Venezia: uno sguardo sul futuro. Intervista a Paolo Lucchetta

Futuro Venezia

Se qualcosa di buono possiamo trovare fra le macerie lasciate dal coronavirus, è forse l’occasione per discutere del futuro di Venezia con occhi diversi.
Abbiamo la possibilità di metterci a tavolino partendo quasi da zero, elaborando nuove idee e nuove opportunità, nuovi schemi, nuovi paradigmi urbanistici, economici e sociali.
Possiamo ridisegnare, come davanti a un foglio bianco, i modelli che finora hanno tratteggiato la storia recente della nostra città.

È un esercizio che ci siamo permessi di fare raccogliendo le risposte di molti cittadini, anche acquisiti o d’elezione. Partendo dal Primo Cittadino e cercando di sondare tutti gli ambiti di questa grande realtà che, come sempre, e sempre più spesso in questi ultimi mesi, si asciuga le lacrime, si rimbocca le maniche e si rimette al lavoro.

Da oggi, un intervento al giorno per 10 giorni, pubblicheremo i contributi di quanti hanno condiviso con Metropolitano.it idee e suggestioni, immaginando con noi le prospettive e il futuro di una città che si reinventa.

L'architetto Paolo Lucchetta

Vivremo con la sindrome da “contactless” ma accompagnati da una nuova consapevolezza che costituisce un’importante opportunità di riflessione. Ci sentivamo immortali, in grado di poter vivere di rendita alle spalle del pianeta, di poter considerare la natura come diversa da noi: il virus ci ha reso incredibilmente fragili e nella fragilità abbiamo cominciato a guardare verso i nostri simili e verso la natura come ambiente che ci circonda. Credo che la qualità del nostro vivere, sopravvivere, convivere nel futuro avrà a che fare con la nostra capacità di capire questa lezione.

La cosa più preoccupante sarebbe illudersi di poter ritornare a una normalità che ha al suo interno le concause di quanto è avvenuto.
Imparare invece da questa esperienza concreta potrebbe rappresentare un’occasione a partire dal riconoscimento che in nessun luogo come a Venezia lo spazio è il prodotto di valori come l’arte, la cultura e il paesaggio.
Si tratta quindi di difendere e favorire la trasmissione del patrimonio materiale e immateriale della città di generazione in generazione come primo passo per valorizzare la sua identitá e incentivare allo stesso tempo ricerca, innovazione e produzioni sostenibili, dando visione alle eccellenze territoriali, con l’obiettivo di creare nuove professioni e nuovi residenti.
Importante quindi che non ci si limiti solo a riaprire le attività, cosa assolutamente necessaria, ma che si tenda anche a voler rigenerare la città in modo più consapevole e responsabile.
Architettura e design in questo processo potranno svolgere un ruolo cruciale nell’orientare le scelte verso direzioni condivise, più sociali e più umane, più vicine alle culture locali.
Innanzitutto ponendo la natura al centro di ogni progetto, e poi promuovendo il patrimonio materiale e immateriale della città, le arti e i mestieri, ma anche l’innovazione come risorsa per lo sviluppo di una città vitale e contemporanea.
Gli architetti e i designer dovranno essere lungimiranti, occuparsi di mobilità sostenibile, della manutenzione e del recupero delle isole e del patrimonio edilizio esistente, ma anche esercitare il pensiero associativo per proporre idee pionieristiche per la città di domani.
Si tratta ancora di riconoscere il paesaggio veneziano come un bene culturale frutto di stratificazioni e azioni svolte in modo sostanzialmente dialettico tra uomo e natura, che nasca dalle narrazioni, dalle voci dei territori, per facilitare la conservazione e la diffusione delle singolarità di Venezia e della sua diversità territoriale.
Tra gli aspetti positivi di questo drammatico periodo c’è la scoperta del fattore umano della tecnologia. L’uso della tecnologia potrà anche favorire una nuova organizzazione dei flussi con periodicità, sistemi di prenotazione e pagamento “contactless”, a patto però, di poter garantire a tutti gli spazi pubblici come simboli di equità e giustizia sociale.

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