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Non solo la squadra della città, la Reyer è la città in una squadra

Il Metropolitano 11

ll Metropolitano ha scelto di dedicare questo numero interamente alla Reyer. Un’edizione speciale e limitata per celebrare uno scudetto che non rappresenta solo la vittoria della squadra di basket della Città metropolitana, ma di una città intera. Anche di quella parte che poco segue le dinamiche sportive, anche di quella che mai ha seguito il basket. Un numero monografico ricco di immagini e suggestione, con le testimonianze di chi questo progetto l’ha voluto e costruito e di coloro che hanno vissuto questa storia da protagonisti. Una storia che parte da molto lontano.

Dopo 74 anni Venezia è Campione d’Italia. È lo scudetto del patron Luigi Brugnaro, del presidente Casarin, dei ragazzi di De Raffaele, è lo scudetto di una società che in soli 11 anni, con le cicatrici di un fallimento e con i blasoni della propria storia, ripartendo dalla B1, arriva passo dopo passo fra i big della massima serie. È quella squadra che il 20 giugno scorso ha battuto in Gara6 Trento in un finale al cardiopalma.

Ma il racconto di questa Reyer ha anche una straordinaria forza simbolica. È la volontà di chi non si arrende, la tenacia di chi cade e si rialza, la storia di un gruppo unito e per questo fortissimo. La Reyer si è fatta rappresentazione positiva di una città che da troppo tempo sta alla finestra a guardare gli altri, abituata a scalare le cronache nazionali per tutt’altri e spesso meno nobili motivi, e che invece oggi si accorge che può ancora vincere.

Quando Brugnaro nel 2006 decide di occuparsi della Reyer, spiazza subito tutti. Di imprenditori entrati nel mondo dello sport, ne abbiamo visti e ne vedremo. Ma lui sin dall’inizio non parla di giocatori da acquistare, di schemi o di tattiche. Comincia invece raccontando ostinatamente di unione fra due anime della stessa città, di progetto metropolitano, di bambini che giocano e di valori aggregativi e pedagogici dello sport. Ricostruisce dal fondo, con una visione lunga, partendo dai vivai, dalle fondamenta, dalla ricostruzione di una classe dirigente. Insomma parla di uno sport – che forse non esiste più – capace di farsi immagine pulita e rigeneratrice di una comunità.

E con questa nuova e al tempo stesso antica idea di società sportiva, riesce a vincere.

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