Economia +

Pil, debito famiglie, ristoranti: la crisi colpisce duro

Pil, debito famiglie, ristoranti: la crisi colpisce duro

L’impatto della pandemia quantificato da alcuni studi. E la guerra rallenta la ripresa

È un quadro a tinte profondamente fosche quello determinato dalla pandemia per l’economia italiana.
A preoccupare non sono solo gli ultimi studi di Cgia di Mestre e di Fipe Confcommercio, rispettivamente sul debito delle famiglie e sull’andamento di bar e ristoranti al 31 dicembre 2021. A causa della guerra tra Russia e Ucraina, il rapporto di previsione di Confindustria stima infatti uno slittamento della ripresa del pil al 2023.

Pil: il rapporto di Confindustria

Già il titolo del rapporto di previsione del Centro studi di Confindustria è chiaro: “L’economia italiana alla prova del conflitto in Ucraina”. E disegna un quadro tutt’altro che incoraggiante, ipotizzando una pur limitata “recessione tecnica” della nostra economia nei primi 6 mesi del 2002, con una ripresa nei secondi 2 trimestri non in grado di compensarla appieno. L’andamento del pil si attesterebbe così al +1,9%: meno della metà del 4% previsto a ottobre.
Inoltre, spiegano gli analisti di Confindustria, “la variazione positiva è interamente dovuta a quella già acquisita a fine 2021”, quando il dato fece segnare un +2,3%.
“Il ritorno dell’Italia ai livelli pre-pandemia – conclude il rapporto – slitta dal secondo trimestre di quest’anno al primo del prossimo”.
Il profilo del pil nel 2023 è infatti previsto in crescita costante nel corso dell’anno, facendo segnare un +1,6%. Il tutto in quanto l’Unione Europea è la macroarea più colpita dalle conseguenze del conflitto in corso.

Cgia e il debito delle famiglie

Intanto, a fine 2021 ogni famiglia italiana era indebitata mediamente per 22.237 euro, con un incremento di 851 euro in un anno.
In valori assoluti, si parla di 574,8 miliardi di debito gravante sui nuclei familiari italiani, 21,9 miliardi in più del 31 dicembre 2020.

crisi
I dati emergono dalle rilevazioni effettuate dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre. Una situazione che, si sottolinea, preoccupa soprattutto per un possibile rischio usura collegato.
Una lettura più approfondita dei dati, in ogni caso, spinge gli artigiani mestrini a definire “critica ma non drammatica” la situazione.
Accanto all’impatto negativo di caro vita e caro bollette, il maggior ricorso all’indebitamento si potrebbe infatti ricollegare agli investimenti, soprattutto immobiliari, sostenuti nel momento di ripresa economica. Le province più indebitate sono infatti quelle con livelli di reddito più elevati.

Confcommercio: bar e ristoranti chiusi con la pandemia

Un ulteriore spaccato, relativo a uno dei settori più colpiti dalla pandemia, quello di bar e ristoranti, emerge dal Rapporto ristorazione 2021 di Fipe Confcommercio.
Le aziende che hanno cessato l’attività lo scorso anno sono state oltre 23 mila, portando il totale a 45 mila da inizio emergenza sanitaria, con più del 30% di attività aperte nel 2019 che oggi non ci sono più. E sono state solo 8.942 le nuove imprese di ristorazione aperte nel 2021.

Le perdite hanno sfiorato i 34 miliardi lo scorso anno, raggiungendo i 56 miliardi negli ultimi 24 mesi.
I posti di lavoro, poi, rispetto al 2019 sono diminuiti di 193 mila unità, soprattutto donne e giovani, con almeno un terzo delle imprese interessate da una riduzione di personale. Nel contempo, manca personale, in particolare se professionalizzato e formato (un problema che riguarda il 40% delle imprese) e l’87% degli imprenditori ha registrato aumenti delle bollette energetici fino al 50%.

Alberto Minazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.