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Residenti: adesso l'hinterland attrae più della metropoli

Residenti: adesso l'hinterland attrae più della metropoli

Dal rapporto del Sole 24 Ore la tendenza: il Covid ha accelerato la fuga dalle grandi città

Gli italiani preferiscono le periferie.
E’ un Paese che cambia quello che emerge dalla nuova classifica del saldo migratorio nei Comuni italiani pubblicato dal Sole 24 Ore.
Il rapporto del quotidiano economico analizza i bilanci demografici dell’Istat sulla base di nuovi iscritti e cancellazioni dalle anagrafi comunali per lo spostamento da comune a comune.
E mette in luce una nuova tendenza: lo spostamento verso i comuni medio-piccoli, dove la vita è più tranquilla e i servizi più a “portata di mano” che nei grandi centri, dove la vita risulta più caotica.

Nuovi stili di vita nel post Covid

La classifica pone a confronto la situazione del 2019, cioè pre-pandemica, con quella del 2021. Ovvero con la società post-Covid, che, tra i suoi effetti, ha avuto anche quello di accelerare le ricerca del “piccolo ma bello” e la fuga dalle metropoli.
Tra le città con oltre 250 mila abitanti, sono solo 4 quelle che mantengono un saldo migratorio positivo.

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@Report Sole 24 Ore

Città che tengono

Bologna è prima con un +1,91 tra nuove iscrizioni e cancellazioni, ma il confronto tra il 2021 e il 2019 fa segnare un -6,7%. Anche Verona, seconda con +0,79, è in calo, mentre Genova, al terzo posto (+0,74) è in crescita del +4,4% (20,7 nuovi iscritti ogni 1.000 residenti), nonostante l’aumento anche delle cancellazioni (+2). Cambia segno (da -1,02 a +0,53) invece Bari, la quarta e ultima grande città italiana a far registrare nel 2021 un saldo positivo.
In risalita nel saldo migratorio, pur mantenendo un risultato finale negativo è Venezia.
Nel 2019 la differenza tra il numero dei nuovi iscritti all’anagrafe e il numero dei trasferimenti aveva visto una diminuzione di due punti percentuali.
Nel 2021, invece, il saldo migratorio è sceso allo 0,3%.
A fronte di un calo del 2,6% dei nuovi residenti in città, dunque, la tenuta è data da un minor numero di persone che hanno deciso di trasferirsi altrove, restando a vivere in laguna.

L’abbandono delle metropoli

Le più preoccupanti inversioni di tendenza sono invece quelle di Milano, ora sesta, ma passata da +3,2 a -4,16 (e -8,2 nei nuovi iscritti, mentre sono aumentate del 3,8 le cancellazioni) e Torino: da +0,43 a -5,50 e addirittura -10,7 per quanto riguarda i nuovi residenti provenienti da altri comuni. Un dato, quest’ultimo, in cui il primo non invidiabile posto è di Palermo (saldo di -13,2%, 6 mila abitanti in meno), fuori dalla top ten del saldo, mentre Roma è ottava e fa segnare -8,3.

La provincia e l’hinterland che piacciono

Scendendo di fascia dimensionale, già analizzando i risultati dei comuni compresi tra 65 mila e 250 mila abitanti emerge la nuova tendenza.
Accanto agli exploit di Pescara (+10,28 nel saldo migratorio) e Trieste (+13,5 nei nuovi iscritti) si trovano infatti centri come Fiumicino (saldo di +7,93), Guidonia (+5,36) e Aprilia (+4,32) nell’area metropolitana di Roma. Così come Monza (+3,94) in quella di Milano, in cui, allargando un po’ il raggio, si può far ricadere anche Bergamo (+6,72), fuori dall’hinterland strettamente inteso, ma comunque collegata al capoluogo lombardo.

Residenti nei comuni fino a 65 mila abitanti

Il dato è ancor più evidente nella fascia da 35 mila a 65 mila abitanti.
Alle spalle di Pordenone (+13,28) c’è infatti la palermitana Carini, che compensa in parte, con il suo +11,87, la già segnalata fuga di residenti dal capoluogo. Poi, però, con valori di saldo migratorio tra +11,24 e +6,11, ecco le romane Marino, Anzio, Cerveteri e Ladispoli e la milanese Segrate.
In questa fascia anche la città, Crotone, che è calata maggiormente per numero di nuove iscrizioni: -32,6 in 2 anni. Ancora, scendendo di fascia dimensionale e passando a quella tra 15 mila e 35 mila residenti, accanto agli exploit di Enna (prima per nuove iscrizioni con +17,8 nel confronto tra il 2019 e il 2021) e della casertana Castelvolturno (saldo di +27,08), ecco Peschiera Borromeo e Casalpusterlengo attorno a Milano e le romane Zagarolo e Grottaferrata.

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@ Report Sole 24 Ore

Quando piccolo è bello

Che le piccole dimensioni dei comuni in cui vivere siano il nuovo trend è ancor più evidente scendendo ulteriormente di numero di abitanti. Il record è così quello di Rocca Susella, in provincia di Pavia, che è passata dal saldo migratorio di -21,93 del 2019 al clamoroso +100,88 del 2021. Tutti e i primi 10 comuni in questa fascia, da Morterone (Lecco), con +96,77, a Floresta (Messina), con +63,83, sono anche i primi 10 della classifica assoluta per il saldo. Ovviamente, si tratta di numeri piccoli, ma comunque in linea con la tendenza generale, che interessa l’Italia da nord a sud.

Basta guardare alla fascia tra 1.000 e 5 mila abitanti: si va dalla pavese Sant’Alessio con Vialone (+47,9) alla trapanese Favignana (+47,89), dalla avellinese Pago del Vallo di Lauro (+46,92) alla savonese Garlenda (+42,38). La top 3 per i comuni tra 5 mila e 15 mila abitanti vede al primo posto Luserna San Giovanni, nel Torinese, con +23,4, seguita dalla triestina Duino (+20,34) e dalla bolognese San Giorgio di Piano (+20,25). Anche qui, in ogni caso, “effetto-hinterland” che porta nei primi posti anche realtà come la milanese Cisliano e Trevignano Romano.

Alberto Minazzi

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