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Nabatele: una sinagoga volante illuminerà la laguna di Venezia

Nabatele: una sinagoga volante illuminerà la laguna di Venezia
rendering di Nabatele @Anna Kamyshan

Anna Kamyshan, architetta, artista e curatrice ucraina di origini ebraiche, trasforma l’idea di sinagoga in un’esperienza sospesa che diventa luogo di incontro tra memoria e immaginazione

Per la prima volta nella storia della Biennale di Venezia, una sinagoga si solleverà nell’aria, sospesa sopra la laguna, esposta alle forze atmosferiche, ma ben ancorata a terra, come una presenza delicata e sorprendente.
Nabatele, l’installazione di Anna Kamyshan, è una mongolfiera sospesa, un corpo leggero che entra a far parte del paesaggio lagunare, dialogando con l’acqua, la luce e il cielo della città.
L’opera, presentata come evento collaterale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia 2026 all’ Yiddishland Pavilion. Non un padiglione nazionale, ma un progetto curatoriale indipendente che esplora la cultura yiddish, le pratiche artistiche diffuse e i temi della diaspora offrendo una prospettiva nuova sulla mobilità culturale e proponendo un dialogo tra memoria collettiva e arte contemporanea.

La luce sospesa come simbolo di speranza

Nabatele (“allarme in momenti di pericolo”) si innalzerà fino a venticinque metri sopra l’acqua come un aerostato a doppio strato riempito di elio e fluttuerà tra acqua e cielo (a seconda delle condizioni meteo) “esplorando la tensione tra gravità e galleggiamento, lo sforzo gentile nell’esistere sradicati – spiega l’artista -. Rimane un mistero sapere se la struttura abbia mai avuto radici o fondamenta, o se si sia sempre librata sopra la terra: se cerchi un luogo dove posarsi o se invece preferisca la propria autonomia aerea. La luce costante delle finestre della sinagoga – conclude- simboleggia per me  quella fiamma interiore che non viene spenta da nessuna turbolenza e che persiste nell’instabilità”.

Nabatele
Anna Kamyshan

Il rimando è all’ Ascensione del pallone aerostatico a Venezia” (1784) del pittore veneziano Francesco Guardi, che documenta un evento reale: nel 1784, infatti, a Venezia si svolse una delle prime dimostrazioni di mongolfiera in Italia, poco dopo l’invenzione dei fratelli Joseph‑Michel Montgolfier e Jacques‑Étienne Montgolfier in Francia.
La città accorse in massa ad assistere allo spettacolo, come nell’opera si vede nella folla elegante che riempie il primo piano.

Una casa volante tra radici e immaginazione

La sinagoga è infatti illuminata come se l’edificio fosse abitato, evocando il Ner Tamid – la lampada eterna – trasformando la struttura in un faro sospeso visibile la notte in ogni parte della città.
La parte inferiore, una roccia abitata da radici e pietre, richiama la connessione con la terra e le radici storiche della comunità, come se Nabatele emergesse contemporaneamente dall’acqua e dalla memoria.
“Il mio lavoro, insieme ai suoi molteplici significati spirituali e concettuali, rappresenta un fragile senso interiore di luce e amore che tutti noi portiamo con noi nella vita, qualcosa di particolarmente rilevante in questi tempi bui –aggiunge  Anna Kamyshan -. Guardare l’immagine magicamente infantile di una casa volante può far sorridere chiunque, indipendentemente da età, background o credo”.

Nabatele
rendering di Nabatele@Anna Kamyshan

 

Venezia, città di sogno sospeso

La collocazione è studiata per trasformare l’intera prospettiva della laguna: di fronte all’isola di San Giorgio Maggiore e in asse con San Marco, Nabatele entra nel tessuto urbano, diventando parte del paesaggio e identificando in Venezia una città di sogno sospeso, dove la storia, la spiritualità e l’arte convivono in un’unica esperienza.
Dopo Venezia, Nabatele continuerà il suo viaggio, portando la sua presenza luminosa nei principali centri della diaspora ebraica: Berlino, Varsavia, New York, Londra e oltre. In ogni città, l’opera continuerà il suo dialogo tra memoria e immaginazione, trasformando la diaspora in esperienza vivente e condivisa.
Curata da Yiddishland Pavilion in collaborazione con il Museum of Jewish Montreal, l’opera dimostra come l’arte possa trasformarsi in memoria sospesa, in un corpo che vola, illumina e attraversa i confini.
“Il progetto è un punto di connessione duraturo – anticipa Alyssa Stokvis-Hauer, direttrice artistica del Montreal Jewish Museum – Nabatele mira ad ampliare la propria risonanza culturale, come una piattaforma di dialogo e scambio tra comunità e culture, obiettivi che si armonizzano con quelli del nostro Museo”.

Consuelo Terrin

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