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“Parkinson Detector”: l'invenzione di un diciasettenne

“Parkinson Detector”: l'invenzione di un diciasettenne

Il progetto per la diagnosi precoce della malattia è stato messo a punto da uno studente di Novara. Uno studio inglese rivela invece che la retina può annunciare la malattia ben 7 anni prima

Arriva dalla sofferenza per la perdita del nonno l’idea e la realizzazione di uno strumento in grado di prevedere l’insorgere del Parkinson, malattia che colpisce circa cinque milioni di persone nel  mondo.
E’ l’invenzione di Tommaso Caligari, diciassettenne studente di Novara che presto, per questo sarà premiato in Senato.
“Parkinson Detector” consiste in un sistema per la misurazione automatizzata dei parametri legati all’oscillazione degli arti superiori mentre si cammina.
Avvalendosi dell’Intelligenza Artificiale, lo strumento realizzato da Tommaso, tra l’altro di basso costo, è in grado di riconoscere la figura umana all’interno di un filmato e calcolare la posizione delle articolazioni per misurare gli angoli di movimento degli arti.

Parkinson Detector

Come funziona Parkinson Detector

Asimmetrie motorie o riduzioni significative dell’articolarità rispetto a parametri normali, infatti, sono indici precisi che permettono di individuare la malattia nella sua fase iniziale, quando quindi è ancora possibile curarla.
Il cammino del paziente viene analizzato attraverso due telecamere, una di fronte all’altra e permette di rilevare eventuali alterazioni degli arti superiori che l’occhio umano non riesce a percepire, in particolare l’angolo di oscillazione tra spalla e gomito. Due software autoprodotti poi consentono di osservare il paziente, raccogliere i dati ed elaborarli.

Parkinson Detector

“Parkinson Detector” è stato testato su undici pazienti dell’Associazione Parkinson di Arona e su persone non malate e i risultati sono stati buoni in entrambi i casi. L’algoritmo funziona, non è invasivo e in pochi minuti fornisce le risposte che possono aiutare i medici a fare la diagnosi.

Ancora AI per l’analisi della retina

L’uso dell’Intelligenza Artificiale è stato anche al centro di uno studio dell’University College di Londra e del Moorfield Eye Hospital, pubblicato sulla rivista Neurology.
Anche in questo caso i risultati promettono più che bene. Gli scienziati hanno infatti scoperto che, nella retina, ben sette anni prima della diagnosi della malattia, potrebbero nascondersi i primi segnali dell’insorgenza del morbo neurodegenerativo.


Gli studiosi sono arrivati a questa conclusione con l’aiuto dell’AI analizzando il più grande database al mondo di immagini retiniche e dati clinici associati.
Con la stessa metodologia sono già stati rilevati i segnali di altre malattie neurodegenerative quali l’Alzheimer, la sclerosi multipla e la schizofrenia, oltre all’ictus, diabete e propensione all’ipertensione.

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