Porto di Venezia: due progetti concreti per guardare al futuro

interporto

Un “Fondaco 4.0”, che vada oltre l’idea tradizionale del terminal container, nell’area ex Montesyndial.
E un nuovo terminal per il gas naturale liquefatto che sia molto più di un semplice sito di stoccaggio.
Sono i principali 2 progetti che, a chiusura del suo mandato, il presidente dell’Autorità portuale di sistema dell’Adriatico Settentrionale, Pino Musolino, lascia in eredità al suo successore. Progetti concreti, con già un orizzonte temporale o che quantomeno hanno già l’autorizzazione a livello ministeriale.

L’area ex Montesyndial

Il progetto di rilancio dell’importante insediamento, da 22 ettari, ha già ottenuto il via libera alla realizzazione dalle autorità, anche a livello statale. Tant’è che, a giugno 2020, l’Autorità portuale ha finalizzato e trasmesso al Ministero delle Infrastrutture l’analisi costi-benefici, in termini di benessere economico e sociale.

La vasta area che sarà oggetto della più grande operazione di bonifica nell’ex Petrolchimico, può contare su 1.700 metri di banchina, su connessioni ferroviarie e stradali, sulla possibilità di ormeggio con un fondale a 12 metri di profondità.
Realizzarvi aree operative e di semilavorazione significa creare, appunto, quel “Fondaco 4.0” che consentirà di cogliere, le opportunità della via della Seta e garantire uno sviluppo porto-centrico dello scalo veneziano. “Per far venire le imprese a investire – ha spiegato Musolino – dobbiamo essere capaci di offrire qualcosa di più della semplice bellezza del luogo o del nome”.

Sviluppo per stralci funzionali del progetto Montesyndial
Sviluppo per stralci funzionali del progetto Montesyndial

In tal modo, è possibile richiamare attività ad alto valore aggiunto, di cui potrà beneficiare l’intero terminal. E la Zls, in questo contesto, può essere un ulteriore tassello di sviluppo. Perché l’idea è quella di dare vita a un circolo virtuoso: il consumo e la produzione alimentano il commercio e questo sostiene e rafforza la logistica.

Il gas naturale liquefatto (LNG)

Il secondo progetto, articolato in due iniziative per le quali è già stata stabilita la data di completamento, è quello della grande collaborazione pubblico-privata mirata alla realizzazione di un nuovo terminal per il gas naturale liquefatto, carburante del futuro.

L’Autorità portuale ha colto l’opportunità messa a disposizione dall’Europa con la direttiva sullo sviluppo delle infrastrutture per i combustibili alternativi.
I porti marittimi della rete Ten-T, quindi anche Venezia, sono tenuti a dotarsi, entro il 2025 di punti di rifornimento per il gas naturale liquefatto.
La previsione, con orizzonte temporale 2030, è che di qui a 10 anni la domanda di questo combustibile, per il porto di Venezia, arriverà a 873.000 tonnellate l’anno. Di queste, il 73% servirà per il trasporto stradale, il 19,7% per quello marittimo e il restante per i servizi portuali locali.

Per raggiungere tali fini, il porto di Venezia sta dunque promuovendo nuove infrastrutture per la logistica dell’LNG. E, nello specifico, di un deposito costiero e di un mezzo di trasporto per la distribuzione e il bunkeraggio

Il nuovo terminal LNG

Per la struttura a terra, l’investimento complessivo è di 101 milioni di euro.
Con un contributo europeo di 6,5 milioni per la fase di progettazione e 12 milioni per la successiva fase di costruzione.
Il budget messo a disposizione dall’Autorità portuale è di 300.000 euro, co-finanziati al 50%. Il resto dell’investimento arriva invece dai privati.
Il nuovo terminal di stoccaggio dovrebbe essere terminato per il 2022.

Hub LNG - terminal di stoccaggio e bettolina dual fuel
Hub LNG – terminal di stoccaggio e bettolina dual fuel

L’intervento è già in realizzazione, nel canale sud, su iniziativa della società Venice LNG. Prevede la realizzazione di un serbatoio da 32.000 metri cubi, in grado di gestire fino a 900.000 metri cubi di LNG l’anno. Questo sarà approvvigionato via mare tramite navi gasiere di media dimensione, mentre la successiva distribuzione avverrà tramite camion, treni e bettoline.

Una bettolina all’avanguardia

Proprio a proposito di bettoline, la seconda parte del progetto LNG riguarda proprio la realizzazione di una innovativa nave per la movimentazione su acqua del gas naturale liquefatto. Della progettazione e della realizzazione se ne sta occupando la Società rimorchiatori riuniti Panfido.
La bettolina, dotata di uno spintore bi-fuel (diesel e LNG) consentirà di trasportare il combustibile tra il terminale di stoccaggio e le navi da rifornire. Operazione delicata, considerando anche che il gas naturale liquefatto va mantenuto a una temperatura di 160 gradi sotto zero.

Lunga 150 metri e larga 25, con un pescaggio di 6,5 metri, la nave sarà in grado di caricare tra i 3.000 e i 4.000 metri cubi di gas. Sarà in particolare dotata di un innovativo sistema di zavorre, in grado di permettere in tempi brevi il perfetto bilanciamento dell’imbarcazione, rendendo così possibili in sicurezza le operazioni di rifornimento.

L’investimento è di 36 milioni, con un contributo europeo di 9,6 milioni. E la realizzazione concreta è stata affidata ai cantieri Marino Rosetti di Ravenna. Il completamento è previsto per il 2021. “Torniamo a fare cantieristica ad altissimo valore aggiunto”, è il commento del presidente dell’Autorità portuale.

Porto Marghera: un tassello irrinunciabile

Si tratta di 2 progetti che, dal 2017, hanno subito una trasformazione nella funzione o una revisione nell’applicazione tecnologica.
. “Il Porto – ha sottolineato il presidente dell’Autorità portuale – deve cambiare da luogo a sistema. Deve diventare un vero cluster marittimo, ovvero una rete di imprese, di unità di ricerca, di sviluppo, innovazione e formazione che cooperano. Con l’obiettivo finale dell’innovazione tecnologica, dell’aumento delle performances dell’industria marittima e del potenziamento dell’ambito portuale”.

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