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Il Veneto e la Stand Up Comedy che avanza: Gianluca, Horea, Tommaso e Yoko

Il Veneto e la Stand Up Comedy che avanza: Gianluca, Horea, Tommaso e Yoko

Far riflettere dopo una risata sarebbe una piacevole conseguenza. Però penso più a come far ridere, a cercare la sorpresa, ragionare in funzione della battuta”.
Se mai vi siete chiesti cosa passa (anche) per la testa di un comico, questa è la risposta di Gianluca Merlino, condivisa e sottoscritta da Horea Sas, Tommaso Faoro e Yoko Yamada.
I quattro, nuove leve della comicità made in Veneto, si sono esibiti in uno spettacolo di Stand up comedy lo scorso 14 novembre durante il brunch del Monkey Business di Padova, nell’evento After comedy vol. I organizzato da For Laughs Sake (nel rispetto degli ultimi Dpdm che regolano le norme anti Sars-CoV-2).

Lo spettacolo in salsa veneta

L’appuntamento è per le 13: caffè americano, pane tostato, burro, affettato e marmellata; riso al salto e insalata con pollo, pere e noci. E poi via: i quattro si susseguono sul palco uno dietro l’altro, giusto il tempo di sanificare il microfono. L’arduo compito di risveglio del pubblico in questo insolito orario tocca a Gianluca Merlino.
Nato e cresciuto a Mestre, si è trasferito a Padova per conseguire la laurea in Scienze statistiche e nella città è rimasto.
La sua è una comicità lunga, racconta una storia dall’inizio alla fine e gioca auto-ironicamente sulle sue origini, per metà marocchine.
A seguire sul palco interviene il cinico e sferzante realismo di Horea Sas, il quale dà letteralmente voce a pensieri (e imprecazioni) che tutti abbiamo avuto in contesti quotidiani.
Horea è nato vicino a Cluj, in Romania, per poi trasferirsi all’età di 2 anni prima a Milano, poi a Bassano del Grappa.
Arriva a Padova nel 2012 per studiare Medicina; lo studio non è andato ma lui è rimasto, tra un lavoro saltuario e l’altro.
Anche Tommaso Faoro ha studiato a Padova: laureato alla triennale di Scienze della comunicazione, ora studia (virtualmente, per il momento) a Roma. La sue battute sono estemporanee: un volo pindarico alla ricerca dell’inaspettato.

nuovi comici veneti
Da sinistra a destra – Horea Sas, Yoko Yamada, Gianluca Merlino, Tommaso Faoro

 

Chiude il cerchio dell’esibizione Yoko Yamada. Padre giapponese, madre bresciana, nel 2012 si trasferisce a Venezia per studiare Lingue orientali a Ca’ Foscari, nella città che adesso sente come propria. Le sue battute giocano sui binari del confronto tra italiano e giapponese e pesca dalla cultura pop internazionale.
Insieme a Tommaso ha esordito come stand up comedian nell’aprile del 2018 all’open-mic organizzato dal teatro l’Avogaria di Venezia. L’anno successivo, sullo stesso palco, ha iniziato la sua carriera Horea, mentre Gianluca iniziava a calcare le scene delle piccole realtà padovane.

A Padova, Mestre o Venezia c’è molto fermento

“Non siamo comici che si sono trovati in Veneto a far ridere la gente: siamo comici veneti – ci tiene a sottolineare Tommaso -.Viviamo questa realtà regionale dove sembra la gente sia ostile, poi diventa affabile quando dai loro parola o battute, per poi ritornare ostile: un mix di emozioni”.
Secondo Horea “crescere in provincia è molto più divertente rispetto alle grandi città, dove c’è più omologazione. Hai più punti di vista”.
Pensiero condiviso anche da Gianluca: “la dimensione padovana, mestrina o veneziana è piccola, ma c’è molto fermento, molta voglia di fare in generale, e quindi molti punti di vista da cui prendere spunto”.

“La cadenza veneta mi rende più vero sul palco”

Il Veneto non ha una grande tradizione di comici: i due grandi nomi che vengono in mente sono Lino Toffolo e Natalino Balasso (e in parte Marco Paolini).
Da qualche anno si è aggiunto il bellunese di nascita Nicolò Falcone, primo stand up comedian veneto nonché direttore artistico delle serate di stand up al teatro l’Avogaria di Venezia.
Da qui escono i quattro giovani “de noaltri”, rivendicatori dell’accento nostrano.
“All’inizio volevo in qualche modo liberarmene – dice Horea -. Poi ho realizzato che la cadenza veneta mi rende più vero sul palco”. “La spontaneità dà una minore percezione della struttura” aggiunge Gianluca, mentre Tommaso menziona il suo accento retrattile.
“All’inizio volevo cancellarlo anche io, poi ho iniziato ad accentuarlo. Così lo uso quando mi torna comodo”.
Yoko invece rimane la più  internazionale sull’argomento: “Sono sempre stata appassionata di teatro, ho fatti vari corsi e mi trovo a metà tra la cadenza veneta e la pronuncia bresciana: sto cercando quindi di restare più neutra possibile”.

Ma far ridere significa anche far riflettere il pubblico?
“Anche no -dice Yoko convinta -. Sicuramente c’è chi cerca la riflessione dietro la battuta. Per me una risata è una risata”. Risposta che trova d’accordo anche gli altri: “Mi sono chiesto cosa voglio fare nella vita: fare ridere con il mio linguaggio originale – dice Tommaso, che aggiunge – siamo una regione molto concreta: si vede dal pubblico la gente che ha appena finito di lavorare e vuole solo godersi una serata di sane risate”.

 

 

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