pellicole, proiettori e cineprese. Ha mandato in panne la pompa e superato la paratia raggiungendo i materiali collocati in una posizione sicura fino a un picco di 160 cm. Sono state bagnate alcune pellicole datate tra il 1949 e gli anni Ottanta. E l’acqua salata sta scollando le emulsioni di questi film, incollando tra loro le spire delle bobine, che vanno quanto prima digitalizzate.

La campagna di crowdfunding per RI-PRESE

Giuseppe Ferrari e Nicoletta Traversa, gli ideatori del progetto, hanno così avviato una campagna di crowdfunding. L’obiettivo è raccogliere, prima di Natale, 10.000 euro.
Al momento, i sostenitori sono stati 74 per complessivi 4.774 euro donati. Una cifra che ha già cominciato a essere impiegata per il restauro e pulitura delle bobine danneggiate. Queste sono state inviate a Bologna, all’archivio Home Movies, che ha iniziato da un paio di giorni l’intervento di manutenzione.

Se si riuscirà a raccogliere l’intera cifra, le donazioni saranno impiegate anche per acquistare una macchina professionale per la digitalizzazione dei film, preservandone i contenuti. «L’acqua alta – spiega Ferrari – ha accresciuto la consapevolezza dell’importanza di non perdere queste memorie. Al momento, senza il macchinario costosissimo e complesso, applichiamo metodi artigianali, con ritmi non realistici per grandi quantità». Anche i film che non hanno incontrato l’acqua, infatti, vanno convertiti quanto prima.

Il degrado di nastri e pellicole

A essere a rischio sono le riprese in super8, vhs o altri supporti in pellicola o nastro magnetico realizzate abitualmente dalle famiglie nello scorso secolo.
Ma anche gli archivi cinematografici di impresa. Perché la stima di vita di una pellicola è calcolata intorno ai 60 anni. E quella di un nastro magnetico è di circa 25 anni. Trascorso questo periodo, le emulsioni si degradano, i colori si perdono, i nastri si incollano. E si possono verificare problematiche irreversibili, come la “sindrome dell’aceto” (il cosiddetto “tumore delle pellicole”) o il proliferare di muffe.

Il risultato finale, in tutti i casi, è la rapida distruzione dei contenuti. E questo significa perdere parte dell’eredità del territorio. Perché i filmini non sono solo legati alla memoria di ciascuno di noi. Nel loro insieme, si può dire che compongano un mosaico di storia e un patrimonio locale importante per l’intera società.

Il progetto Ri-PRESE

L’idea alla base del progetto è quella di tutelare il patrimonio audiovisivo privato del territorio veneziano. Che è composto dalle classiche riprese amatoriali e da quei montaggi realizzati per documentare le varie attività industriali e commerciali. Un patrimonio da salvaguardare digitalizzando e catalogando i contenuti. Confluendo essi in un archivio della memoria locale, sarà possibile non solo tramandarli alle generazioni future, ma anche valorizzarli.

L’attività da compiere è varia. Va dalla raccolta dei materiali alla didattica universitaria, dalle proiezioni musicate dal vivo, ai laboratori, ad altri eventi pubblici. Realtà analoghe già esistono, ad esempio, a Bologna, Bergamo, Torino, Cagliari e Livorno. Giuseppe Ferrari e Nicoletta Traversa se ne stanno occupando nel Veneziano, in continua interlocuzione all’interno della rete con le altre iniziative analoghe in Italia.

Gli ideatori del progetto

Sono due giovani, “veneziani d’adozione”, innamorati della città in cui hanno scelto di vivere e lavorare dopo gli studi universitari allo Iuav. Giuseppe, classe 1988, arriva da Trento. Nicoletta, del 1987, da Sant’Angelo in Vado, vicino a Pesaro. Sono liberi professionisti (videomaker lui, illustratrice grafica lei), che collaborano alla didattica universitaria. L’attività di Ri-PRESE non è insomma il loro lavoro, anche se il loro obiettivo è quello di poter dedicarvisi il più possibile.

Giuseppe e Nicoletta hanno dato il via al progetto all’interno dello Iuav, nel 2012, quado è partita la raccolta del materiale e la sua valorizzazione. Lo spunto sono stati alcuni laboratori organizzati da Marco Bertozzi, professore di cinema sperimentale e documentario con cui si sono poi laureati.

La raccolta dei filmini tra le gente

Proprio per la mancanza di un macchinario professionale per la digitalizzazione che abbatta i tempi, non sono state per ora mai lanciate campagne strutturate di raccolta.
Uno degli obiettivi, in prospettiva, è organizzare dei punti di raccolta sestiere per sestiere.

Però, per ora, la raccolta è potuta avvenire solo in maniera puntiforme, da singoli o su mercatini. «Chiunque – spiega Ferrari – può venire da noi e portarci i suoi filmini o i suoi vhs. Noi, con le tempistiche compatibili con i sistemi che applichiamo, li convertiremo in digitale e glieli restituiremo. Nel contempo, d’accordo con chi ce li porta, i contenuti saranno inseriti nell’archivio collettivo della memoria locale». I diritti del proprietario, come quelli legati alla privacy, in ogni caso non vengono meno. E, in caso di riutilizzo, il titolare sarà preventivamente consultato.

Il diritto alla memoria

Il progetto Ri-PRESE si propone una doppia valenza. Non si tratta solo di un’iniziativa rivolta alle aziende ma anche ai privati.
«Accanto alla valorizzazione degli archivi professionali che costituisce l’elemento di impresa delle idee – sottolinea Giuseppe – c’è un grosso input non profit. Riteniamo infatti che la collettività abbia diritto alla conservazione della memoria». Accanto alla prestazione “premium” il progetto affianca così il servizio gratuito, di misura familiare. Riguardo al quale l’augurio è che possa arrivare il supporto, anche economico, delle Amministrazioni pubbliche. Il servizio fornito, infatti, ha le caratteristiche di poter tutelare un interesse collettivo.

Il premio dello Iuav a RI-PRESE

Il progetto di Ferrari e Traversa ha vinto a larghissima maggioranza il premio “Iuav Start.Hub 2019”. «Speravamo in un buon risultato – commenta l’ideatore – ma non in una vittoria di così larga misura. Anche perché si trattava di proposte di impresa e, come detto, il nostro progetto lo è solo in parte». Di fronte alla prima proposta di partecipazione a questo programma di incubazione per imprese innovative, i creatori hanno dunque studiato le possibilità di sviluppo del progetto. La vittoria si tradurrà, nei prossimi anni, nell’opportunità di diventare uno spin-off dell’Università Iuav, che lo patrocinerà. Inoltre, per un anno e mezzo, Ri-PRESE, così come gli altri tre progetti premiati, avrà inoltre uno spazio di co-working al Vega.

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