Convocazione straordinaria del Consiglio supremo di Difesa. Ecco perché
L’Italia non è in guerra, continuano a ribadire i vertici del nostro Governo.
Ma questo non vuol dire che non ci sia preoccupazione per l’evoluzione della situazione in Medio Oriente e per i possibili effetti che possono derivare dalla crisi internazionale. L’ultima conferma in tal senso è la convocazione straordinaria del Consiglio supremo di difesa da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’appuntamento è fissato alle ore 10 di venerdì 13 marzo al Quirinale, dove all’ordine del giorno ci sono proprio questi aspetti legati al conflitto in Iran. Le preoccupazioni, del resto, sono condivise tra Colle e Palazzo Chigi, da dove la premier Giorgia Meloni si sposterà nel vicino Parlamento mercoledì 11 per presentare le sue comunicazioni, in un discorso in cui potrebbe illustrare anche gli interventi ipotizzati per mitigare gli effetti economici prodotti, in particolare sui prezzi di gas e carburanti, dalla guerra in atto.
Il Consiglio supremo di difesa
Mattarella, nel ruolo di comandante delle Forze armate attribuitogli dalla sua carica di presidente della Repubblica, presiede il Consiglio supremo di difesa, organo previsto dall’articolo 87 della Costituzione. A questo Consiglio non è affidato il comando diretto delle Forze armate, bensì l’esame dei problemi generali politici e tecnici relativi alla sicurezza e alla difesa nazionale, con un ruolo di indirizzo e confronto politico. Le riunioni dell’organo, istituito nel 1950, avvengono di norma un paio di volte l’anno, ma possono essere convocate anche in forma straordinaria, come era avvenuto per esempio subito dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
I temi sul tavolo
Nel 2025, le riunioni erano state 3: a marzo per discutere di minacce spaziali e difesa comune europea; a maggio sul riarmo continentale e la partecipazione italiana alle iniziative di Nato e Unione Europea; a novembre con al centro la strategia di sicurezza nazionale e la discussione sul dodicesimo pacchetto di aiuti per l’Ucraina. Tra i temi al centro del prossimo confronto di venerdì, al quale, insieme a Mattarella e Meloni, parteciperanno alcuni ministri chiave (come quelli degli Esteri, della Difesa, dell’Interno, dell’Economia e delle Imprese) e il capo di Stato maggiore della Difesa, rientreranno invece l’assistenza agli alleati, sia tra gli Stati coinvolti nell’area di guerra, sia verso quelli europei e la Nato. Così come si parlerà anche dell’eventuale necessità di innalzare ulteriormente i livelli di guardia sul territorio italiano.
Gli ultimi sviluppi dal fronte
A poco più di una settimana dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele, è intanto arrivata, attraverso il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, la notizia positiva del rientro dell’emergenza per i turisti italiani bloccati nell’area del Golfo.
Dopo l’abbattimento di un missile balistico iraniano nello spazio aereo turco, che ha spinto la Nato a innalzare i livelli di guardia, erano invece cresciute le preoccupazioni sulla possibilità che missili a lunga gittata possano raggiungere anche le coste meridionali del nostro Paese. L’opinione internazionale a riguardo è però che l’Iran abbia ormai esaurito la dotazione di questo tipo di armi. In ogni caso, nelle ultime ore la Turchia ha dispiegato i Patriot nella base Nato di Malatya, sono proseguiti i raid su Teheran e un drone ha colpito un gruppo di oppositori iraniani nel Nord-Est di Erbil, mentre l’Iran ha attaccato nuovamente gli Emirati Arabi, si sono registrati un morto e diversi feriti in una zona residenziale di Manama, in Bahrein, e sarebbe stato colpito il quartier generale statunitense in Kurdistan.
Trump: “la guerra finirà presto”
Ieri, nel frattempo, il presidente Usa, Donald Trump, ha telefonato per un’ora con il presidente russo, Vladimir Putin, ribadendo la necessità di porre fine al conflitto in Medio Oriente, dichiarando poi, nella prima conferenza stampa dopo l’inizio del conflitto, che “la guerra finirà molto presto”. Al tempo stesso, però, Trump, in risposta ai giornalisti, ha aggiunto che l’attacco “potrebbe diventare ancora più aggressivo” nel caso in cui l’Iran cercherà di interrompere l’approvvigionamento energetico mondiale. La risposta dei mercati, nel frattempo, è decisamente altalenante, con i prezzi di gas e petrolio che prima sono ulteriormente saliti, ma in mattinata hanno fatto registrare una flessione.
Alberto Minazzi






