Il focolaio nel Bengala Occidentale, isolati i contatti diretti con gli infetti di un virus che uccide tra il 40% e il 75% dei malati
È un virus che si conosce da circa un quarto di secolo, essendo stato isolato per la prima volta in Malesia e a Singapore nel 1999. Ma, periodicamente, Nipah torna a far parlare di sé, rilanciando i timori per la salute pubblica.
Ora sta creando allarme in India, nello stato orientale del Bengala Occidentale, dove sono segnalati 5 casi di persone contagiate e sono state adottate misure locali di quarantena e sorveglianza, temendo una rapida diffusione del virus.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità inserisce Nipah tra gli agenti patogeni ad alto rischio.
E questo, come ha sottolineato il direttore della clinica Malattie infettive dell’Ospedale policlinico San Martino di Genova, Matteo Bassetti, in considerazione del suo tasso di mortalità, che lo rende “uno dei virus più letali, attualmente conosciuti”.

“Attualmente in India siamo di fronte a dei casi che sono purtroppo a trasmissione interumana – spiega Bassetti -. C’è stato un caso indice, che è morto, si sono contagiate due infermiere, poi un medico e un altro infermiere. A oggi ci sono 5 casi e circa 100 persone in quarantena. Erano già capitati casi simili in passato e si erano riusciti a limitare. Io credo e spero che anche questa volta si riuscirà a limitare la diffusione di questo virus che, purtroppo, è davvero molto aggressivo. Ha letalità vicina al 50/60%, colpisce polmoni e cervello e può portare alla morte anche persone sane, senza particolari problemi. Per Nipah – conclude – non esiste vaccino né cura”.
Nipah: è allarme, ma non emergenza
Al momento, va sottolineato, non si registrano casi di infezione da Nipah in Occidente, né la situazione sembra diversa da quelle precedentemente verificatesi in Asia.
Per questo, sarebbe errato adottare nel nostro Paese un atteggiamento allarmistico, pur restando necessario tenere alto il livello di attenzione e di cautela, in particolare qualora arrivassero notizie di eventuali mutazioni del virus.
Al momento, come riassume Bassetti, la situazione sembra in ogni caso sotto controllo.
“L’India – dice – si sta muovendo rapidamente per contenere un’epidemia”.

La situazione in India e i precedenti
Secondo quanto riporta la testata britannica The Independent, citando l’agenzia di stampa Press Trust of India, nello Stato del Bengala Occidentale sono stati segnalati inizialmente i casi di infezione che hanno colpito 2 infermieri, un uomo e una donna che lavorano in un ospedale privato di Barasat, vicino alla capitale dello Stato di Calcutta, ricoverati, a quanto risulta, in terapia intensiva coronarica. A questi, si sono aggiunti all’inizio della scorsa settimana altri 3 casi: un medico, un’infermiera e un membro del personale sanitario. Le 100 le persone messe in quarantena dovranno stare in isolamento per 21 giorni. Tra le precedenti epidemie di Nipah, verificatesi anche in Bangladesh e nelle Filippine, particolarmente colpito lo Stato indiano del Kerala, con ben 10 epidemie negli ultimi 8 anni.

Nipah: conosciamolo meglio
Nipah è inserita dall’Oms tra le zoonosi, ovvero le malattie trasmesse all’uomo dagli animali, tra cui si indicano in particolare i pipistrelli della frutta e i maiali. La trasmissione può però avvenire anche attraverso il consumo di cibi contaminati, specie di origine vegetale come i prodotti di palme o alberi da frutto, o direttamente da persona a persona. L’infezione, che incuba per un periodo tra i 4 e i 14 giorni, potendo però arrivare in alcuni casi fino a 45 giorni, può evolvere in forma asintomatica e, non essendo ancora disponibile una cura specializzata, l’unica terapia possibile per i pazienti positivi è esclusivamente di supporto. Ancora Bassetti spiega che, in caso di infezione da Nipah, “la malattia si manifesta con alcuni sintomi iniziali come febbre, vomito e stanchezza, per poi evolvere in problemi respiratori e cerebrali”. Dopo gli iniziali sintomi aspecifici, nei casi più gravi si possono presentare infatti complicazioni gravi tra cui convulsioni, alterazione dello stato di coscienza ed encefalite, fino a provocare coma e morte.
Alberto Minazzi



