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Pierluigi Porazzi: "La ragazza che chiedeva vendetta"

Pierluigi Porazzi: "La ragazza che chiedeva vendetta"

Nell’ambito della rassegna Mesthriller, l’udinese Pierluigi Porazzi, uno degli autori emergenti del giallo italiano, presenta al negozio “Piave 67” di Mestre, domenica 18 alle 18, il suo ultimo romanzo, “La ragazza che chiedeva vendetta”.

Metropolitano.it l’ha letto per voi: ecco la nostra recensione.

 Ancora una volta Porazzi, pur nella sua modernità, si conferma giallista in grado di soddisfare anche un lettore appassionato di gialli classici ad enigma della Golden Age (il periodo tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso in cui il genere si affermò definitivamente, con autori del calibro di Agatha Christie o Ellery Queen). Il giudizio, a nostro parere, è dunque ai massimi livelli (5 stelle) anche se, in un’analisi comparativa all’interno dell’opera dell’autore, probabilmente siamo leggermente sotto a quello che resta il vero capolavoro di Porazzi, e cioè “Azrael“.

Pierluigi Porazzi


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Premesso (e ribadito) che il romanzo è assolutamente consigliato, che Porazzi è maestro nel creare possibili (e plausibili) false piste alternative, che il pirotecnico finale riserva come sempre sorprese spiazzanti (ma riguardo alle quali il lettore non può che ammettere la coerenza con il libro), vorrei qui sottolineare alcuni (sia pur marginali) aspetti che mi portano a classificare questo romanzo leggermente indietro al suo predecessore nella serie di Alex Nero e dei suoi colleghi.

Primo: non ci sono, almeno fino alla fine, veri e propri indizi per arrivare alla soluzione: solo una serie di suggestioni e considerazioni che, in ogni caso, non hanno il dono dell’univocità. Secondo (e l’ho già detto all’autore): trovo un assassinio (termine voluto, parlando di un giallo) spoilerare sulle soluzioni degli episodi precedenti. Terzo: c’è, almeno inizialmente, una sorta di déjà-vu nella struttura di fondo del romanzo, che ricalca decisamente i precedenti, pur discostandosene poi nella sostanza della vicenda.

Tutti aspetti, però, lo ripeto, che non inficiano assolutamente il giudizio di eccellenza per un romanzo che coinvolge al punto da far letteralmente volare le oltre 300 pagine, nella spasmodica curiosità di sapere la verità. E, volendo invece differenziare in positivo questo libro, ci sono anche passaggi che vanno al di là del semplice romanzo giallo… leggete pagina 217, ad esempio: sarà che sono vicino ai cinquanta, ma la descrizione psicologica di quello che sente Alex Nero è, come l’ho definita confrontandomi con l’autore, una pagina di grande filosofia.