I misteri di Venezia: viaggio nei sotterranei delle cripte

Cripta di San Marco: recinto che divide gerarchicamente l'area del sacello dal resto della cripta (per cortesia Chartesia Editore)
Nella foto in alto: Cripta di San Marco: recinto che divide gerarchicamente l’area del sacello dal resto della cripta (per cortesia Chartesia Editore)

Chi non conosce Venezia? Un po’ tutti, sicuro.
Eppure, ci si perdoni il gioco di parole, c’è una Venezia che conoscono ancora in pochi.
È la Venezia delle cripte, spazi fondamentali nella struttura architettonica di molte chiese. Luoghi nascosti perché sotterranei, ma non per questo meno ricchi di fascino e arte rispetto a quei presbiteri di cui sostengono, nel vero senso della parola, il peso. Spazi, pensati originariamente per conservare e preservare le reliquie dei santi protettori cui le chiese erano dedicate, a lungo dimenticati, spesso sfregiati da incuria e acque alte. Realtà che, riscoperte in un’ottica di rinnovata attenzione, disvelano oggi tutto il loro potenziale di mistero e attrattiva.

Cripta di San Simeon Piccolo: veduta dalla porta nord-est dell’incrocio principale con il busto dipinto di San Matteo evangelista (per cortesia Chartesia Editore)

 

IL LIBRO

A fornire questa prospettiva decisamente insolita per “leggere” la città lagunare è ora un libro, intitolato appunto Le cripte di Venezia – Gli ambienti di culto sommersi della cristianità mediavale.
Scritto in doppia lingua, italiano e inglese, il volume è curato da Manuela Zorzi per la trevigiana Edizioni Chartesia, con introduzione dell’ex rettore dello IUAV Amerigo Restucci ed è stato presentato ufficialmente all’Ateneo Veneto.
Un viaggio di chiesa in chiesa, dalle più famose a quelle più dimenticate. La Basilica di San Marco e la chiesa di San Zaccaria. San Lorenzo e San Pietro di Castello. San Simeon Piccolo e le chiese costruite o ricostruite nel XVI secolo. E poi le chiese monastiche. San Geremia e il suo misterioso cunicolo. Ma anche i sotterranei della Ca’ di Dio. Tutte realtà che hanno molto da disvelare e altrettanto da raccontare. Con il testo e, ancor prima, attraverso le numerose immagini che arricchiscono il volume.

 

La copertina del libro “Le cripte di Venezia” (Chartesia Editore)

LE CRIPTE: SAN MARCO

Michela Agazzi, che ha scritto il capitolo su San Marco (“Da cappella palatina a cripta contariniana”) racconta la storia della Basilica descrivendola attraverso le sue opere d’arte e rivelandone aspetti e prospettive che sfuggono a una visita superficiale. “L’altare era il fulcro della liturgia sacra e di Stato”, ricorda l’autrice. Che poi sottolinea come “sulla datazione della cripta, delle sue strutture e degli elementi che la qualificano non c’è concordia” E soprattutto che “nel 1569 si decise di chiuderla” e solo dall’inizio del XIX secolo, con il cambio radicale della situazione politica e istituzionale, con il cambio dell’utilizzo di San Marco, iniziarono le attività di recupero anche della cripta. Che, nella versione attuale, “è un residuo della chiesa altomedievale”.

LE CRIPTE: SAN ZACCARIA

Il capitolo su San Zaccaria è stato scritto invece da Gianpaolo Trevisan. Una cripta, quella della chiesa, che più volte l’anno è allagata dall’acqua alta. La ricostruzione della sua storia parte proprio dalla relazione tra la città e la figura del santo, il cui corpo arrivò in Laguna “plausibilmente traslato da Giustiniano”. Il fatto che la chiesa ospitò “importanti reliquie e soprattutto corpi santi” fa presupporre l’aggiunta di una cripta nell’XI secolo. Cripta del tipo “a sala” o “a oratorio” e “i suoi caratteri architettonici complessivi hanno il loro punto di riferimento nella cripta della basilica di San Marco”.

Interno della cripta di San Zaccaria (per cortesia Chartesia Editore)

LE CRIPTE “DIMENTICATE”

 

Le definisce così la stessa curatrice, Manuela Zorzi. Si tratta di quelle delle chiese di San Lorenzo e San Pietro di Castello. L’ultima campagna di scavo, a San Lorenzo, risale agli anni tra il 1993 e il 1996 e ha confermato una datazione successiva all’incendio del 1106.  Anche in questo caso risultano “interessanti analogie” con la cripta di San Marco, “sia nelle caratteristiche della copertura sia nell’articolazione planimetrica”. Quanto a San Pietro, il libro ricorda le tante leggende legate alla chiesa, a partire da quella del vescovo Magno, “vicenda su cui si fonda il mito di Venezia”.

La cripta di San Geremia (per cortesia Chartesia Editore)

 

ALTRE CRIPTE

In bilico tra storia e architettura, il libro prosegue con le storie di altre chiese (e delle relative cripte) della città storica. A curare il capitolo su San Simeon Piccolo (intitolato “Genesi e metamorfosi di una pseudo-cripta”) è Meital Shai. Katia Martignago e Simone Piaser si occupano delle chiese con una storia “più recente”: Santa Maria dei Miracoli, San Fantin, San Giovanni Elemosinario (con le sue tombe dipinte). La prima, da sola, racconta anche i sottocori di Redentore, Salute e Tolentini, chiese monastiche sorte “nel clima religioso creatosi in seguito alla Riforma protestante e al Concilio di Trento”, che offrirono anche “indicazioni riguardanti l’aspetto più consono agli edifici religiosi”. Il libro, infine,  conclude con due capitoli particolari: quello (firmato da Martignago e Zorzi) intitolato “Un suffragio, una cripta e un misterioso cunicolo”, dedicato a San Geremia. E quello, scritto sempre per mano della curatrice del volume, sui sotterranei della “Casa di Dio” (meglio nota ai Veneziani come Ca’ di Dio), ospizio per infermi risalente nella prima edificazione alla metà del secolo XIII.

Pagine ricche di ricostruzioni storiche in grado di stimolare immaginazione e curiosità. Quella che si può soddisfare con una visita “diversa” a una Venezia che non finisce mai di stupire.

 

 

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