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MUSICA MAESTRO!

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È tornato protagonista in Serie A, diventando l’ago della bilancia del gioco orogranata. Luca Vitali, regista dell’Umana Reyer racconta la sua nuova dimensione di play e uomo-squadra. E rilancia: «Abbiamo ancora ampi margini di miglioramento»

Ho fatto un provino per lo Zecchino d’Oro all’età di sette anni. Cantai qualcosa del tipo “Nonno Superman”. Non andò benissimo e mi scartarono. Non ero granché portato per il canto …». Forse la carriera parallela di voce solista non farà al caso suo, ma potrà sempre provare a reinventarsi direttore d’orchestra, vista la sicurezza con cui sta dettando tempi e modi del gioco orogranata. La rinascita di Luca Vitali, playmaker dell’Umana Reyer 2013-2014, continua anche a Venezia, dopo il ritorno ad alti livelli in quel di Cremona della scorsa stagione.
Quando spopolava nei campionati giovanili con la maglia della Virtus Bologna, di lui dicevano che era un ragazzino che giocava con lo sguardo del veterano. Oggi, all’età di ventisette anni ha già alle spalle una carriera che vale tre di quelle di molti normali giocatori. Troppo giovane per il suo talento prima, e troppe aspettative dopo, per un ragazzo al quale a ventidue anni vengono addirittura affidate le sorti del progetto Armani-Olimpia, che rappresenterà la prima di una serie di esperienze entusiasmanti (vedi i 32 punti ad Atene contro il Panionios decisivi per l’accesso alle Top 16 di Eurolega), ma anche tremendamente sofferte, che ne condizioneranno il processo di crescita. Anche a Roma, altra piazza sotto costanti e impietosi riflettori, Luca arriva accompagnato da squilli di tromba. Ad attenderlo due stagioni di paurosi alti e bassi, spezzate da una polmonite (contratta giocando febbricitante per alcune partite) che ne pregiudica il successivo rendimento. Nessuno rappresenta in maniera più esaustiva prospettive e contraddizioni del giocatore di talento italiano degli ultimi dieci anni, stretto tra un processo di crescita che non arriva e un mercato globalizzato nel quale la gran parte delle società per molti anni si sono mosse per ottenere, attraverso l’ingaggio di stranieri, il massimo del risultato con il minimo dispendio. Adesso, svoltata la boa dei venticinque anni, è – insieme ad altri ragazzi della sua generazione che rischiavano di perdersi, come Daniel Hackett e Andrea Cinciarini – uno degli esponenti di quella “nouvelle vague” azzurra che, dopo il positivo Europeo in Slovenia, dovrebbe riportare in alto la Nazionale insieme al poker di stelle americane formato da Bargnani, Belinelli, Datome e Gallinari.
Di se stesso ha detto di sentirsi diverso da come la gente lo ha visto per tanto tempo, ma ha anche ammesso di essere stato troppo rigido e che qualche volta avrebbe dovuto fermarsi prima che certe situazioni si complicassero. Poi è arrivato il tempo della serenità. «A Cremona l’anno scorso ho ritrovato il sorriso, la possibilità di divertirmi giocando, quella che mi era mancata gli anni prima. E qui a Venezia questo momento positivo sta continuando. Ho trovato un bell’ambiente, familiare e allo stesso tempo professionale. In più siamo un bel gruppo, a fine allenamento ci tratteniamo a lungo insieme, ci piace un sacco scherzare tra di noi». La sua maturazione tecnica lo ha portato a ritrovare totale confidenza nelle vesti di playmaker, ruolo che ha sempre considerato suo, ma che ha riconquistato arrivandoci da un versante diverso: adattandosi lui per primo al contesto, piuttosto che il contrario. «All’inizio della mia carriera volevo giocare play, perché era il ruolo che sentivo più mio. Con il tempo ho capito di poter essere utile alla squadra anche facendo cose diverse, coprendo ruoli differenti. Adesso sono io ad adattarmi alle esigenze della squadra».
Dietro al cambio di rotta della formazione lagunare, in seguito all’arrivo del nuovo timoniere Zare Markovski, c’è senz’altro l’incondizionata fiducia che Vitali ha ricevuto dal coach macedone. Un’investitura tecnica e personale che ha rappresentato uno dei pilastri del nuovo corso reyerino. «Io sono solo uno dei componenti di un gruppo che tutto assieme ha fatto un salto di qualità. Con Zare ho uno splendido rapporto. Ci confrontiamo quotidianamente. E poi è un tecnico di grande esperienza. Ha comunque dato gerarchie precise, in un momento di emergenza. E questo è stato molto importante».
La formazione lagunare è riuscita così a conquistare un traguardo che solo poche settimane prima sembrava poco più che un miraggio, visti anche gli infortuni di capitan Rosselli e di Giacchetti. «C’è voluto del tempo per conoscersi. Alcuni di noi sono arrivati tardi per gli impegni in nazionale. Al suo arrivo Zare ha insistito molto sull’aggressività, soprattutto mentale e sono arrivate subito due vittorie pesanti contro Milano e Virtus Bologna che ci hanno dato molta fiducia. La cosa bella è che adesso siamo un gruppo e si è visto con la “remuntada” che abbiamo fatto, qualificandoci per la Coppa Italia».
L’ottavo posto raggiunto al termine del girone d’andata è stato senz’altro un passaggio intermedio importante e meritato, ma ciò non toglie che molti aspetti della squadra devono migliorare se si vorrà tagliare il traguardo dei playoff al termine della stagione regolare. «Dobbiamo crescere nella capacità di limitare gli errori. Nel corso di una partita facciamo molte cose positive, ma anche tante evitabili. Penso alle palle perse, a certi tiri forzati. È soprattutto in questa direzione che dobbiamo maturare».
Il girone di ritorno potrebbe anche sovvertire radicalmente le posizioni maturate al termine di quello d’andata, considerando l’estremo equilibrio che tutt’ora pervade la Serie A. Ad ogni modo il bilancio complessivo della prima parte di stagione, secondo Luca Vitali, è questo. «Brindisi è stata senz’altro la vera rivelazione. Però mi hanno favorevolmente colpito anche la capacità di Sassari di crescere gradualmente ma costantemente ogni anno e quella di Cantù di rimanere ai vertici pur nella necessità di dover cambiare. Per quanto riguarda i singoli giocatori, ritengo che l’inizio di Hackett a Siena sia stato qualcosa di veramente importante. In quel frangente è stato davvero dominante». Ma non provate a chiedergli se Milano, con l’innesto di Lawal e l’arrivo in corsa di Hackett, costringerà le altre squadre a gareggiare solo per la seconda piazza. «No, nessuno gioca per arrivare secondo. L’obiettivo di ogni giocatore quando scende in campo è quello di vincere. E basta».
Vitali è dell’idea che un regista italiano sia in grado di comprendere meglio, rispetto ai colleghi stranieri, i compagni, la squadra, l’ambiente nel suo complesso ed è questo uno dei motivi dell’ottima stagione sua a Venezia, di Cinciarini a Reggio Emilia, di Hackett a Siena e Milano. Questo il suo pensiero sull’Umana Reyer e su Venezia. «Ho trovato un ottimo ambiente. C’è molto calore, un palazzetto sempre esaurito, un pubblico che sostiene la squadra, in casa e in trasferta. Non avverti la polemica, non c’è disfattismo, ma una sensazione di positività. E questa si raggiunge quando squadra, staff, società trasmettono all’esterno unione d’intenti». Si vede che dopo Cremona ha una gran voglia di fare gruppo, di essere il collante dello spogliatoio, avendo compreso negli anni l’importanza di una squadra compatta. «La vera sorpresa che ho trovato qui, è il gruppo. Così rinnovato eppure subito affiatato. Ho un ottimo rapporto ad esempio con il mio compagno di stanza Andre Smith, ma anche con Linhart, Taylor, Easley fino a quando è stato qui, e un po’ con tutti gli altri ragazzi». Che abbia voglia trasmettere positività in ogni situazione lo si intuisce anche dai divertenti (e divertiti) “dietro le quinte” che regala sul web attraverso i social media, di cui fa un uso simpatico e misurato. Oggetto delle attenzioni sue e dei compagni è spesso l’istrionico Andre Smith. «Lo abbiamo soprannominato “Gipsy”, per via del suo stile non esattamente elegantissimo, in particolare per la sua mania di andare in giro in ciabatte sempre e comunque. Ho dovuto invitarlo fuori a cena per fargli mettere un paio di scarpe. Gli avevo espressamente vietato di presentarsi in ciabatte e lui per fortuna ha mantenuto fede alla promessa».
Dagli scherzi alla musica, Vitali trova sempre un motivo per legare con i compagni. Più di qualche volta è stato visto aggirarsi con una chitarra in mano insieme a Linhart. «Con Nate avevamo iniziato a mettere su un gruppo rock. Il problema è che ci mancava una voce solista credibile. È difficile mettere in piedi una band senza uno che sappia cantare per davvero. Volevano che fossi io a cantare. E io non posso di certo: vorrei ricordare che da piccolo mi avevano scartato allo Zecchino d’Oro…».
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Luca Vitali

Nato a San Giorgio di Piano (BO), il 9 maggio 1986, Luca Vitali è da questa stagione sportiva un giocatore dell’Umana Reyer Venezia. Play-guardia di 201 cm, ha giocato in precedenza, sempre in serie A, a Cremona, Siena, Montegranaro, Milano, Roma e Virtus Bologna collezionando presenze importanti nel Campionato italiano e in Eurolega. Da tempo nel giro della Nazionale, ha partecipato l’estate scorsa ai campionati Europei con la maglia azzurra.

 

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