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Un nuovo polo museale ebraico al Ghetto di Venezia

Un nuovo polo museale ebraico al Ghetto di Venezia
Veduta area del Ghetto ph. Davide Calimani
E’ il più importante complesso di sinagoghe rinascimentali che esista.
Se poi ci aggiungiamo un museo, un’antica biblioteca , un appartamento che verrà riportato a come era stato concepito nel ‘500, nuovi spazi per concerti e simposi e interspazi per passare da una sinagoga all’altra, ecco che abbiamo il nuovo polo museale ebraico veneziano nel campo del Ghetto nuovo.
Un grande progetto di riqualificazione e ampliamento di cui si è fatta completamente carico la Comunità ebraica veneziana e internazionale, e adottato dalla Giunta comunale che nei giorni scorsi ha approvato una variante al Piano degli interventi.
Il progetto, che ha già ottenuto il nulla osta della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ora passa al vaglio del Consiglio comunale.
Il presidente della Comunità ebraica mondiale Ronald Lauder alla videoconferenza di presentazione del progetto al Ghetto di Venezia
Il presidente della Comunità ebraica mondiale Ronald Lauder alla videoconferenza di presentazione del progetto del polo museale ebraico

Il nuovo Polo Museale ebraico

Il complesso del Museo ebraico è attualmente composto da undici unità immobiliari situate in otto unità edilizie: con il progetto vengono integrate altre cinque unità immobiliari.
Un progetto del valore di 9 milioni di euro, raccolti già al 60 percento tra una ventina di donatori di cui metà europei e metà americani.
“Con questi si possono già iniziare i lavori. Il rimanente si troverà strada facendo” afferma sicuro il responsabile del progetto museale David Landau, che si è preso il carico di reperire i fondi in tutto il mondo e che ha l’ambizione alla fine dei lavori di “raddoppiare i visitatori del ghetto ebraico attualmente sulle 70 mila unità”.
Il responsabile del progetto museale David Landau
Il responsabile del progetto museale David Landau
Tra i nuovi spazi acquisiti ci sarà un appartamento del 1528, che verrà riportato alla sua struttura originale, com’erano gli alloggi degli ebrei rifugiati dall’est Europa, dove si ammassavano numerosi in posti angusti. Verrà ricreata l’atmosfera di quei tempi per capire come si viveva. Con i soffitti alti 170 centimetri, dove le persone più alte dovevano camminare abbassando la testa. Senza servizi igienici. Con l’afa che rendeva l’aria irrespirabile d’estate e il freddo umido d’inverno. Con aperto il passaggio verso la sinagoga, lo sbocco dove respirare un po’ d’aria non viziata e vedere la luce. Insomma. non è solo visitare un museo, ma vivere direttamente un’esperienza.

Il ghetto: un museo diffuso

“Quella di Venezia e della sua comunità ebraica è una storia di mutuo soccorso, anche se è partita da alcune discriminazioni” spiega la direttrice del Museo ebraico Marcella Ansaldi , accennando all’obbligo degli ebrei di restare confinati di notte nel ghetto, fondato nel 1516, in cambio della libertà di culto e protezione in caso di guerra da parte della Serenissima.
il direttore del Museo ebraico di Venezia Marcella Ansaldi
La direttrice del Museo ebraico di Venezia Marcella Ansaldi
“Sono tre le prime sinagoghe cinquecentesche: la tedesca, l’italiana e Cantòn, cuore del Museo ebraico che nasce nel dopoguerra a dimostrare che l’ebraismo non poteva finire con la Shoah – dice ancora Ansaldi -. Il ghetto è un museo diffuso e in questo progetto la parola chiave sarà “apertura” verso l’esterno. Il museo si aprirà simbolicamente agli affacci del campo e, di conseguenza, alla città. Ma aprirsi a tutti – ha sottolineato – vuol dire anche abbattere le barriere architettoniche“.

Un importante lavoro di restauro

Il complesso sarà accessibile ai disabili, con due ascensori, per la salita e la discesa. I bagni saranno rinnovati.
Verranno utilizzati degli interspazi per avere un percorso museale collegato internamente, senza uscire e rientrare in campo come si fa ora.
Il restauro strutturale sarà consistente. Si sa che a Venezia la statica degli edifici è compromessa, “con un piede sull’acqua e uno sul campo”, perché quando arriva l’acqua alta, i muri soffrono. Bisognerà intervenire sulle crepe, alcune così grandi che ci passa una mano e sui pavimenti dai dislivelli significativi.
Caffetteria e biblioteca verranno spostate al piano terra in sicurezza, a prova di acqua alta al di sopra di 220 centimetri.
Sono circa quattromila i preziosi volumi conservati che potranno essere consultati dagli studiosi. Alcuni sono i libri sacri con le note manoscritte appuntate dai rabbini che si sono succeduti nei secoli. Per questo verrà garantito un controllo dell’umidità e della temperatura necessari per la loro conservazione.
Ultimo, ma non meno importante di questi tempi, saranno potenziati i servizi di sicurezza.
I lavori inizieranno a fine ottobre e dureranno tre anni circa.
La riqualificazione del museo guarda al turismo internazionale ma anche alla città e ai suoi residenti: “Ringrazio l’Amministrazione comunale per aver compreso le nostre esigenze di allargamento del compendio – ha affermato il presidente della Comunità ebraica Paolo Gnignati – Questo è un progetto che desideriamo far conoscere a tutti i veneziani. Il Ghetto è un luogo importantissimo dal punto di vista artistico, ma vogliamo che diventi anche un luogo di produzione culturale”.
Il presidente della Comunità ebraica Paolo Gnignati
Il presidente della Comunità ebraica Paolo Gnignati durante la videoconferenza di presentazione del progetto del nuovo polo museale ebraico

La rinascita di una comunità

“E’ un sogno che diventa realtà – ha voluto precisare il presidente della Comunità ebraica mondiale Ronald Lauder – Avevo visitato anni fa le tre sinagoghe ed ero restato a bocca aperta. Onorato che questa giunta abbia autorizzato questo ampliamento ora che il Ghetto compie 504 anni. La missione della mia vita è aiutare le comunità ebraiche a ricostruire ciò che è stato perso. Con l’ampliamento le persone vedranno tornare alla vita le sinagoghe, il canto e il sorriso dei bambini, una comunità che si ravviva, e vedranno il bene più prezioso, la vita. La storia di Venezia e la comunità ebraica sono sempre state connesse. Ora, con questo museo diffuso, lo saranno ancora di più”.
Parole che sono state molto apprezzate dal sindaco Brugnaro. “Per noi è un onore aiutare un museo che si sviluppa e si consolida avendo alle sue spalle un’intera comunità. Questo progetto  completamente autofinanziato -ha detto il primo cittadino – è uno splendido esempio di sussidiarietà, un dono per le generazioni future e un messaggio di fratellanza e solidarietà”.

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