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Quarta dose vaccino Covid, Bassetti: ecco per chi è consigliata

Quarta dose vaccino Covid, Bassetti: ecco per chi è consigliata
Il direttore della clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova Matteo Bassetti

Nuovi studi sulla durata dell’immunità: chi si è vaccinato e ammalato ha una protezione più forte e che dura più a lungo

Anche se il Covid è scivolato indietro nella lista delle attuali priorità, il quesito è assolutamente di attualità: fare o non fare la quarta dose di vaccino in vista della presumibile nuova ripresa della circolazione del virus con l’arrivo dell’autunno?

“Da presidente della Società italiana di terapia antinfettiva – risponde Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova – mi sento di dire che un 50 enne che ha fatto 3 dosi di vaccino e ha contratto il Covid può non fare il secondo richiamo. Però, al tempo stesso, ad esempio consiglio la quarta dose a chi ha 80 anni, anche se ha fatto il primo booster e si è infettato lo scorso gennaio”.

Il medico, recentemente nominato portavoce dell’Italian Scientist Association, conferma cioè la linea che ha sempre portato avanti nella seconda parte del 2022: “Chi ha meno di 65 anni e magari ha preso il Covid – spiega – può stare tranquillo. E posso rivelare che anch’io, da operatore sanitario, al momento aspetto di fare il secondo booster: lo farò più avanti”.

Vaccinazione e guarigione: l’immunità ibrida

A rafforzare le idee di Bassetti, c’è anche uno studio spagnolo appena pubblicato relativo alla durata degli anticorpi in chi si è ammalato senza essersi vaccinato e in chi ha contratto l’infezione nonostante la somministrazione del vaccino.

“Nel quadro che emerge – illustra – c’è il classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Quello mezzo vuoto è legato al fatto che lo studio ha rilevato che un terzo di chi si è solo contagiato dopo un anno perde gli anticorpi. E questo avviene più rapidamente tra chi ha più di 60 anni o ha sviluppato la malattia in forma asintomatica”.

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“Il lato positivo – prosegue Bassetti – è che, comunque, a un anno di distanza dall’infezione naturale in due terzi del campione continuano a essere presenti anticorpi, probabilmente in grado di difendere l’organismo almeno dalla malattia grave, che è l’obiettivo più importante”.

“E soprattutto – conclude la riflessione quel che conferma i dati del passato, ribadendoli con forza, è che l’immunità ibrida, derivante da vaccinazione più guarigione è più forte e in grado di durare più a lungo, determinando una miglior difesa”.

La quarta dose: meglio farla subito

I ricercatori spagnoli si sono concentrati sull’analisi degli anticorpi, anche perché non è così facile rilevare la cosiddetta immunità cellulo-mediata: quella, cioè, legata alle cellule-memoria, i “cassetti immunologici” che ci garantiscono una protezione di ancor più lunga durata.

In ogni caso, ciò non toglie l’importanza della quarta dose “soprattutto – ribadisce il medico genovese – per le persone più fragili. È chiaro che chi ha più di 65 anni e problemi di salute farebbe bene a fare il secondo booster al più presto, senza aspettare nuovi vaccini, ad esempio tarati su Omicron 5. Del resto, il vaccino aggiornato a Omicron 1 ha dimostrato ampiamente di dare buone risposte su tutte le diverse varianti Omicron”.

vaccinazione

Matteo Bassetti, con un’efficace metafora, spiega infatti che qui non si tratta di aspettare un cellulare di ultima generazione, che faccia foto più nitide. “Pensando in particolare agli 80 enni – dice – che sono coloro sui quali, pur senza imporre nessun obbligo, bisognerebbe essere molto pressanti, se non si sono vaccinati in tutto il 2022 un minimo di rischio rimane”.

“Non dimentichiamo – riprende poi un concetto-base – che buona parte della cattiva reputazione di vaccini è legata a quella che chiamerei la cronica “tamponite” italiana, visto che ad esempio in Spagna o in Francia non sono stati effettuati tanti tamponi quanti da noi. Vedere che, comunque, ci si può infettare, ha fatto pensare a molti che i vaccini siano inutili. Ma l’obiettivo della vaccinazione è evitare di finire in ospedale con una grave polmonite”.

Covid: la nuova fase

Bassetti risponde così anche ai genetisti, che nel loro recente congresso di Trieste hanno presentato uno studio dal quale sono giunti alla conclusione che la quarta dose è inutile per chi già si è ammalato. “Essere assolutisti – commenta – è sempre sbagliato. Se tutto il mondo sta ragionando sulla quarta dose, ci sarà un perché. E un conto è dire che gli anticorpi di chi si è vaccinato ed è guarito durano di più, è tutt’altra cosa, molto pericolosa, dire di non vaccinarsi sulla base di uno studio di laboratorio”.

Così come è altra cosa dire, come fa il presidente della Società di terapia antinfettiva, che il Covid è ormai entrato in una nuova fase. “In questi anni – sottolinea – si è costruita l’immunità, anche grazie alla forte circolazione del virus quando si è fatto meno aggressivo, che ha permesso di coprire anche i non vaccinati. Ciò consente di guardare con moderato ottimismo alla prossima stagione fredda, anche perché il mondo italiano è ragionevolmente attrezzato per affrontare una nuova circolazione del Sars-CoV-2”.

Prenotazione vaccino Covid

Il portavoce della Italian Scientist Association definisce così “una grande stupidaggine” la notizia, arrivata da Singapore, sulla realizzazione di mascherine con sensori in grado di riconoscere i virus e tracciare così i contatti. “Penso – afferma – che le mascherine, nella nuova fase profondamente diversa, debbano diventare un lontano ricordo, così come rilevatori di virus e tamponi”.

Il Covid e il futuro

“Trovo assurdo – prosegue Bassetti – che chi entra in ospedale debba ancora fare il tampone, per differenziare percorsi “puliti” e “sporchi”, che si misuri la temperatura quando si entra in un reparto, che in Italia si debbano indossare le mascherine quando il resto del mondo non lo fa più. È stato un periodo, probabilmente è stato giusto farlo; ma ormai queste misure rientrano nel passato e sarebbe anacronistico continuare a proporle”.

Per il medico bisogna, in altri termini, guardare al futuro in maniera diversa. “Dobbiamo imparare – conclude – a vivere a viso aperto con il virus, perché vaccini, antivirali e monoclonali ci permettono di farlo. Le conoscenze acquisite fanno sì che il Covid non faccia più male. A dirla tutta, se oggi dovessi scegliere se curare il Covid o un’influenza, pensando ai farmaci e alle conoscenze a disposizione, preferirei assolutamente il primo”.

Alberto Minazzi

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