L’informativa della presidente del Consiglio alla Camera traccia la rotta per l’ultimo anno di legislatura e affronta i temi caldi, dalla crisi energetica a guerra ed equilibri internazionali
“Ho molti difetti ma non sono una persona abituata a scappare. Non scappo da missioni sconsigliabili per ragioni di sicurezza, non scappo dalle responsabilità, sono abituata a metterci la faccia”.
Così, nella sua informativa sull’azione del Governo di questa mattina, 9 aprile 2026, a Montecitorio (a cui seguirà, alle 13, un analogo intervento a Palazzo Madama), la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha confermato la linea che porterà l’Esecutivo a completare la legislatura fino al termine del mandato.
Sul tema dell’eventuale opportunità di dimettersi dopo l’esito del referendum, la premier ha infatti spiegato: “Sarebbe convenuto sul piano tattico, ma ci siamo presi l’impegno per governare per 5 anni. Non scapperemo, non indietreggeremo, governeremo come fanno le persone serie”.
“A chi guarda con scetticismo – ha proseguito – risponderemo con i fatti. A chi spera nel nostro fallimento risponderemo con determinazione. A chi getta fango risponderemo con l’orgoglio di chi può ancora permettersi di guardare tutti gli altri negli occhi. Il Governo c’è, farà la sua parte, ogni ora di ogni singolo giorno, fino all’ultimo. E quando quel giorno arriverà, se avremo agito così, non avremo alcuna ragione di temere il giudizio del popolo sovrano”.
Né, ha espressamente escluso Meloni, ci saranno rimpasti di Governo. “Non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose – ha aggiunto – che spostano il dibattito dalle soluzioni necessarie per i cittadini, alle polemiche utili per i partiti. Sgomberato il campo, colleghi, vi sfido sulla politica, sulla vera politica. Vi sfido a un dibattito nel merito”.
I temi caldi dell’agenda di Governo
Un “merito” che Giorgia Meloni ha subito dopo esemplificato, citando i temi più scottanti dell’attualità. Ovvero crisi internazionale e approvvigionamento energetico. Ma il confronto sul merito riguarderà anche “un’Europa che non riesce a recuperare una rilevanza reale” e poi la ricerca di “come mettere l’economia al riparo in un mondo sempre più caotico” o “dove prendere e dove mettere le risorse”. “Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha”, ha concluso il concetto.
Tra le riflessioni principali esposte della presidente del Consiglio nell’informativa, particolarmente significativa l’idea secondo cui “qualora la crisi dei prezzi energetici dovesse subire un’ulteriore escalation a causa del conflitto in Medio Oriente, l’Europa dovrebbe intervenire. Non dovrebbe essere un tabù ragionare sulla sospensione del patto di stabilità e crescita: non una deroga, ma un provvedimento generalizzato, come ai tempi del Covid”.
Ancora, riguardo alla guerra, Meloni ha evidenziato che “siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace, che deve essere perseguita con determinazione”, ha confermato che “condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco” e ha auspicato il “pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione”.
E, sugli equilibri internazionali, la premier ha ricordato che “la collocazione dell’Italia non l’ha inventata questo Governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte. La posizione italiana, nella crisi iraniana, è stata esattamente la stessa dei principali Paesi europei”. Con un invito all’Europa: “La storia bussa, e l’Europa è chiamata a non fallire questo banco di prova. E, per farlo, deve saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce”.
Il programma dell’ultimo anno di Governo
Il discorso della premier ha guardato anche al medio-lungo periodo, aprendo anche alle proposte dell’opposizione. Intanto, ecco l’annuncio che “compatibilmente con il quadro della finanza pubblica, continueremo a lavorare per ridurre il carico fiscale a cittadini, famiglie e imprese, anche anche con la prossima Legge di bilancio”. Inoltre, “l’Italia rimane pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche“.
Altro annuncio atteso: “Anche in vista della ricorrenza del 1° maggio, il Consiglio dei ministri approverà, finalmente, i provvedimenti necessari alla realizzazione, in Italia, di quel vasto “Piano casa” a cui stiamo lavorando da tempo. Un piano robusto, imponente, strutturale, che ha come obiettivo quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100 mila case nei prossimi 10 anni”.
Sul fronte immigrazione, poi, l’analisi di Giorgia Meloni è che “certamente il cambio di passo c’è stato, anche se non ci basta. Abbiamo siglato accordi internazionali che prima non esistevano, abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo”.
“Grazie all’Italia – ha proseguito sul tema – è cambiato l’approccio dell’intera Europa al governo dei flussi migratori. Ora è necessario consolidare questo approccio, e renderlo stabile e strutturale. Anche per questo, nell’ultimo disegno di legge sulla sicurezza, abbiamo previsto la possibilità di attivare, in caso di conclamata necessità, un blocco navale temporaneo al largo delle nostre coste”.
Giustizia tra referendum e riforma
L’informativa era partita dall’analisi della vittoria dei “no” al referendum sulla giustizia. “La nostra coscienza – è stata la prima riflessione di Meloni in merito – è a posto: la riforma della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani. L’auspicio che formulo è che il cantiere di questa riforma non venga abbandonato, perché i problemi sul tappeto rimangono e abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose ed efficaci, possibilmente in un clima di collaborazione”.
“L’Italia – ha quindi ricordato – ha visto una grande partecipazione al voto. È stato un confronto serrato, non sempre nel merito, con un esito chiaro. E noi rispettiamo sempre l’esito. Rimane il rammarico di aver perso l’occasione: per noi la riforma della giustizia rimane una necessità. Il voto del referendum contiene anche un segnale che non intendiamo ignorare, ma piuttosto utilizzare in positivo. Il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta. E intendiamo andare avanti anche sulla proposta di legge per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi”.
Alberto Minazzi



