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MOMENTI DI GLORIA

MOMENTI DI GLORIA


 
Nane Vianello è da poco entrato nella Hall of Fame della pallacanestro italiana, massimo riconoscimento nazionale. Il più grande campione della scuola reyerina racconta, con garbo e ironia, i successi e i ricordi. «Avevo detto di sbrigarsi a nominarmi. Il tempo passa in fretta alla mia età… »
I“vecchi” che fanno parte della commissione, mi avevano già anticipato l’intenzione di nominarmi. Allora ho detto a Gamba “Bene. Ma cosa aspettate? Il tempo passa anche per me…”». Non poteva mancare una proverbiale punta di ironia nell’apprendere della sua entrata nella Hall of Fame della pallacanestro italiana, annunciata lo scorso dicembre e ufficializzata con la premiazione del mese di aprile a Milano. Così Nane Vianello racconta l’ennesima consacrazione della sua carriera cestistica, partita da Venezia oltre cinquat’anni fa. Ora è tra i più grandi di sempre. Con tutti i crismi dell’ufficialità. In quell’“Arca della gloria”, istituita della Federazione pallacanestro, è entrato di diritto il talento forse più fulgido della scuola cestistica veneziana, custodita da quasi un secolo sotto le insegne della Reyer.
NELLA STORIA
La “Hall of Fame” è una sorta di empireo sportivo, in cui fissare per sempre la memoria di quanti hanno fatto la storia di una determinata disciplina. Tuttavia l’origine di questa istituzione è extra-sportiva. La prima infatti fu quella dedicata ai grandi personaggi della storia americana, fondata nel 1900. Nel 1939 invece viene istituita la hall of fame del baseball (la prima a carattere sportivo) e nel 1959 quella della pallacanestro, intitolata all’inventore del gioco, James Naismith e con sede a Springfield nel Massachussets, dove il basket fu inventato nel 1891. Bisogna arrivare al 2006 per veder nascere ufficialmente la galleria del basket tricolore, creata dalla federazione per «assegnare uno speciale riconoscimento a personaggi o club storici che si sono particolarmente distinti per la diffusione e lo sviluppo della pallacanestro italiana» come recita il regolamento. Farne parte è un privilegio che spetta solo ai più grandi, come testimoniato dai requisiti necessari per essere nominati dalla commissione. Condizione preliminare è di aver cessato l’attività da almeno cinque anni. La categoria atleti ed atlete riserva l’assegnazione solo a quanti «si siano particolarmente distinti in campo nazionale ed internazionale, con almeno settanta presenze nella massima rappresentativa maschile […], oppure che abbiano vinto con il proprio club un titolo italiano di Serie A, o una coppa europea, o che abbiano conquistato almeno una medaglia in una competizione internazionale per nazioni (Europei, Mondiali, Olimpiadi)».
I SUCCESSI
Tutti requisiti che Vianello ha superato abbondantemente, eccezion fatta per quella medaglia internazionale che è forse l’unico rimpianto della sua straordinaria avventura sportiva. «So che hanno preso in considerazione un po’ tutta la mia carriera. Dai trofei vinti, alle partecipazioni alle manifestazioni internazionali, fino alle imprese individuali. Di sicuro aver vinto la prima Coppa Campioni ha avuto un suo peso. Ma non è un premio per una singola circostanza, bensì un riconoscimento ad un’intera carriera. Per questo fa un enorme piacere averlo ricevuto». Il successo del 1966 con la Simmenthal Milano è senz’altro una delle pietre miliari del basket italiano. E nel primo trionfo europeo della pallacanestro tricolore Vianello fu protagonista assoluto. Basti ricordare la prestazione balistica contro il Real Madrid in semifinale, con 40 punti personali, all’epoca un bottino inusitato. E i determinanti 21 punti in finale contro lo Slavia Praga. Ma quel che più colpisce sono la naturalezza e la modestia con le quali Vianello racconta ancora oggi quelle imprese. «Se mi guardo indietro non posso certo dire di avere rimpianti. Intanto perché ogni carriera ha i suoi alti e bassi e bisogna accettarla per quello che è stata. E poi perché con tutti i successi che ho ottenuto, ho davvero poco da lamentarmi. Ecco, magari l’ambizione sarebbe stata di vincere un’Olimpiade. Ma quello è davvero un sogno che pochissimi possono realizzare al mondo. Ma se proprio dobbiamo trovare un filo di rimpianto è quello legato ai Giochi di Roma ’60. La medaglia di bronzo era davvero alla portata. Ci sfuggì solo per un episodio sfortunato nella partita per il terzo e quarto posto nella semifinale contro il Brasile».
 
UN’ALTRA EPOCA
Ironia, semplicità e un distacco per nulla artefatto. Tutti elementi che derivano senz’altro da una carriera sì memorabile, ma ben lontana dalle luci della ribalta che – per molto meno – vengono riservate agli sportivi dei nostri giorni. Ed è così che si conserva nitida anche la memoria di un’altra pallacanestro e di un’altra Italia. «Con Sandro Gamba, che fa parte della commissione, ci sentiamo regolarmente anche a distanza di anni. Il legame è rimasto. Del resto era uno “della famiglia” a Milano. Non solo è stato mio compagno di squadra e allenatore, come vice di Rubini, ma anche collega. Insieme a lui lavoravo per la Simmenthal negli anni Sessanta, mentre giocavamo per l’Olimpia. All’epoca tutti lavoravamo, bisognava imparare un mestiere per il futuro. Mi ricordo che la mattina accompagnavamo i rappresentati nei negozi di Milano a proporre i prodotti della Simmenthal. Il pomeriggio ci si allenava e poi la sera al massimo andavamo al cinema. Altro che dolce vita…».
GLORIE REYERINE
Eppure Vianello non è il solo reyerino insignito del più prestigioso riconoscimento nazionale. Prima di lui, altri due personaggi della storia granata erano già entrati a far parte della Hall of Fame. Nel 2010 infatti questo onore è toccato a Tonino Zorzi, nella categoria degli allenatori; e a Sergio Stefanini, stella dei due scudetti reyerini del ’42 e ’43, premiato alla memoria. «Sono entrambe due figure che hanno fatto cose straordinarie per la nostra pallacanestro. Zorzi è rimasto sull’onda per tantissimi anni come allenatore. Non sono riuscito a veder giocare Sergio Stefanini. Smise abbastanza presto, iniziando a lavorare con successo insieme a Bogoncelli, il presidente dell’Olimpia. Lasciò in ogni caso un’impronta importante in questo sport. Me lo ricordo come una persona in gamba, molto intelligente». Tracce di granata si trovano associate anche ad altri due dei nominati dell’ultima edizione. Orgoglio e commozione infatti hanno attraversato gli appassionati veneziani al nome di Sauro Bufalini. Il pivot pisano, per quattro stagioni colonna della Reyer dei primi anni Settanta, è stato premiato alla memoria proprio poche settimane dopo la sua scomparsa. Emozione ha destato anche il riconoscimento a Dido Guerrieri, uno degli allenatori più importanti del basket italiano, sulla panchina veneziana nel 1979-’80 in A2, al primo anno dell’era Carrain.
VERSO IL FUTURO
Per la Reyer è un 2012 denso di ricorrenze storiche, ma anche di presagi beneaugurati per il futuro. Come la convocazione di Daniele Magro in azzurro. A lui va il pensiero di Vianello, che con la maglia della Nazionale ha collezionato 134 presenze, totalizzando oltre 2.000 punti. «I segnali che vengono dalla Reyer sono tutti positivi. Il fatto che Magro sia in Nazionale non fa che impreziosire questo momento magico. E soprattutto si rinverdisce l’antica tradizione reyerina, che per tanti anni ha lanciato giocatori in grado di esprimersi ai massimi livelli. E non dimentichiamo che ci sono tanti ragazzi reyerini anche nelle nazionali giovanili. Questo fa ben sperare per il futuro del vivaio veneziano, per il quale si stanno facendo davvero grandi sforzi». I successi sono sì arrivati lontano dalla laguna, ma ai colori oro e granata Vianello è rimasto legato con immutato affetto, seguendo in prima persona la parabola della squadra che in pochi anni è passata dalla B alle vette della massima serie. Facile immaginare la sua emozione nel vedere la Reyer sfidare Milano in occasione degli ultimi playoff, al termine di un’annata storica. Ma il futuro è dietro l’angolo. E il pensiero finale è dedicato alla stagione alle porte. «Potrebbe essere davvero un’altra annata speciale. Anche perché si ritorna al Taliercio. Staremo tutti un po’ più stretti, ma sono certo che si vivrà un’atmosfera davvero unica».
DI ALESSANDRO TOMASUTTI


GABRIELE “NANE” VIANELLO 
Soprannomi: Toni, Nane • Data di nascita: 6 maggio 1938 • Luogo: Mestre Venezia • Trofei e riconoscimenti: 5 Scudetti (1 Varese 1961; 4 Milano 1963, 1965,1966,1967) • 1 Coppa dei Campioni (Milano 1966) • Nominato nella Hall of Fame della pallacanestro italiana (2012)
Campionato Serie A: 251 presenze* • 5024 punti realizzati • 15 tornei disputati
Nazionale: 127 presenze • 1080 punti realizzati •
3 partecipazioni ai Giochi Olimpici (Roma ’60, Tokyo ’64, Città del Messico ’68) • 2 partecipazioni ai Mondiali (Brasile ‘63, Uruguay ‘67) • 3 partecipazioni agli Europei (Polonia ’63, URSS ’65, Finlandia ’67)
Record: 67 punti in Simmenthal Milano – Pallacanestro Treviso 133-86 (17 febbraio 1963):
5° prestazione individuale di sempre in Italia
Con la Reyer: 134 presenze (12°) • 2060 punti (6°)
2 volte al 4° posto in Serie A (1968-’69, 1971-’72)
2 volte al 5° posto in Serie A (1969-’70, 1970-’71)
* Relative ai campionati con Milano e Venezia.
Non rilevate quelle con Motomorini Bologna e Varese.
 

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