PEDALARE SUL TETTO

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DI GIOVANNI MONFORTE
A rivedere le immagini della Rai, con in sottofondo la leggendaria voce di Adriano De Zan, vengono ancora i brividi. Era il settembre 1986, Colorado Springs, negli Stati Uniti. In volata Moreno Argentin “bruciava” il francese Charlie Mottet e conquistava il Campionato del Mondo di ciclismo. Corridore professionista dal 1981 al 1994, oggi Argentin (l’uomo delle “grandi classiche del Nord”, vincitore per quattro volte della Liegi-Bastogne-Liegi e per tre della Freccia Vallone) è diventato imprenditore. Abita sempre nella “sua” San Donà, la città che gli ha dato i natali e dove ha sede l’impresa che ha fondato nel ramo immobiliare. Archiviata la breve esperienza come direttore sportivo, Argentin ha lasciato il ciclismo professionista. Ma la bicicletta è passione verace e oggi l’ex campione del mondo sta per lanciare, tra le montagne di Alleghe, l’Accademia Internazionale dello Sport.
Qualcuno l’ha già ribattezzata la “Coverciano della bicicletta”. Ma come è nata questa idea? «È un progetto su cui lavoriamo da un paio di anni. Avevamo acquistato alcuni terreni, su cui abbiamo cercato di realizzare qualcosa di diverso. Di inverno Alleghe è vocata agli amanti dello sci, ma si trattava di ampliare la stagionalità, come richiesto dagli operatori. Abbiamo analizzato la vocazione turistica della località, che è ai piedi delle salite più belle: dalla Marmolada al Falzarego al Pordoi. L’amante dello sport ha a disposizione una palestra naturale. Così, con il progettista Matteo Thun, è nata l’idea di realizzare un albergo vocato allo sport con un ovale centrale sul tetto. All’inizio l’idea di un velodromo a mille metri sembrava balzana, ma invece ha suscitato subito molto interesse».
Il resto lo ha fatto la passione per il ciclismo, capace di trasformare un investimento economico in un grande progetto per lo sport. «L’idea è di creare una struttura vocata a tutto tondo al mondo dello sport, capace di attrarre tutti quei turisti che abbinano la vacanza con l’attività fisica per la salute e il benessere. La chiamiamo Accademia Internazionale dello Sport perché stiamo definendo una convenzione con il dipartimento di scienze motorie dell’Università di Verona, che gestirà il centro di ricerca che vogliamo realizzare all’interno, per fornire ai nostri ospiti test attitudinali, tabelle di allenamento e consigli alimentari. Pensiamo a una struttura che crei cultura dello sport e avviamento sportivo, in grado di collaborare con tutte le federazioni, facendo stage e camp estivi. Abbiamo già parlato con la federazione ciclistica e, oltre all’impianto, daremo la possibilità di realizzazione una scuola di ciclismo, con istruttori federali che potranno fare attività con i ragazzi».
Il progetto intende andare incontro anche gli amanti del ciclismo fuoristrada. Ma nel Veneziano c’è spazio per il cicloturismo? «Abbiamo una piccola struttura alberghiera a Portogruaro e abbiamo ricevuto prenotazioni per 300 notti da un’agenzia del Nord Europa, che porta i suoi turisti a Venezia e propone un itinerario a tappe in bicicletta fino a Trieste. A questi turisti però facciamo percorrere strade molto pericolose come la Statale Triestina. È fondamentale creare delle piste ciclabili su cui fare turismo. Rispetto ad altri Paesi siamo ancora indietro, ma non dobbiamo demonizzare le istituzioni. Regione e Provincia si stanno muovendo per colmare questa lacuna, penso alle ciclovie».
Che rapporto ha con il ciclismo di oggi? «Di recente sono andato a vedere il Campionato Italia-no Elite a Castello Tesino, ma per seguire mio nipote. Rispetto al professionismo ho fatto diversi passi indietro. Oggi sembra un mondo di precari: quando ho smesso c’erano più di una dozzina di squadre professionistiche italiane, adesso sono ridotte al minimo. È un ciclismo che si è globaliz-zato e industrializzato. Le nazioni storiche come l’Italia, la Francia o la Spagna, che pensavano di essere le prime, sono state declassate e abbiamo Paesi emergenti come il Qatar, che organizzano corse autorizzate magari dietro pagamento di somme. È l’evoluzione dei nostri tempi. Per fortuna ci restano le corse più importanti, dal Giro d’Italia al Tour alle grandi classiche. Quanto a me, dopo essere stato tanto in giro per il mondo, non mi dispiace aver fatto un passo indietro. Mi diverto di più a immergermi nel progetto della scuola. Con il ciclismo mi sono formato e questo è il mio per-sonale contributo per ripagare del tanto che ho avuto da questo mondo».


I NUMERI DEL PROGETTO

È sufficiente qualche dato tecnico per capire quanto imponente sia il progetto della nuova Accademia Internazionale dello Sport voluta da Argentin. L’elemento caratterizzante è sicuramente il velodromo, il cui ovale misura 200 metri lineari. L’albergo è dotato di 100 camere da letto, altri 100 alloggi adibiti al servizio turistico sono disponibili nell’annesso residence. A questi vanno aggiunti i 50 posti presenti nella foresteria e che saranno specificatamente dedicati all’avviamento allo sport. L’investimento finanziario complessivo si aggira intorno ai 30 milioni di euro. Attualmente è in corso di completamento l’iter burocratico autorizzativo con il Comune e la Regione. Se tutto si concluderà entro l’anno, in primavera dovrebbero cominciare i primi lavori e secondo le previsioni dei promotori, nel 2015 la struttura dovrebbe poter ricevere i primi ospiti.

A PRIMAVERA 2013 LA PRIMA PIETRA

Se tutti i passaggi burocratici rimanenti andranno a buon fine, i lavori per la costruzione del centro potrebbero iniziare già nella prossima primavera. «Siamo pronti a raccogliere questa sfida. Quello di Argentin è un progetto davvero molto importante sia per le dimensioni e l’aspetto architettonico, ma soprattutto per la sua impronta di sviluppo – commenta Gloria Pianezze, Sindaco di Alleghe – è un segno positivo che ci sia qualcuno che voglia investire in un momento difficile come questo, volendo realizzare posti letto in strutture ricettive e non residenziali come seconde case. L’altro aspetto positivo è la specificità di questo progetto: non un semplice albergo, ma un complesso che è molto caratterizzato sul tema del ciclismo, con uno stile architettonico che lascia senza fiato la prima volta che lo si vede. Come Comune siamo sempre stati molto favorevoli a questo progetto. Quando, insieme ad Argentin, lo abbiamo condiviso con la popolazione e gli operatori turistici, nessuno lo ha visto come un possibile concorrente. Tutti hanno capito che un impianto di questo tipo riuscirà a portare ad Alleghe una fetta di clientela che attualmente non viene e potrà dare un impulso a tutta la zona».

 

Nella foto: Moreno Argentin negli anni in cui gareggiava
 

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